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Sa festa 'e sos bajanos: com'era, come non è più PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   
Giovedì 17 Settembre 2009 23:12

 

Intitolata a San Francesco Saverio (Javier 1506 - Goa 1552), la festa in suo onore la si celebrava, tradizionalmente, nella seconda decade di Ottobre.

Così annotava Giorgio Falchi, alla fine dell’80, in un manoscritto, a margine della trascrizione dei "gosos" in onore del santo protettore de "sos bajanos de Zaramonte".

I “gosos” sono opera del “cavaliere dottor medico chirurgo Francesco Maria Cossiga”, nonno paterno dell'omonimo presidente emerito della Repubblica, nonché cittadino onorario del Comune di Chiaramonti.

A organizzare la festa provvedevano tre "oberaios" , scelti fra i giovani scapoli del paese. Costoro avevano il compito, d'intesa col parroco, di fare la questua andando in giro per le case. Coi fondi raccolti, mettevano su un programma di manifestazioni cosiddette "civili", che facevano da corona alle funzioni religiose: vespri solenni, messa cantata e processione col simulacro del santo. Custodito nella chiesa del Rosario e portato in parrocchia per la circostanza.

La festa "civile" consisteva immancabilmente in due giornate di canti sardi: sabato sera, domenica pomeriggio e sera. Gli oberaios di turno facevano a gara ad accaparrarsi i migliori cantadores e chitarristi del tempo. Che erano loro ospiti per un paio di giorni. A pensione completa. Niente fisarmonica. Niente microfoni, né altoparlanti. Chi aveva fiato e voce li tirava fuori. Chi non ne aveva doveva soccombere, subendo i lazzi e la derisione del pubblico. Che nulla perdonava a quegli artisti generosi e naïf.

Il palco, allestito con tavole rustiche da muratore, sorgeva più spesso in piazza di chiesa; ma anche a S'Istradone (oggi piazza Repubblica). Rozzo ed essenziale, lo si adornava con un arco di canne verdi, dal quale pendeva una lampadina. Vi si accedeva arrampicandosi malamente su una scala in legno da muratore. Sovente incalcinata. Tutto qui.

Ricordo che, quand'ero ragazzo, raccoglievano consensi soprattutto i cantadores Cubeddu e Cabizza di Bulzi, Virdis di Castelsardo, Puxeddu di Sedini, i ploaghesi Desole e Nuvoli. Segnatamente se accompagnati dalla chitarra magica di Nicolino Cabizza, anch'esso ploaghese, artista bizzarro e intrattenitore irripetibile. Con le sue manone andava su e giù per la tastiera, pizzicandone le corde ed esibendosi in "picchiate" straordinarie passate ormai alla storia.

Gli appassionati seguivano attenti, seduti su sedie e sgabelli portati rigorosamente da casa. In mancanza di automobili, il silenzio intorno era generale. Appena interrotto dai commenti del pubblico, a conclusione di ciascuna 'oghe.

Questo schema s'interruppe nel 1963. Quando un gruppo di giovani innovatori ebbe l'idea di abbandonare il modello organizzativo degli oberaios, per passare la mano a un comitato di nove componenti, eletti fra i bajanos riuniti in assemblea in quello che, al tempo, era il cinema "Fontana". L'assemblea provvedeva pure, di anno in anno, ad aggiornare l'entità della quota che ciascun bajanu doveva versare al comitato per l'organizzazione del programma, comprendente funzioni religiose e festività civili. Una specie di "tassa sul celibato".

Ricordiamo che, in fase di prima attuazione di quel modello (nell'anno 1963), ci fu una polemica vivace fra i bajanos e il parroco. Fatta rientrare dall'intervento autorevole dell'arcivescovo di Sassari con l'aiuto del sindaco. La festa ebbe luogo nel rispetto della tradizione. Fu particolarmente solenne e partecipata. Con un programma anch'esso rivoluzionario. Che, in luogo dei soliti cantadores, prevedeva una serata di poetes, una straordinaria caccia al tesoro e, per concludere, l'esibizione di un complesso musicale allora molto in voga. E, udite udite, coi balli in piazza Repubblica.

Per salvaguardarsi dai piovaschi autunnali, la data fu spostata da Ottobre a Settembre. Il che non valse a evitare, proprio alla vigilia della festa, un acquazzone coi fiocchi. Che distrusse bandierine e festoni di carta appena sistemati in piazza repubblica e nelle strade adiacenti. Ecco perché, a decorrere dall'anno successivo e col consenso generale, lo svolgimento della festa fu anticipato all'ultima settimana di Agosto.

Così si andò avanti, fra alti e bassi, per una ventina di anni. Dopo di che, della festa de sos bajanos non si è più parlato. Ma non siamo in grado di indicarne il motivo. Peccato!

Per avere notizie su San Francesco Saverio, visitare il sito http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Saverio

Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Novembre 2012 00:17
 

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