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La mia scuola: ricordi PDF Stampa E-mail
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Martedì 23 Giugno 2009 21:43

di Teresa Agnese Serra
 
Pubblichiamo il contributo di Teresa Serra, alla quale, nel concorso "Ricordi di scuola" bandito dalla Scuola media, è stato attribuito il secondo premio.
In relazione ai "ricordi" dell'autrice, riteniamo utile specificare, a beneficio dei lettori più giovani, che la "sua" scuola (che è stata anche la nostra) funzionava nell'edificio allora di  proprietà di Antonio Maria Schintu, in via dell'Europa Unita. Al piano terra, in fondo allo scalone che ancora c'è. Successivamente, quei locali furono adibiti a cantina per la stagionatura del formaggio. Il che la dice lunga sulla loro salubrità.

La bella maestra dai capelli biondi (Grazia Dussoni, che poi sposò il suo collega chiaramontese Matteo Tedde) è scomparsa qualche mese addietro. A Sassari e quasi centenaria.
Delle altre maestre citate, Vittorina Merella (classe 1895) era di Nulvi, dove morì nel 1972. Della maestra Colomo (che a Chiaramonti risiedeva e insegnava insieme al marito Nino Sanna), non abbiamo più notizie. La maestra Giovanna Marongiu, che era di Ardara, è scomparsa qualche anno fa. Il suo Comune ha deciso d'intitolarle le scuole elementari. Il cav. Gerolamo Casu, ploaghese per nascita, è invece figura molto nota a Chiaramonti, avendoci vissuto a lungo ed essendone stato anche sindaco nel decennio 1960-70. (c.p.)

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Avevo appena compiuto sei anni, nel mese di ottobre, quando sono andata in prima
elementare, a malapena arrivavo al banco. La mia scuola era situata in fondo ad una lunga scalinata (che, a me, sembrava enorme), si entrava nel portone, c'era un lungo corridoio, da una parte e dall'altra c'erano le aule (i bambini allora erano tanti) due prime, due seconde, due terze, e via via.

L'aula dove era la mia prima era bella grande, c'erano due file di banchi, la cattedra, la lavagna, le cartine geografiche alle pareti, l'armadio, dove c'erano i registri e i quaderni di bella scrittura, la stufa a legna (ogni bambino tutti i giorni portava un pezzo di legna).

La mia maestra si chiamava Grazia Dussoni, era la più bella di tutte, aveva i capelli biondi ricci, la carnagione chiara, gli occhi grigi, le mani belle, con lo smalto rosso. Gli altri che ricordo sono il maestro Casu, il maestro Tedde, la maestra Merella, la maestra Marongiu, la maestra Colomo. Altri non li ricordo.

Le mie compagne di scuola erano Maria che era la mia preferita, eravamo state insieme all'asilo e giocavamo insieme perché abitavamo vicini, poi c'era Angela, Vittoria, Nanna, Francesca, eravamo una trentina, i maschi non li ricordo, forse eravamo tutte femmine.

Io e Maria eravamo nello stesso banco, allora in  prima si facevano le aste (sos
maccarronese) finché non si prendeva confidenza con la matita, poi si iniziava a fare le vocali.

Mi ricordo una volta, nella nostra classe, era venuta in visita la signorina Merella, e stava guardando i bambini che erano intenti a fare i compiti, venne nel nostro banco e disse, guarda queste due, lavorano in simbiosi. Maria faceva tutti i puntini e sotto ci metteva la i, io facevo tutta la riga di i e poi coscienziosamente ci mettevo i puntini.

Era bello stare a scuola, nelle belle giornate di primavera le insegnanti ci portavano a fare la passeggiata, dove c'é la chiesa di San Giovanni, prima era una campagna, c'era un bel prato, le maestre si sedevano nel muretto e noi giocavamo, poi rientravamo in classe felici.

Ho tanti bei ricordi di quel periodo, un giorno la maestra ci disse: "Bambini, oggi avrete un omaggio da parte degli americani" e diede a ciascuno di noi cinque caramelle e un quadretto di cioccolato.

Mi ricordo che in prima avevamo la matita, i dolori sono venuti dopo, con la penna e il calamaio, le bacchettate che prendevo sulle mani, che erano sempre macchiate di inchiostro. E il giorno che la maestra mi diede uno schiaffo, e mi mise zero spaccato nel riassunto, dice che avevo copiato, non era vero, è stata un'ingiustizia, un'altra volta mi fece stare un'ora inginocchiata sulla predella, perché una mia compagna aveva fatto la spia, dice che durante la lezione stavo mangiando un pezzo di pane, lo facevano tutti.

Ha fatto scalpore un episodio, non so, non ricordo bene cosa sia successo, sta di fatto che un ragazzo grande e grosso, ripetente, aveva picchiato la mia maestra, eppure eravamo tutti obbedienti e rispettosi con gli insegnanti, io per esempio non ricordo di essere mai andata in fondo alla classe, ognuno doveva stare al suo posto.

