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Lingua sarda, 3a e ultima parte
Scritto da Mario Soddu   
Martedì 10 Marzo 2009 21:02
Per quanto attiene alla legge sulla lingua sarda del 1978, è estremamente improbabile che questa proposizione sia adattata tale e quale come legge. Ma né gli uomini politici e neanche nessun partito la può rigettare. Questo progetto è appoggiato dai partiti autonomisti dell'Isola, il Partito Sardo d'Azione e anche dalle piccole formazioni dell'estrema sinistra. Dei grandi partiti nazionali, solo il Partito Socialista e il Partito Radicale hanno favorito già dall'inizio l'iniziativa legislativa.
Forse a causa di questi partitini indipendentisti la legge non passerà mai. Questa legge prevede l'uso del sardo allo stesso livello dell'italiano, nell’amministrazione pubblica, nelle scuole, negli organi amministrativi e nei tribunali. Anche all'estero, nei consolati là dove in certe regioni gli emigrati sardi sono numerosi.
Se passerà questa legge, la lingua sarda avrà un privilegio unico in Europa occidentale. Comunque, è evidente che questo progetto sarà molto difficile da realizzare, in quanto si andrebbe contro le parlate minoritarie come il sassarese, il tabarchino di Carloforte e della Caletta; ma anche con il catalano di Alghero.
Tutte le iniziative per migliorare questa situazione della lingua sarda devono tenere conto di questo grosso problema per l'unità sarda. Esiste oggi in Sardegna una minorità che non è citata neanche nel testo di legge. Sono gli italofones monolingue, quasi il 10 per cento della popolazione. Questo fattore spinge certi professori di lingua come Massimo Pittau dell'Università di Sassari a opporsi al tentativo d’introdurre la lingua sarda nel sistema scolare. Secondo Pittau sarebbe meglio l'insegnamento facoltativo. “Così la lingua sarda sparirà prima del previsto...!!!"
Il logudorese è tradizionalmente la lingua dei grandi poeti e in più il dialetto nel quale sono scritti i codici e le cronache del Medioevo. Mentre invece il nuorese è considerato da sempre come il più arcaico, il più puro e autentico. Poi abbiamo il campidanese, che ha a suo favore il fatto che lo parlano più o meno 600.000 sardi. É un prestigio per il capoluogo.
Si pensa che la soluzione di questo problema pungente di rancore tribale dovrebbe essere cercato nella elaborazione di un diasistema interdialettale, che troverebbe la sua espressione in una ortografia unificata. Sfortunatamente dobbiamo constatare l'assenza totale dello studio linguistico, puntando a liberare il tratto essenziale d'un tale diasistema. La ricca esperienza delle minorità linguistiche in Francia, in particolare le minorità occitana e bretone potrebbero fornire agli specialisti linguistici sardi di provare in questa via di modelli metodologici preziosi.
Il problema di una eventuale sparizione della lingua sarda è causato dai cittadini sardi stessi. Essi parlano l'italiano ai figli, anche se sanno che lo impareranno a scuola. Come si può salvare una lingua millenaria come il sardo, se anche nelle campagne si parla italiano!!!
Per quanto riguarda la presa di posizione negativa di Gavino Ledda, questa è apertamente ostile a una ufficializzazione qualunque del sardo. É un po’ anche molto scioccante la sua presa di posizione! Avendo parlato il sardo nella sua vita pastorale e diventando poi quello che è attualmente. Per lui la lingua sarda non è altro che il risultato delle dominazioni successive che ha subito il popolo sardo nella sua storia. Cercando di parlare una lingua indecifrabile dagli invasori.
Questo argomento Gavino Ledda lo appoggia alla sua esperienza personale, attribuendo la sua liberazione dalla vita pastorale a quella intellettuale grazie alla lingua italiana. Per Gavino Ledda è evidente che il sardo è suscettibile a essere perfezionato; ma per ragioni storiche "precisa che non è stato fatto...
"I sardi sono coscienti che il prestigio di una lingua non dipende dalla struttura linguistica, ma del linguaggio storico creato dall'insieme di una collettività, di un popolo che, come i sardi, ha sempre parlato per millenni. E oggi è messo in discussione anche dagli intellettuali sardi.
Un fatto è certo: la lingua sarda ha fatto la storia d'Italia. Potrebbe essere condannata a sparire, se non si prendono misure efficaci per assicurarne la sopravvivenza. Dobbiamo essere coscienti che, allo stesso tempo, spariranno anche i canti popolari, le tradizioni, le feste ecc., ecc., con la storia della Sardegna compresa. La domanda essenziale è sapere se i Sardi la vogliono o no!
Forza paris! Viva la Sardegna!
Saluti da Mario Soddu
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I Sardi, ma anche molti altri, di questi tempi hanno ben altro cui pensare! Per sopravvivere, prima di tutto; ma anche per tentare di salvaguardare quel che ancora resta (e non è poco) del patrimonio ambientale, naturalistico, storico e monumentale. Che, a giudicare dal vento che incomincia a spirare nei Palazzi ragionale e nazionale, avrà vita dura negli anni a venire. Quanto alla lingua sarda, che noi parliamo correntemente e usualmente a casa e fuori, continuiamo a essere del parere che nessuna legge potrà salvarla da una sua più o meno definitiva scomparsa. Le lingue che non hanno la forza di difendersi da sole sono destinate a scomparire. Ineluttabilmente. La storia insegna. Saluti c.p.
 
Questo è un commento di "Parliamo di ... cultura"