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Accadde nel 1902: Impianto di un mulino a vapore PDF Stampa E-mail
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Venerdì 29 Gennaio 2010 13:17

L'assassinio rimasto impunito di un giovane industriale di Nuchis

di Giorgio Falchi

L'industriale Antonio Pinducci di Nuchis con sommo vantaggio di questi abitanti impiantò in questo Comune un molino a vapore a gas povero per la macinazione dei cereali.

Non era ancora trascorso un anno quando una notte mentre l'infelice Pinducci dal locale del molino restituivasi alla propria abitazione venne gravemente ferito da due fucilate, per cui dopo una straziante agonia finiva per soccombere.

 

Senonchè la miseranda fine toccata a tal'uomo onesto ebbe purtroppo a rimanere impunita, sia per le deposizioni fatte alla giustizia da uomini notoriamente ritenuti spergiuri, come ancora perché i soliti protettori e favoreggiatori dei malviventi ebbero a prevalersi dell'autorità da essi goduta nel paese e delle possedute ricchezze per sottrarre al meritato castigo gli appartenenti al proprio satellizio, stati mai sempre propensi a favorire gli autori di tali atroci misfatti.

Cfr. "1902, Impianto di un mulino a vapore" in: Carlo Patatu, Chiaramonti - Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pagine 137-138

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A integrazione delle notizie fornite dal Falchi, diciamo che non di Antonio Pinducci trattavasi, ma di Michele Pinducciu Careddu. Il quale, all'epoca del delitto, aveva 33 anni.

Giovane e di bell'aspetto, come da ritratto, il Pinducciu non doveva essere di certo insensibile al fascino femminile. Né il gentil sesso, per ragioni ovvie cliente abituale del mulino, poteva disdegnare le attenzioni e gli sguardi maliziosi di un sì compito giovanotto. Tant'è che le possibili simpatie scambievolmente insorte non avrebbero dovuto destare stupore.

Oggi, forse, no. Ma, a quel tempo, qualche problema devono averlo creato al malcapitato. Il quale aveva mulino e abitazione in una casa bassa nel viale Marconi (all’epoca via Nazionale). Per intenderci, si tratta dell'edificio che, sopraelevato negli anni Cinquanta del Novecento, oggi è proprietà della famiglia Cente Pinna.

Michele Pinducciu si approvvigionava di acqua potabile da una fontana nel cortile di tiu Anghelu Satta. Che abitava proprio di fronte e dall'altro lato dello stradale. Oggi casa e cortile appartengono a Giovanni e Silvana Spanu. E fu proprio mentre rientrava a casa con la provvista dell'acqua che, nella tarda serata del 30 Dicembre 1902, qualcuno gli scaricò addosso due fucilate.

I più anziani del paese confermano quel che scrisse il Falchi. E cioè che il poveraccio si accasciò sulla scarpata sotto casa; e quivi morì dopo avere patito lunghe ore di agonia straziante e gridato inutilmente aiuto. Alcuno, se pure ne udì i richiami, ebbe il coraggio di mettere il naso fuori dalla porta. Prudenza consigliava di non impicciarsi dei fatti altrui.

Poiché non si fece mai luce su quell'episodio triste, il chiacchiericcio di paese accreditò due versioni a motivare l'assassinio. Da una parte se ne faceva risalire il movente a certa gelosia di possibili rivali nel corteggiamento di una ragazza. Molto avvenente, si dice; e che pare avesse conquistato cuore e anima del bel gallurese di Nuchis.

Una seconda vulgata propendeva invece per altra versione, che voleva mandante del delitto un concorrente nell’attività da poco intrapresa dallo stesso Pinducciu. Insomma, l’invidia avrebbe armato la mano omicida.

Fatto sta che anche tale accadimento andò ad arricchire la già lunga lista di delitti che, in questo paese, sono rimasti finora impuniti. (c.p.)

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Dicembre 2012 18:00
 

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