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La Tribuna: Ricordarli tutti PDF Stampa E-mail
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Giovedì 10 Febbraio 2011 23:00

di Mario Unali

Tutti i soldati e di tutte le guerre andrebbero ricordati insieme con coloro che, per un fatto fortuito o per maggiore abnegazione, furono onorati di ricevere qualche onorificenza, da vivi o da morti, meritando il titolo di eroe. Non importa il metallo. Il suo colore spesso non gradua il vero valore dell'azione contro il nemico.

Mio nonno materno Pietro Spanu (Cavaliere di Vittorio Veneto) nella prima guerra mondiale fu insignito della croce di guerra al valore militare. Un metallo marrone scuro, non ricordo la dicitura sopra riportata, oggi conservata da mio fratello Gian Piero.

Insignificante a vederla, a prima vista, se essa non racchiudesse in quella forma greca un alto grado di eroismo. Non fu mai pronto a raccontare quel fatto mio nonno Pietro, eppure era prodigo e pieno di accorgimenti nel fornire i racconti e i fatti accaduti nei tempi passati.

Diventato grande con una professione, la mia, che nonno riteneva di rilievo, si convinse che ero pronto a sentire quel racconto, poiché sicuramente avrei capito fino in fondo il suo atto di eroismo. Durante il racconto aveva gli occhi lucidi e finendolo sprizzò, quasi, enormi lacrime.

Ricordava con fastidio quel momento, nonostante avesse compiuto il proprio dovere; e l'onorificenza avuta dai superiori, davanti al reggimento in alta uniforme. In quel giorno morirono altri giovani, considerati nemici, che altro non facevano se non il proprio dovere, difendendo anche loro, a torto o ragione la loro patria.

Volevo anche ricordare i molti soldati che parteciparono al secondo conflitto mondiale e che tornarono a casa, dopo vari anni di servizio a difendere la patria. Mio padre ne fece sette anni. Sarebbe bene ricordarsi anche di loro, e sono sicuro che siano molte le persone che esprimono loro gratitudine, soprattutto quelle più sensibili e acculturate.

Ma la gratitudine, se è vero che nutre lo spirito, non nutre il corpo. Infatti, il nostro Stato non riconosce nella pensione nemmeno un centesimo che si richiami alla partecipazione alla guerra. I nostri parlamentari hanno buoni stipendi e laute pensioni anche se in carica solo per qualche anno. Così va la vita.

Ciao vi saluto.

La foto sono dell'archivio di Mario Unali, che ringraziamo.

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I parlamentari combattono altre “guerre”. Anche notturne... E che “noi paghiamo!”, direbbe Totò. Profumatamente. Certo, hai ragione da vendere quando affermi che i partecipanti (tutti) a un qualsiasi conflitto, peraltro da essi non voluto né deciso, meriterebbero un monumento. Ma tant’è. Mi piace ricordare che, da sindaco, ebbi l’onore di appuntare sul petto dei reduci superstiti della Grande Guerra la medaglia d’Oro di Cavaliere di Vittorio Veneto. Fra questi, tiu Pedru, allora mio dirimpettaio in via Delle Balle. E mi piace pure richiamare le belle parole di quel poeta straordinario che è stato Fabrzio De André ne “La guerra di Piero”: “...mentre marciavi con l'anima in spalle / vedesti un uomo in fondo alla valle / che aveva il tuo stesso identico umore / ma la divisa di un altro colore...”. E probabilmente, aggiungo io, entrambi avevano invocato lo stesso Dio. Fiduciosi che sarebbe stato dalla loro parte. Invece... (c.p.)

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Febbraio 2011 23:28
 

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