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Come i chiaramontesi facevano pace PDF Stampa E-mail
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Giovedì 17 Dicembre 2009 12:28

di Giorgio Falchi

 

Delle vicende burrascose che hanno connotato il passato del nostro paese abbiamo già parlato. Più volte.

Ebbene, in questo periodo che precede le festività natalizie, i richiami, gli inviti alla fratellanza e alla pace non si contano. Tanto diffuso è il desiderio di improntare le azioni dell'uomo al rispetto reciproco e delle regole. Se non proprio alla fratellanza e all'amore per il prossimo.

Al riguardo, proponiamo la lettura di una pagina di Giorgio Falchi. Il quale ci racconta le modalità vigenti in Sardegna nel passato recente e remoto per rappacificare le famiglie che, per vicissitudini varie, avevano scelto e praticato a lungo la consuetudine sanguinosa della vendetta. (c.p.)

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Sas paghes

Le sanguinose inimicizie che per lungo volger di tempo desolarono molti villaggi della Sardegna in gran parte andarono dovute alle offese fatte all'onore delle donne, ad usurpazioni di terreno, alla niegata giustizia per favorire i ricchi ed i potenti, nonché alle scandalose assoluzioni dei diversi colpevoli.

Desiderando pertanto il Governo che le inimicizie avessero a cessare, di solito si raccomandava alle persone più influenti perché si adoperassero a far conchiudere la pace tra le due opposte fazioni. E quasi sempre vi riuscivano, sia per essere tal'individui imparentati con esse, oppure perché a piena conoscenza dei mandanti e degli esecutori dei commessi misfatti, nei quali non lasciavano d'incutere timore con la minaccia di rivelazioni alla punitiva giustizia.

Per lo consueto in aperta campagna ed in ameno sito le paci venivano conchiuse ed accresceva solennità alle stesse l'intervento delle autorità civili e militari, nonché di numeroso popolo del luogo e dei villaggi vicini.

Si tosto l'oratore sacro aveva ultimato l'eloquente e commovente sermone, i pacieri accompagnavano a due a due i componenti i due partiti al sito ov'era inalzato un Crocefisso, e dopo averli fatti giurare sul libro dei santi Evangeli, gli esortavano a scambiarsi il bacio del perdono.

Orbene tali abbracciamenti erano accompagnati da grida festanti di giubilo degli estranei e di angoscioso pianto da parte degl'interessati nelle paci; lieti i primi per la pacificazione che ne seguirebbe negli animi di numerose famiglie. Ed addolorati i secondi nel ricordare i non pochi parenti rimasti uccisi nella sanguinosa lotta e nel dover desistere, forse per sempre, dai deliberati propositi di vendicarli.

Alla pacificazione poscia degli uomini soleva tener dietro quella delle donne facienti parte delle due fazioni; avendo anch'esse presa viva parte alle inimicizie, col farsi instigatrici di atroci misfatti e per averli fatti commettere da prezzolati sicari.

Né in tal solenne circostanza mancava il sontuoso banchetto, così del pari non tralasciavasi di distribuire pane e carne ai poveri del villaggio; acciò pur essi avessero a provar godimento in quel giorno d'esultanza e di generale letizia.


Cfr. "Costumanze antiche anche nel presente non del tutto scomparse in molti villaggi della Sardegna ed altresì in questo - Sas paghes" in: Carlo Patatu, Chiaramonti - Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pagine 300-301.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Dicembre 2009 17:13
 

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