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Su Molìnu abbandonàdu! PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 02 Gennaio 2019 00:00

Sfortunata storia di un progetto innovativo[1] - Ora, di progetto sul mulino, Il Comune ne predisporrà uno nuovo

di Claudio Coda

Iniziamola così: [...] e pensare che c'era chi voleva costruire il molino a vento in punta 'e campanìle, per quanto: [...] non rimane nessun vantaggio per i parrocchiani [...][2].

Il campanile era della Chiesa di San Matteo in Su Mònte. E c'era pure chi, da Chiesa locale a maggiorenti -sempre in vista e sempre in piedi- aveva dato consenso in maniera scaltra ed appassionata. Gli altri, ovvero la popolazione, ad assistere alle giravolte amministrative in Municipio e scandali in Parrocchia.

Poi, evidentemente, il progetto ritenuto troppo scandaloso dall'Eccellenza Reverendissima, venne cassato. Ma di questa negazione curiale, in forma epistolare, non ho contezza. Si creò, allora, altra alternativa e non poteva che essere se non sul dirimpettaio colle.

Fatto! Anche se mai completato. Lascio volentieri, ad altri, il confronto memoriale di quanto in argomento.

È stato, e lo è ancora, uno dei nostri simboli e di cui abbiamo fatto uso in lungo e largo, orgogliosi di possederlo; lo abbiamo sempre mostrato come attrazione paesaggistica dell'intera Anglona. Sfruttato nelle diverse occasioni, persino come logo per le liste elettorali comunali. Accompagnando vittorie e sconfitte. Forse.

Ha vissuto il fin de siècle, sotto il Regno d'Italia; visto partire i ragazzi del '99 per la Grande Guerra; il Ventennio con le sue contraddizioni; la fine della Monarchia e la nascita della Repubblica; la ripresa economica paesana con le sue attività artigianali ed industriali; l'abbandono delle campagne.

Insomma le ha vissute tutte: buone e cattive. Ci ha sempre dominato, dall'alto, come un colosso ma nei suoi confronti poco e nulla della sua “storia” è noto. Storia che risulta essere molto breve[3]. Abbiamo fantasticato, immaginato, tanto e di più, che quasi me ne rammarico a riportare.

Come, d'altro canto, così per altri edificati in Sardegna. Il più vicino a noi, quello di Sassari (era posto tra l'attuale via Roma e via Torino e difatti, quell'area, è conosciuta, ancor oggi, con il toponimo Mulino a vento)[4] che venne eretto sul finire degli anni '30 dell'Ottocento ed ebbe una brevissima attività. Come pure ebbero poco impiego artigianale quello di Tempio, Caprera da Garibaldi, Alghero, Santa Teresa e Olbia.

Leggo che l'Amministrazione Comunale, su contributo regionale, andrà prossimamente ad intervenire per la "ricostruzione/ripristino impianto" (sic! Ma sarebbe più un compimento di lavori interrotti al tempo e per chissà quale causa) de su molìnu, in Codìna rasa. Strutture similari non necessariamente nella lontana Olanda, ma nella vicina Trinacria, dove li ho potuti visitare, e belli pure, a Trapani, in funzione per la macinazione del sale. A meno che non si voglia cogliere l'occasione per effettuare “viaggi studio” (gemellaggi, scambi culturali, etc. che sono sempre molto interessanti) nei Paesi Bassi. Allora è altra storia.

Confido, comunque e quando sarà, in un intervento qualitativo -per certi versi fittizio nei macchinari- sia nella fase progettuale, che esecutiva. Perché di tutto abbiamo bisogno, tranne che "tanto per fare”. Di vecchio conio. E, soprattutto, di non “eccedere”, troppo presi dall'entusiasmo, perché, altrimenti, si corre il rischio di realizzare un falso storico. Almeno per il nostro. L'esempio più eclatante di superficialità, l'intervento realizzato nell'area de Su Pàris, a daesègus de su molìnu. Della serie: sedotta e abbandonata!, come al tempo, quando eressero il manufatto del molino: un cilindro e un cubo ! (per dirla alla Bruno Zevi[5] che, durante gli studi, mi ha accompagnato il suo testo “Saper vedere l'Architettura”). Un progetto, quello dell'area adiacente, di cui s'è vista la scialba approssimazione, sia in fase progettuale che esecutoria, a seguito del finanziamento promosso dell'Unione dei Comuni dell'Anglona e Bassa Valle del Coghinas. Il medesimo Ente che concorrerà per l'intervento in parola.

Aggiungo: visto il percorso che si intende dare al "monumento", è auspicabile renderlo isolato, per così predominare, per meglio ergere, senza essere oscurato da alcuna paratia nella sua singolare ed insolita invidiabile postazione. Sarebbe pensabile intervenire per la demolizione di quelle due “scatole murarie” -sempre per dirla alla B. Zevi-: la cabina Enel e la bicocca utilizzata nel periodo estivo dagli addetti al Servizio Antincendio. Che, purtroppo, stazionano in un monolocale - h24 -, al limite della decenza, dove manca pure di un servizio igienico, un posto dove consumare i pasti e dormire. Tutto è lì.

Chissà che l'Anno Nuovo ci porti tanto bene. Prima la salute, così da poter, anche, valutare i progetti in varo.

Auguri a tutti!, e puru pro su Molìnu e sa Casèrma 'ètza.



[1] Immagine con ricostruzione fantasiosa.

[2] Archivio privato dell'autore.

[3] Mappa del 1899 - il mulino è contrassegnato con puntino rosso.

[4] Da ricerca del prof. Walter Shoenenberger.

[5] Architetto, urbanista (1918-2000).

 

Ultimo aggiornamento Martedì 01 Gennaio 2019 12:06
 

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