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Non abbattete quei pini: sono monumenti PDF Stampa E-mail
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Martedì 30 Giugno 2009 21:48

Lettera aperta al Sindaco, agli Assessori e ai Consiglieri comunali di Chiaramonti

di Carlo Patatu

Sento in giro dei boatos che darebbero per certo l’abbattimento dei tre pini storici del nostro giardino pubblico. Per liberarci dagli storni invadenti e dal loro sterco abbondante e maleodorante. Fuori il dente, fuori il dolore.

Preoccupato da tale possibile, quanto improvvido, intervento, ho chiesto lumi a un amministratore autorevole. Che mi ha confermato l’orientamento in tal senso del Sindaco e dei suoi collaboratori. Ma, mi è stato detto, al momento niente di deciso vi sarebbe. In breve, l’idea c’è; ma sul tavolo della Giunta municipale sarebbero spuntati dei se e dei ma. Più d’uno.


Dico subito, per quel che può valere l’opinione di un chiaramontese che ha scelto di vivere qui, che l’idea (la sola idea) di abbattere i tre pini appare scandalosa. E ne spiegherò appresso il perché.

I nostri giardini pubblici, nella dimensione attuale, furono ideati dal sindaco Fumera e poi portati a compimento dalla giunta Brandano sul finire degli anni Cinquanta del Novecento. Ma, sia pure di superficie ridotta, c’erano già da prima, realizzati subito dopo la Grande Guerra come Parco delle Rimembranze. All’interno del quale, nel 1927 (anno V dell’era fascista), fu eretto il monumento ai Caduti di tutte le guerre.

L’area del Parco, rigorosamente cintata a rete e non aperta al pubblico, finiva proprio là dove sorge il pino sulla destra di chi guarda dalla casa parrocchiale. Appena più a monte, allora, si apriva la strada per Funtana noa. Ciascuno degli alberi che vi furono messi a dimora (e quindi anche i tre pini di cui trattiamo) fu dedicato a un caduto in guerra. Fu “battezzato”, c’insegnarono alla scuola elementare. Un albero, un nome. A futura memoria. Per non dimenticare.

Quelle piante, pertanto, sono monumenti. Che i nostri nonni, sicuramente più saggi di noi, ci hanno lasciato per ricordare chi aveva perso la vita per difendere i valori e i confini della Comunità nazionale. Senza nulla chiedere. Su quel monumento e sotto quegli alberi, tutti i sindaci del nostro Comune hanno deposto, nel loro ricordo, corone di fiori e ne hanno letto ad alta voce i nomi, nella ricorrenza del 4 Novembre.

E allora? È credibile che, nella ricerca disperata (e finora vana) di un qualche espediente utile a liberarci (sempre per ipotesi) dagli incomodi storni,  i nostri amministratori siano pervenuti a tanta determinazione? È pensabile che gli storni, in assenza dei pini, se ne vadano lontano a trascorrere le loro notti e non preferiscano invece, spostandosi di qualche metro, colonizzare i lecci circostanti; cosa che, del resto, già fanno? O volete sradicare tutto ciò che può tornare gradito al riposo dei garruli e fastidiosi volatili? Dovremmo forse rassegnarci a fare dei giardini una tabula rasa? Ditecelo pubblicamente (e in anticipo), per cortesia. Ne abbiamo il diritto. E voi il dovere.

Un pino che muore lascia un vuoto nel cielo, ebbe a scrivere una ragazza per ricordare la morte di un amico. Perché l’albero cade una volta sola. Per sempre. Dopo di che, non c’è rimedio. Mai più. Ogni albero è unico. Nel nostro caso, poi, porta anche il nome e il cognome. Di un povero chiaramontese andato anzitempo all’altro mondo. Nel fiore degli anni e per difendere anche questa Comunità. Eliminare quegli alberi equivarrebbe a cancellare la memoria che rappresentano. Un po’ come far morire due volte i caduti di cui portano il nome.

Ecco perché sono dell’opinione che gli alberi dei giardini pubblici, diversamente dal patrimonio boschivo ordinario, siano beni indisponibili. Che codesta amministrazione non deve, non può permettersi di abbattere. Per nessun motivo. Già è stato scandaloso averli potati (e malamente), quei pini. Un intervento improvvido e inutile. Frutto d’improvvisazione e d’ignoranza. Sia in materia di coltivazioni arboree che di etologia.

