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Limba e cultura sarde
  • Truddaju Bainzu

    Una delle figure più rappresentative della poesia in limba della seconda metà del Novecento. Parte della sua produzione poetica è stata pubblicata su "Rosas e ispinas de Baldedu", ed Melis, Cagliari 1992.

     

  • Patatu Salvatore

    Docente di lingua e letteratura francese per professione, ha privilegiato lo studio della propria lingua materna. E cioè del sardo. Affabulatore nato, ama riprendere, arricchendoli con fantasia inesauribile, i racconti (fantastici e no) tramandati dalla tradizione orale. Di certo è stato fra i primi a pubblicare racconti in lingua sarda.

     

  • Sale Maria

    Chiaramontese doc e poetessa, è cultrice della lingua sarda fin da bambina, avendo ereditato dal padre la passione per la poesia. Nei rari momenti di relax che le concedono gli impegni familiari e di lavoro, compone in rima e in versi sciolti.

     

  • Seu Giuanne

    E' stato il più grande e prolifico poeta improvvisatore cui Chiaramonti ha dato i natali (1915). Ha cantato sui palchi di tutta la Sardegna, della Penisola e all'estero. Scomparso nel 1998, riposa nel cimitero di Sassari.

     

  • Demelas Stefano
    Poeta e scrittore chiaramontese in lingua sarda, nonché provetto danzatore del gruppo folk Santu Matheu de Tzaramonte".
  • Cossiga Bainzu, su poeta christianu

    (...) Ma - si chiede Manlio Brigaglia - la poesia del poeta cristiano Bainzu Cossiga, com'è? Poesia menguante e de pagu valore, oppure poesia di un valente poeta la cui fama, cinquant'anni fa, ancora correva "non solo in Anglona e in Logudoro, ma anche in tutta la Sardegna"?

    Non è facile accostarsi a questa poesia di tempi davvero altri, in questi nostri tempi così fortemente laicizzati. Bisognerebbe, per capirla meglio, ricostruire non soltanto l'aura definita e onnipresente d'una fede assorbita e introiettata fin dalla nascita e poi mai messa in discussione, ma anche il contesto d'una comunità che sentiva tutta insieme, e i cui valori religiosi, d'una fede semplice e immediata, sono quelli all'interno dei quali va collocata e letta tutta l'opera di Bainzu Cossiga. (...)

    Cfr. Bainzu Cossiga, Su Poeta Christianu, Edizioni Gallizzi, Sassari 1984, pagina XVIII

  • Brozzu Renzo

    Nessuno avrebbe scommesso sulla eventualità che il bambino discolo e ribelle, l'alunno svogliato e negligente, raggiunta la maggiore età avrebbe coltivato le terre sconfinate della poesia e della prosa in limba. Costretto a guadagnarsi il pane fin da piccolo, a 17 anni era già in miniera. In Belgio e a spalare carbone. Ma le privazioni e le sofferenze lo hanno temprato, risvegliando in lui certa sensibilità che, in condizioni diverse, forse sarebbe rimasta nascosta per sempre.

     

  • Cossu Lucio

    I suoi genitori volevano farne un medico e lui si laureò in Giurisrudenza, preferendo l'insegnamento del francese alle arringhe nelle aule del tribunale. Ma la sua vera passione, coltivata a lungo in segreto, è stata la poesia in lingua sarda. Colto e arguto, ha prodotto versi intrisi di passione, amore, dolore, malinconia.

     

  • Cantadores

    Il canto sardo "a chiterra" ha una tradizione antica a Chiaramonti. Quando il rombo dei motori non inquinava il silenzio della campagna, si udivano voci limpide e generose di pastorelli che, seguendo le greggi, ingannavano solitudine e noia cantando. Più spesso affidandosi ai muttos, alla corsicana e al canto in Re; ma non disdegnando di cimentarsi nella disispirada e nel Mi e La; o nel difficile e insidioso Si bemolle. Voci melodiose che provenivano non si sa bene da dove. Fuori dal tempo e dallo spazio.

     

  • Coro "Tzaramonte"

    In questa sezione diamo conto dell'attività del Coro Tzaramonte, già "Sos Apostulos" con notizie aggiornate sulle esibizioni in paese e fuori, nonché sul repertorio e quant'altro può interessare i cultori della musica corale.

