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Com’eravamo cento anni fa PDF Stampa E-mail
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Lunedì 04 Aprile 2016 13:09

Condizione civile ed economica degli abitanti di Chiaramonti

di Giorgio Falchi

L’attuale condizione civile ed economica di questa popolazione lascia invero moltissimo a desiderare.

Giacché gli stessi fanciulli che frequentano le scuole dalle stesse nel maggior numero di essi ritraggono poco profitto; sia perché in brevissimo tempo dimenticano quanto appresero, come ancora perché gl’insegnamenti di vita civile loro impartiti dai precettori non riescono ad educare i di loro animi a virtù ed a curare l’adempimento dei propri doveri, perché totalmente distrutti dalle perverse massime apprese nel seno della propria famiglia e delle parole oscene udite mentre sono lasciati vagare l’intiero giorno per le vie dell’abitato, a dare molestia ai passanti ed a commettere quanto il di loro mal talento consiglia di fare.

Abituata poi la nostra gioventù a trarre possibilmente vita inoperosa, col crescere degli anni si darà in braccio ai vizi; per cui frequenterà le case da giuoco e le bettole. E siccome rendesi necessario il danaro per il soddisfacimento di tali piaceri, perciò se lo procurerà a mezzo del furto, oppure col vendere il braccio a quegli che senza pericolo vorrà compiere le desiderate vendette.

Ad accrescere poscia lo stato di povertà nel quale molti attualmente si trovano, concorrono il rifuggire delle donne dai lavori casalinghi, il non curare la domestica economia, così pure il non evitare le spese inutili. Onde ne consegue che rendendosi la rendita insufficiente a soddisfare i numerosi bisogni, il più delle volte che molti, in seguito ai rovinosi prestiti contratti, vendono a vilissimo prezzo quasi tutte le sostanze accumulate dagli antenati mercé il lavoro ed a furia di privazioni; lasciando quindi in retaggio alla prole sventurata la miseria e persino il disonore.

Sono inoltre una vera peste per i villaggi della Sardegna i lestofanti saputelli che vi risiedono. I quali non solo di leggieri riescono a far allontanare i cittadini onesti dalle pubbliche aziende, ma eziandio sulle stesse spadroneggiano in grazia del favore delle inconscie moltitudini e la protezione accordata a tali farabutti dai prepotenti del paese.

Per cui le piaghe che affliggono cotanto le comunali amministrazioni, se non diventeranno del tutto insanabili, potranno soltanto essere guarite dalla futura generazione, perché scevra dei nostri difetti, non contaminata dai nostri vizi e dotata di virtù morali e cittadine, senza le quali non vi è speranza di salvezza.

Poiché l’istruzione ben poco vale a migliorare la società se scompagnata dall’educazione degli animi, a nulla giova il lavoro senza il risparmio, né alla patria potranno esser riservati giorni migliori se per opera dei suoi veri figli non è liberata dagli estranei ed interni nemici; massime dall’essere questi ultimi più perniciosi dei primi.


Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pagg. 285-286.

Ultimo aggiornamento Martedì 12 Aprile 2016 23:03
 

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