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1966 - La festa de "sos bajanos", 2a parte PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 09 Settembre 2009 19:50

Pubblichiamo la replica del parroco di Chiaramonti alla corrispondenza apparsa sulla Nuova Sardegna del 18 Agosto 1966 e inerente al programma della tradizionale "Festa de sos bajanos".

Nell'articolo si dava conto anche del fatto che, diversamente dal passato, quella festa la si sarebbe celebrata nella sola forma civile. Le funzioni religiose (vespro, messa cantata, predica e processione) erano state cassate dal programma per via di contrasti insorti fra lo stesso parroco e il comitato organizzatore.

Ecco, dunque la lettera, pubblicata sulla Nuova Sardegna del 31 Agosto 1966. (c.p.)



Signor Direttore,

ringrazio l'abile cronista Carlo Patatu, perché in una nota da Chiaramonti ha cortesemente ridimensionate "le inaccettabili ed eccessive richieste" da me presentate e già da lui sbandierate, a nome del comitato, in un manifesto. Ha, infatti, chiarito quali esse siano state: la presidenza effettiva, e non solo onoraria, del comitato di festa religiosa.

Una pretesa sola, quindi, e non molte, come il plurale pomposamente aggettivato sembra voler insinuare. Una sola. Ed ha pienamente ragione. Ed io, che non sono tagliato per fare il cronista saltuario, intravedo un suo tacito, benevolo consenso, dato che si astiene dal commentare, ricorrendo all'asserto "i fatti si commentano e da sé".

Ora, non saprei perché tale pretesa debba essere chiamata eccessiva ed inaccettabile, dato che, stando ai termini, l'eccesso suppone il valico di un limite e l'accettazione di una legge non è condizione essenziale per la sua validità.

Che una legge esista sulla presidenza, l'articolista lo sa da vecchia data. Ch'essa sia ancora valida e operante nella nostra diocesi, lo dimostra il fatto che tutti i comitati la hanno osservata; salvo naturalmente quello de sos bajanos. Il perché della contestazione lo si reperisce facilmente nella qualifica data alla festa di San Francesco Saverio e gentilmente spiegata per chi in Sardegna non capisce il sardo: de sos bajanos, dei celibi cioè.

Sos bajanos han bisogno di muovere ritmicamente i piedi, mentre sul palco l'orchestra, pagata profumatamente, diffonde le note di ben note canzonette. Ora la presidenza effettiva del parroco, voluta dal sinodo diocesano e non da ambizioni personali, comporta la sua firma nella domanda di licenza alla Questura ed il passaggio obbligatorio della domanda stessa in Curia per il nulla osta.

La trafila che la legge e la prassi richiedono, è chiaro, comprometteva la riuscita della festa, perché sarebbe svanita la possibilità di eseguire in piazza i cosiddetti "balli folcloristici" (il termine è usato artatamente per ottenere il permesso della Questura, dato che il folclore a Chiaramonti non esiste e, se esiste, mal si accorda con i ritmi moderni).

Il punto cruciale era questo. Lo scoglio è stato dichiarato insuperabile ed il comitato ha disposto, non saprei se all'unanimità, di spogliare la festa del suo carattere originario, "declinando ogni responsabilità in chi ha voluto la incresciosa situazione", perché ciò era in aperto contrasto con la volontà del popolo sovvenzionatore.

Non mi si venga poi a dire che era mio intento imporre la mia volontà "in qualunque momento e in qualsivoglia occasione". Questo è davvero ridicolo.

L'articolista, fratello di chi ambiva al ruolo di presidente, dimostra di essere troppo lontano dalla realtà o di aver capito male quanto i non lontani informatori gli avranno esposto.

La mia volontà, semmai, la avrei dovuta imporre alla stesura del verbale, ciò che non è avvenuto, perché il programma è stato accettato, esclusi i... balli folcloristici, per precedenti tassative disposizioni dell'Ordinario.

Ecco, dunque, le richieste eccessive ed inaccettabili che hanno dato origine alla festa civile. È il caso di dire, ed i lettori me ne daranno atto, che dalle gonfiate montagne è nato al solleone d'agosto il ridicolo topo! Il comitato ha indossate le gramaglie rendendo pubblico il suo rammarico e poi... si è divertito sull'asfalto, tra festoni, luci e melodie, alleggerendosi, a suon di orchestra, della responsabilità riguardo agli offerenti e al Santo.

A Carlo Patatu era toccata la invidiabile e bajana soddisfazione che le sue direttive, date in una determinata riunione, erano state ascoltate ed eseguite.

A me è rimasto l'umile onore di aver dimostrato a lui ed ai suoi fedeli che i Santi non si possono festeggiare se il parroco non occupa il posto che gli compete per legge e che ognuno deve riconoscergli.

Don Giovanni Maria Dettori - Parroco di Chiaramonti

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Ovviamente, il corrispondente della Nuova Sardegna non se n'è stato con le mani in mano.

Prese carta e penna, ha inviato al giornale una nota di risposta, come lettera al direttore, stampata nella settimana successiva. Noi la pubblicheremo fra qualche giorno. (c.p.)

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Novembre 2012 00:18
 

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