  • Patatu Giuanne, poeta pintzionadu

    Giuanne Patatu (1908-1995) era mio padre. Non era poeta "famadu". Come tanti altri, si dilettava a scrivere in limba, componendo versi e annotando pensieri. Lettore appassionato di quanto si pubblicava in quella materia, conosceva i versi dei classici della poesia sarda: Mossa, Casu, Piras, Contene, Pirastru, Cubeddu, Testoni e, ovviamente, i suoi amici e compaesani Giuanne Seu e Bainzu Truddaju. La raccolta dei suoi scritti, curata da mio fratello Tore, viene qui pubblicata come segno di affetto e riconoscenza filiali. Ma anche per rivelare, a quanti ebbero modo di apprezzarlo per le sue capacità professionali, un aspetto sconosciuto della sua personalità.

     

  • Soro Giovanni

     

    Giovanni Soro, chiaramontese, ha scelto la scuola come campo privilegiato della propria attività. Vi ha operato per oltre trent'anni come insegnante di lettere e come dirigente. Ha frequentato palestre e campi sportivi; è stato sindaco e cofondatore di una società ciclistica. Canta nel Coro Perfugas di Matteo Peru. La passione per la poesia, coltivata fin da ragazzo, in lui è sempre viva.

     

  • Sechi Franco

    Franco Sechi è un cantautore che, pur coltivando un repertorio ricco e vario di canzoni in lingua italiana, quando presenta qualcosa di suo preferisce farlo esprimendosi con la sua lingua materna: il sardo logudorese. Sa limba chi hat suzzadu da-e sa titta 'e sa mama. E così, accompagnati da una musica che obbedisce ai canoni contemporanei, pur con assonanze e richiami che rimandano alle melodie popolari sarde, i testi delle sue canzoni viaggiano sulle note di una musica gradevole; che non manca di coinvolgere e affascinare l'ascoltatore. Di seguito, pubblichiamo alcuni testi di sue canzoni.  

  • Cossu Salvatore - rettore di Ploaghe
  • Varie

    In queste pagine saranno raccolti annunci e notizie inerenti a iniziative, locali e no, volte a promuovere la conservazione e la diffusione della lingua sarda.

  • Soddu Anghelu Maria

    Anghelu Maria Soddu è nato a Chiaramonti il 3 Aprile 1879, figlio di Giovanni e di Antonina Lombardi. Di professione contadino, come egli stesso annota in una breve scheda autobiografica che pubblichiamo a parte, ha partecipato alle azioni belliche della Prima Guerra Mondiale (1915-18). Sposatosi con una giovane di Bonnanaro (Rosalia Pani), si è poi stabilito definitivamente ad Ardara, dove ha operato come agricoltore e allevatore. Per tutta la vita. Scomparso il 9 Giugno 1968, riposa nel cimitero di quel paese.

    Dei suoi figli, Gesuino si è stabilito a Chiaramonti, avendovi sposato Pietrina Scanu, che ha dato alla luce due figli: Francesco e Rosalia. Il primo, entrato in seminario, è stato ordinato sacerdote. Oggi è parroco della cattedrale di San Nicola in Sassari, nonché presidente della Caritas diocesana. Vive in città con la madre vedova. Suo padre Gesuino, scomparso nel 2002, riposa nel cimitero di Chiaramonti. Rosalia ha  sposato Gianni Montesu, col quale vive a Chiaramonti unitamente ai figli Ezio e Gian Piero.

    Le vicende vissute in guerra Anghelu Maria Soddu ce le ha raccontate in un poema, scritto in ottave e in lingua sarda. L'opera, ultimata nel 1919 e pubblicata a Sassari dalla Tipografia Ubaldo Satta nel 1923, ha come titolo "Su calendariu sardu" e come sottotitolo "Sistemadu in chimbe cantigos e duas breves e isattas spiegassiones istoricas, cuntenet duttrina e istruzione pro sos omines civiles. Su Calendariu Sardu bos incittat a cumbattere e a binchere sas battaglias de sa vida onorada".

    Il Soddu è ancora ricordato in paese, oltre che dai suoi discendenti, anche dai più anziani. Noi abbiamo avuto occasione di conoscerlo personalmente, ad Ardara e negli anni Cinquanta del Novecento. (c.p.)

