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La "nuova" chiesa parrocchiale PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   
Giovedì 08 Maggio 2008 18:32

L’inizio della vicenda che riguarda la nostra chiesa parrocchiale, dedicata a San Matteo apostolo, possiamo collocarlo nell’anno 1755, quando la nobildonna Lucia Tedde-Delitala dispose un legato in favore della parrocchia di Chiaramonti, che poté entrarne in possesso soltanto nel 1799. C’è da dire che, fin dal 1827, il consiglio comunale ebbe a protestare ufficialmente col vescovo di Sassari per via del disagio che i fedeli dovevano patire per assistere alle funzioni nella vecchia parrocchiale. Che, lo ricordiamo, era stata edificata, probabilmente nel XVI secolo, in cima a Su Monte 'e Cheja, sui ruderi del castello medievale dei Doria (XIII secolo).

Quegli amministratori comunali, facendosi interpreti di tali disagi, chiedevano al vescovo di consentire che le funzioni religiose si potessero svolgere nell'oratorio della confraternita di Santa Croce, ubicato al centro del paese. E quindi da promuovere al rango di parrocchia ausiliaria. Successivamente, il vicario don Ignazio Satta (fu parroco dal 1839 al 1858, quando rassegnò le dimissioni per tornarsene al proprio paese, Florinas) si permise di suggerire allo stesso vescovo la demolizione dell'antica chiesa di San Giuliano (edificata nell’agro probabilmente nel XIII secolo), al fine di ricuperare il materiale necessario per ingrandire l'oratorio di Santa Croce. Non siamo in grado di dire con certezza se il suggerimento sia stato accolto e se detto materiale sia stato effettivamente utilizzato per la costruzione della nuova parrocchiale. È certo, invece, che il citato oratorio subì più interventi di modifica, nel corso degli anni. Realizzati un po' per volta, essi riguardarono il campanile e l'ampliamento dell'aula. Che fu sottoposta, di tanto in tanto, anche a lavori di manutenzione ordinaria (imbiancatura delle pareti e della volta).

Si giunse così al 1883, quando fu deciso di abbattere l'oratorio di Santa Croce per costruirvi sopra la nuova chiesa parrocchiale. Utilizzando parte dei materiali di risulta per risparmiare. Manco a dirlo, insorsero difficoltà per via delle resistenze opposte dalla confraternita che ne godeva il beneficio. E con la quale, in ogni caso, occorreva fare i conti e trovare un accordo. Che poi fu raggiunto: le fu riconosciuto il privilegio di avere per sé, nell’erigenda chiesa, una cappella e una sacrestia per conservarci la tabella con l'elenco dei confratelli, i camici bianchi, lo stendardo e gli oggetti di culto.

Si diede così il via alla costruzione della nuova chiesa; i lavori furono portati a termine nel 1886. Ma soltanto il 25 Gennaio 1888 l’edificio sacro fu benedetto e aperto al culto. "La popolazione ha partecipato nella sua totalità; eppure la chiesa non era totalmente piena", si legge nelle note stese dal parroco dell'epoca, padre Stefano Maria Pezzi, originario di Alghero, maestro e dottore in Sacra Teologia. Promosso canonico onorario della cattedrale della sua città, si dimise da parroco nel 1892 e si stabilì a Sassari. A Chiaramonti non era ben visto; tant'è che fu aspramente contestato con una sollevazione popolare. La chiesa fu consacrata il 16 Settembre 1888, nel corso di una funzione solenne presidiata dal vescovo Diego Marongio Delrio.

La nuova parrocchiale, in stile gotico-lombardo, ha il tetto dell’aula a capanna e si presenta con la facciata impreziosita da un timpano che sovrasta l’arco dell’ingresso principale, da lesene, fregi e cornici realizzati in trachite scura. Il campanile, alto poco meno di 30 metri, ha base quadrata e cella campanaria a lanterna, coperta da una cupola ogivale piastrellata. Anch’esso presenta fregi e cornicioni in trachite marrone.

L’interno è diviso in tre navate, delimitate da quattro colonne circolari (due per lato) sormontate da capitelli corinzi. Il presbiterio, un tempo chiuso da balaustre in marmo di Carrara e dall’abside semicircolare, ospita l’altare maggiore con la nicchia per il simulacro in legno dell’apostolo San Matteo, di fattura pregevole e di scuola settecentesca. È quasi certo che, in origine, fosse collocato nell’antica parrocchiale a Su Monte ‘e Cheja.

Nelle navate laterali trovano posto, sul lato destro, la cappella della confraternita di Santa Croce e quella dell’Immacolata Concezione. Una terza, dedicata a San Giuseppe, è stata colpevolmente smantellata nel corso di un pessimo intervento di restauro realizzato nella seconda metà degli anni Sessanta del Novecento. Al suo posto ha troneggiato, per quasi quarant’anni, la colonna marmorea che, in origine, sosteneva il pulpito. Dov’era l’altare è stato riaperto un ingresso secondario, già esistente ma murato. È ora riservato ai disabili. Sulla sinistra, le cappelle delle anime e di Sant’Antonio. Chiude la serie il bel fonte battesimale, intrappolato in una brutta cancellata di ferro collocatavi nel 1969.

Il pavimento, già realizzato con mattoni ottagonali di ardesia saldati da tronchetti in marmo bianco e di forma quadrata, è stato interamente sostituito. Il discutibile intervento di restauro realizzato negli anni Sessanta del Novecento ha prodotto lo smantellamento, non solo di quella pavimentazione originale, ma anche delle predelle marmoree già collocate ai piedi degli altari laterali. Non s’è mai compresa la ragione di tale scelta peregrina. Né il sindaco e il parroco dell’epoca si peritarono di fornirne alcuna (di ragione) a chi espresse indignazione per quello scempio gratuito. Come pure non furono resi noti i motivi che indussero l’autorità comunale e quella religiosa a distruggere l’organo e la splendida cantoria in pino rosso che, sovrastando la bussola dell’ingresso principale, lo ospitava.

Ma non basta. Furono eliminati le belle balaustre che delimitavano il presbiterio e il prezioso pulpito in marmo, istoriato e sostenuto da una colonna ugualmente marmorea e finemente lavorata. Qualche anno fa, colonna e pulpito sono stati ricollocati al loro posto, Ma non si ha più traccia della scala a chiocciola per accedervi; come pure delle belle porte in castagno intagliato che chiudevano le due sacrestie che fiancheggiano il presbiterio. Sulla parete sinistra del quale si può ammirare un grandioso dipinto di Mario Paglietti (1865-1943), raffigurante San Cristoforo che traghetta un Gesù Bambino con nella mano sinistra una sfera raffigurante il mondo.

Per saperne di più, cfr. "Chiaramonti, il territorio e la sua storia", a cura del Gruppo Giovanile di Chiaramonti, 1988.

 

Le foto mostrano la facciata e alcuni scorci dell'interno della chiesa; nella foto in bianco e nero, com'era prima del restauro operato negli anni Sessanta del Novecento

Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Maggio 2008 00:25
 

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