E ora parliamo di una mia compagna che era figlia di ricchi, tutti i giorni veniva a scuola accompagnata dalla cameriera, sciarpa, cappotto, cappello, e nelle brutte giornate anche le soprascarpe, era nel 1946, il dopoguerra penso, dovevamo fare la prima comunione (cosa c'entra con la scuola direte). Be, parliamone, a me mia madre mi fece fare un paio di scarpe da un parente calzolaio, da un paio di stivali della divisa di mio padre, una gonna blu da un suo grembiule (sa faldita) e una camicetta écru da due fazzoletti di seta (di mia madre).

La "bambina" lei sembrava una fata, eravamo tutte meravigliate, vestito bianco, velo, scarpe e calze bianche, era l'unica. Poi a casa sua una festa che non finiva mai. Però hanno pensato anche a noi, da ricchi che erano, nei locali dell'asilo infantile hanno offerto a tutti i comunicandi (quasi tutta la classe) una colazione a base di dolci e caffellatte, quindi è una cosa da ricordare.

La bambina era la preferita, sedeva da sola nel primo banco, perché aveva tanta roba, pastelli colorati, album, e tanti quaderni, io e Maria eravamo nel secondo banco, io avevo una matita normale e una grossa a due colori rosso e blu, i quaderni dovevano essere ordinati e tenuti bene perché costavano cari, la mia famiglia li doveva comprare, mentre a tanti altri li dava il patronato, i libri la stessa cosa.

Io vedevo le altre bambine, che con le forbici ritagliavano le figure dai libri, i miei genitori ce li facevano conservare per ricordo.

La cosa più brutta della mia vita è stato quando mia mamma ha avuto un altro bambino, non che io non volessi un altro fratellino, ma mi hanno sacrificato, io servivo a casa, e non mi hanno fatto più andare a scuola, io dovevo stare attenta ai piccoli, e fare le commissioni, a mamma e a nonna. Mio fratello era un anno più grande di me, lui poteva andare a scuola perché maschio, io questo non l'ho mai capito, dato che i miei genitori non erano stupidi, loro le scuole le avevano frequentate, le medie allora non c'erano, io le elementari le potevo finire.

Chiudo, saluto e ringrazio tutti, mi scuso perché io con la grammatica non vado
d'accordo. Un ricordo e un saluto alla mia cara maestra, spero che sia ancora in vita, e sia una bella nonna quasi centenaria, e che in fondo al suo cuore si ricordi di quella classe, in quel paese che è tanto bello e che si chiama Chiaramonti.

Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Giugno 2009 23:33
 
Commenti (2)
Ricordi di scuola
2 Domenica 28 Giugno 2009 08:00
Tore Patatu
Teresa ha quasi la mia età (anno più anno meno) e ha frequentato la mia stessa scuola. Io in prima ho avuto la maestra Marongiu e la classe era dislocata in un locale che noi chiamavamo “Sa Gil“, che era (ed è ancora, credo) di proprietà de “Sa soziedade de su bestiàmine" in “Caminu 'e Littu“ e, già da quei tempi, l'aula era dotata di riscaldamento centrale; cioè il braciere collocato in mezzo alla classe e ognuno di noi, a turno, portava il fuoco.

Ma veniamo al commento. La maestra Colomo vive ancora a Sassari in via Torres col marito Nino Sanna. La maestra Dussoni, insieme al marito Matteo Tedde, è sepolta al cimitero di Sassari, in una tomba di famiglia a pochi metri dall'ingresso principale, sulla destra.


L'episodio delle caramelle con la tavoletta di cioccolato, di cui parla Teresa, è citato da me nel libro “Pro no esser comunista mezus sòrighe”, in quanto, durante il doposcuola che frequentavo all'asilo, portai il regalo per farlo vedere alle suore e queste, approfittando della mia innocente bontà, me lo fecero donare a Gesù Bambino.


Io, però, ho anche ricordi da insegnante delle Scuole Medie di Chiaramonti. L'episodio più simpatico che ricordo è avvenuto il giorno “dell'inaugurazione” di Regina Coeli, cioè il primo giorno di scuola in quei locali. Gianni Mureddu, mio figlioccio, sfuggì al controllo del professore, si diresse verso una delle finestre del piano terra e, afferrando con entrambe le mani i ferri della solida inferriata, gridò verso i passanti con quanto fiato aveva in gola: “Vogliamo la riforma carceraria!”.
ricordi di scuola
1 Mercoledì 24 Giugno 2009 11:32
costantino
Il mese scorso, in occasione della mia visita in paese, ho avuto l'occasione di sentire questo racconto. Teresa ama molto scrivere ed ha una raccolta di poesie eccezionale, tutte molto belle e meritano di essere divulgate (bisogna convincerla).


Un caro saluto a tutti.


Sequals, 24/06/09

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