     

  • Cossiga Francesco Maria

     

    Francsco Maria Cossiga, chiaramontese e laureato in medicina e chirurgia, svolse inizialmente nel proprio paese l'attività professionale. All'epoca fu anche insegnante della locale scuola elementare. Un docente battagliero e senza peli sulla lingua nei confronti dell'amministrazione civica del tempo, insensibile ai problemi della scuola e incapace di garantire a scolari e insegnanti locali, se non proprio idonei in assoluto, almeno decenti.

    Grazie ai manoscritti di Giorgio Falchi, scopriamo che il "dottor medico" Chiccu Maria Cossiga (così era noto in paese) aveva ereditato dal padre anche la vena poetica. Era infatti figlio primogenito di Bainzu Cossiga, noto come "Su poeta christianu".

    Di carattere fiero e orgoglioso, dovette lasciare frettolosamente Chiaramonti per trasferirsi a Siligo. Dove sposò una giovane della famiglia Lado e mise su famiglia. Il suo repentino trasferimento a Siligo pare sia stato causato da certa contrarietà che egli  avrebbe provocato in una potente famiglia chiaramontese, rivolgendo le proprie attenzioni a una giovanetta di quella stessa famiglia.

    Dato il carattere del personaggio e la sua scarsa propensione e piegare il capo, né a subire prepotenze da parte di chicchessia, il Cossiga non ebbe vita facile nemmeno a Siligo. Tant'è che il suo compaesano Giorgio Falchi così lo ricorda in occasione della scomparsa:

    "Nell'8 Aprile 1910 nel villaggio di Siligo moriva il dottor medico Francesco Maria Cossiga.

    Addottoratosi nella città di Parma mentre trovavasi al mili­tar servizio, nel quale rimase per parecchi anni col grado di te­nente medico.

    Ridottosi poscia a vivere nel villaggio di Siligo, ove con­traeva matrimonio con una avvenente e modesta giovane della nobi­le famiglia dei Lado, esercitò l'arte salutare per oltre trenta­cinque anni, stimato per la sua perizia nell'arte medica ed amato per le cortesi maniere usate con tutti.

    Però negli ultimi anni di sua esistenza ebbe a provare gran­di dispiaceri da parte di non pochi abitanti di tal Comune, so­billati da due indegni ministri del santuario, cui non garbava la franchezza del Cossiga nell'esprimere i propri pensieri e quell' indipendenza di carattere che lo rendeva rifuggente dalle simula­zioni ed adulazioni.

    Pei lunghi servizi resi alla popolazione, come medico ed al Comune nella qualità di segretario, venne nominato cavaliere dell'Ordine della corona d'Italia. E la sua morte non solo fu compianta dai giusti estimatori del suo ingegno, ma altresì dai suoi conterranei di Chiaramonti, verso i quali professò mai sem­pre stima ed il più sentito affetto".

     

  • Caccioni Pietro Matteo

    Del sacerdote Pietro Matteo Caccioni sappiamo, finora, quello che, a suo tempo, aveva annotato Giorgio Falchi nei suoi quaderni. E cioè che era anche poeta, autore di poesie "dialettali di sacro e profano argomento, nelle quali sono d'ammirare la nobiltà dei concetti, la spontaneità del verso e l'armonia della rima".

    Abbiamo pure notizia di una sua iniziativa, finalizzata a istituire a Chiaramonti una pia casa di educazione. Correva l'anno 1828. Ma qualla lodevole intrapresa non ebbe buon esito. Soprattutto per l'indifferenza della comunità e di coloro che la amministravano.

    Infine, il Falchi ci fa sapere che quel sacerdote colto e filantropo "cessò di vivere nel 1849". Poiché a quella data l'attuale cimitero non c'era ancora, riteniamo che il Caccioni sia stato sepolto nella vecchia parrocchiale o nell'attiguo cimitero (zimidoriu).

    Ma è probabile pure che la sua salma sia stata inumata nella chiesa del Carmelo, annesso al convento secentesco dei carmelitani, demolito alla fine degli anni Sessanta del Novecento. Per una decisione improvvida dell'amministrazione comunale del tempo.