Ci si dice che la Forestale avrebbe dato il benestare per il proposto abbattimento. Che c’entra la Forestale? Nel nostro caso c’entrano, semmai, un minimo di sensibilità per ciò che quegli alberi rappresentano. Ma anche di riflessione sugli avvenimenti della nostra storia, ancorché modesta. Sul nostro passato. Se pericolante (ma non è il nostro caso), un albero carico di storia lo si sostiene. Come si è fatto per il pino di Clelia Garibaldi a Caprera. Ma abbatterlo mai. Mai!

Da qui l’invito agli amministratori a lasciar perdere, se pure l’idea c’è stata. O se c’è ancora. Il problema degli storni, e di quel che la loro presenza ingombrante comporta, lo si può affrontare in altro modo. Ma sempre rifuggendo dalla superficialità, dalla estemporaneità e dall’improvvisazione. Perché non chiamare a raccolta un po’ di idee, ascoltando la gente che in questo paese ci vive e al quale vuole bene? Le letterine scritte dai bambini di quinta elementare in occasione della borsa di studio Fiori-Virdis possono essere un buon punto di partenza.

I nostri giardini soffrono per la mancanza di fiori e di qualche cespuglio multicolore. Niente abbattimenti, dunque; niente accette distruttive.

Meditate, per favore. Meditate. Cordialmente.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Luglio 2009 13:11
 
Commenti (8)
una rondine...
8 Domenica 05 Luglio 2009 21:56
Claudio Coda

 


Non ci posso credere!
Una rondine non fa primavera, cento storni ci cac.. addosso.

 

A Roma in p.zza S. Pietro, se eliminassero il colonnato del Bernini, rimarrebbe pur sempre la Basilica e il Papa, o vicerversa. A Cagliari in piazza Yenne, eliminando la statua di Carlo Felice, rimarrebbero a contorno discreti palazzi. A Sassari in piazza d'Italia, eliminando il monumento a V. Emanuele, rimarrebbero il Palazzo Provinciale, il Palazzo Giordano, contornati da altri edifici di interesse architettonico. L'occhio dell'osservatore avrebbe sempre un'alternativa.
A Chiaramonti, arrivando in centro, dai due sensi di marcia, si rimane colpiti (espressione usata da visitatori) dal fazzoletto di terra con grandi alberi che paiono delle sculture. Questo abbiamo! Ora immaginiamo un attimo il giardino senza questi. Lo sguardo dell'osservatore (per natura va per l'immagine preminente tra tante) dove andrebbe a parare? Sugli ombrelloni per gli avventori dei locali pubblici; su auto costantemente in sosta selvaggia; su macchinette spara sigarette; su inferriate appiattite sugli edifici; su fioriere rinsecchite; su serramenti in alluminio; su scatole refrigeranti appese ai muri; su restauri non restauri; su muretti costasmeraldini prima maniera.
No! Teniamoci gli alberi! Distoglierebbero l'occhio attento del visitatore, continuerebbero a rendere onore ai nostri Caduti, darebbero frescura al caldo estivo. E' vero! Nessuna Amministrazione passata ha avuto idea di abbatterli, tranne la realizzazione della propria vasca per pesci. Ad ognuna la sua. Auguriamoci che i boatos siano solo ragli dell'asino che non arrivano in cielo; al massimo potebbero cambiare la bagnarola acquatica, per pareggiare con le precedenti Amministrazioni.
Confido nella "prudentia" del nostro caro Sindaco e dei Suoi stretti Collaboratori. Ho detto la mia. Cordialmente, Claudio Coda.

Abbattere i pini dei giardini. Perchè si.
7 Sabato 04 Luglio 2009 10:02
Gian Mario Ruiu

