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So andadu a sa festa e no hapo ‘idu su Santu - 1a parte PDF Stampa E-mail
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Martedì 06 Agosto 2013 13:17

di Carlo Patatu

 

L’intervento di Claudio Coda sull’”Àrdia de sant’Antìne” mi ha fatto fare un salto a ritroso di quasi sessant’anni. Al tempo dell’esame di maturità magistrale.

Correva il 1955 e, come già era accaduto a tanti studenti prima di me, passavo notti insonni a preparare una prova impegnativa che, all’epoca, davvero faceva tremare le vene e i polsi. Presidente e commissari forestieri, un solo rappresentante interno; nel mio caso, il professore di storia dell’arte.

Mia madre, donna pia e praticante devota delle regole di tre confraternite (Su santissimu Sacramentu, Su Rosariu e Santa Rughe), non finiva mai di snocciolare rosari e giaculatorie ai santi perché intercedessero in mio favore in quell’ora o poco più che alcuni esaminatori arcigni avrebbero speso per torchiarmi sul programma dell’intero triennio.

Lei, che evidentemente delle mie capacità si fidava fino a un certo punto, con le orazioni metteva la propria coscienza al riparo da eventuali pentimenti tardivi; e perciò inutili. Grazie ai buoni uffici del canonico Grixoni (il mio caro e mai dimenticato don Christovulu), aveva appreso che pure gli studenti avevano un loro protettore: San Barsanofio, peraltro sconosciuto ai più.

Come ciliegina sulla torta, si era spinta addirittura a fare un voto a santu ‘Antìne. A mio nome e a mia insaputa: se avessi superato l’esame, saremmo andati entrambi in pellegrinaggio al santuario di Sedilo, a sentirvi la messa e ad assistere a s’àrdia. Santu ‘Antìne (Costantino imperatore) non era (non è) santo. Nessun papa lo ha elevato agli onori dell’altare. Ma questo mia madre non lo sapeva. D’altronde, se pure lo avesse saputo, non gliene sarebbe importato gran che. Ecco perché non aveva (né poteva averne) dubbi circa l’affidabilità di quel protettore aggiunto, sotto le cui ali essa aveva deciso fideisticamente di pormi.

L’esame è andato bene: sono stato dichiarato maturo con sette decimi di media. Un risultato niente male, in tempo di professori taccagni nel dare i voti. Ovviamente ero (lo sono tuttora) certo che quel successo fosse da ascrivere esclusivamente alle mie fatiche. Mia madre, invece, pur riconoscendomi il merito della promozione (che la inorgogliva non poco), continuava a credere che san Barsanofio e santu ‘Antine, se non proprio la mano, almeno un dito ce l’avevano messo. Conclusione: era d’obbligo andare a Sedilo a sciogliere il voto.

C’è da dire che, allora, il viaggio fino alla chiesa di santu ‘Antine non era proprio una passeggiata. In assenza di pullman e autovetture da noleggiare, ci si rassegnava a sistemazioni di fortuna su cassoni di camion sgangherati, stando seduti per ore e ore su panche di legno collocate alla buona. I pellegrini viaggiavano all’aperto, esposti alle intemperie e alla polvere delle strade, in gran parte non ancora asfaltate.

Una trasferta siffatta si prolungava per almeno due giornate. Pertanto era indispensabile portare appresso vivande e generi di conforto in quantità adeguata. Ma anche un supplemento d’indumenti per la notte, da trascorrere all’addiaccio. Sotto le stelle. O in preghiera all’interno della chiesa, sempre che si riuscisse a conquistare un posto a sedere.

Stante la scarsa robustezza della mia fiducia su improbabili interventi miracolistici ed essendo piuttosto restio a sobbarcarmi una due giorni defatigante per fare qualcosa in cui non credevo, ho detto chiaro e tondo a mia madre che mai e poi mai avrei fatto quel viaggio. In ogni caso, l’adempimento del voto era cosa che riguardava lei, autrice dell’impegno, e non anche me, che vi ero stato coinvolto inconsapevole.

E così mamma Ciccia si è sobbarcata da sola la fatica della trasferta sedilese; non trattenendosi però dal rimproverarmelo, di tanto in tanto. Il che non mancava di crearmi qualche scrupolo di coscienza; ma poi tutto finiva lì.

Trascorsi un paio d’anni, la donna, caparbia e mai disposta ad arrendersi, un bel giorno mi annuncia tutta contenta che Giulieddu Cherchi, neo tassista a Chiaramonti, ha comprato un’autovettura da noleggio, che mette a disposizione anche di chi vuole assistere all’ardia di Sedilo. Andata a ritorno in giornata. Prezzo abbordabile. A quel punto, ancorché recalcitrante, non mi resta che dichiarare la resa.

 

(1 – continua). La seconda e ultima parte fra una settimana.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 13 Agosto 2013 18:45
 

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