Perchè si:
i bambini potrebbero godere del piccolo parco giuochi stando al centro del paese, senza il tanfo la sporcizia e i parassiti che portano lo sterco degli uccelli.
Il resto della popolazione, anziani, giovani e turisti, ritroverebbero un punto sociale per la conversazione, l'incontro e la cultura. Senza limiti invalicabili o sgradite sorprese sulla testa e sui vestiti.
I nostri concittadini morti in guerra, a parer mio, sarebbero più onorati se i loro monumenti non fossero quotidianamente riempiti o meglio bersagliati dallo sterco di centinaia di uccelli. Così, quello che oggi è il "Parco della Rimerdanza" tornerebbe ad essere il Parco della Rimembranza.
Proposta:
Si potrebbe ridurre i pini ad un'altezza di 2 - 3 metri e applicare su ognuno di essi una targa che ricordi a tutti il signicato e la storia di quelle piante.
Saluti Gian Mario Ruiu
---
E se gli storni, cosa che del resto già fanno, estendessero la loro presenza anche sui lecci circostanti? Taglieremmo anche quelli? Il parco giochi dei bambini, se proprio vogliamo che continui a funzionare bene e con la godibilità di un tempo, potrebbe essere spostato in una delle aiuole attigue alla vasca e non ancora invase dallo sterco degli uccelli. Oppure si potrebbe pensare a una sorta di gazebo che metta al riparo l'area attualmente inquinata.
Ma gli alberi, specie se storici, non si tagliano mai. A meno che apposito pronunciamento di esperti veri non ne dichiari la pericolosità e la conseguente impossibilità a garantire l'incolumità di chi vi gira intorno. E' stato fatto tutto ciò? Crediamo proprio di no. E se è stato fatto, insistiamo nel reclamare il nostro diritto a conoscere come sono andate le cose e le ragioni vere che sottendono un provvedimento drastico qual è il taglio di una pianta annosa.
Ma non c'è da stupirsi di tanta apatia nei confronti del nostro patrimonio storico e naturalistico. Basti pensare alla indifferenza con la quale noi chiaramontesi abbiamo accettato la distruzione del convento secentenso dei carmelitani e lo scempio operato nel restauro della nostra chiesa parrocchiale alla fine degli anni Sessanta del Novecento. Ora ci risiamo. Andiamo all'assalto di tre pini, i soli colpevoli delle montagne di sterco che gli storni depositano nei nostri giardini e non solo. Ma è proprio così? Mettiamoci gli occhiali da miopi, caro Gian Mario. Per guardare più in là, se possibile. c.p.

Non tagliate i PINI
6 Sabato 04 Luglio 2009 09:38
Mario Soddu

Sono d'accordo con la presa di posizione di Carlo.Non si puó abbattere un pino secolare, per colpa degli STORNI.
Secondo me, sarebbe opportuno fare intervenire le autorità regionali per potere finanziare un progetto, elaborandolo con persone competenti, specializzate in merito."Questi storni stanno dividendo la popolazione chiaramontese". Bisogna intervenire energicamente contro questo fenomeno di...MERDA. Siamo coscenti che tagliare gli alberi secolari più belli del giardino pubblico non servirà a niente; gli uccelli dormiranno sugli altri accanto.
C'è da tenere presente che gli alberi sono il cuore della vita sulla terra e della civilizzazione umana. Gli alberi secolari sono sempre stati venerati da quando esiste l'uomo. Esistono al mondo degli alberi multi secolari, in America ci sono dei pini che hanno più o meno 4700 anni. In Giappone ce ne sono anche di 5200 anni. In Mexico, recentemente hanno salvato "curato" un albero secolare di 6000 anni. Con dei lavori titanici. Perchè? "Quest'albero rappresenta alla popolazione locale un simbolo un mito di un valore inestimabile. La popolazione ha ottenuto dal governo i fondi necessari per salvarlo.
Per finire: che senso ha, che apparenza ha un giardino pubblico senza alberi??? Un pino è un PARASOLE naturale, durante le estati calde in Sardegna. Come si puó passare da centinaia di anni di venerazione a una cosi estrema violenza contro i pochi alberi che i nostri antenati ci hanno lasciato???
Saluti Mario Soddu.

Contro i mali del caldo l'unico rimedio è l'albero
5 Venerdì 03 Luglio 2009 20:23
Tore Patatu
Quand'ero bambino andavo a leggere i contatori della “luce” per rilevarne i consumi. Di solito andavo di fretta! Ma quando arrivavo alla bottega di un noto artigiano, dove solevano raccogliersi gli anziani pensionati, mi trattenevo più del normale (suscitando le ire di Modesto che mi aspettava) perché attratto da quanto queste proverbiali figure amavano raccontare. Si trattava di avventure straordinarie, soprattutto quelle vissute in periodo di guerra. Tra questi, c'era un simpatico vecchietto che aveva fatto la guerra d'Africa e, quando raccontava qualcosa, aveva l'abitudine di fiorirla, inventando particolari, confondendo il deserto con la savana e gli algerini “impumados” con gli indiani d'America, rivivendo intensamente nella sua fantasia situazioni assurde e paradossali, che, a sentirle ora fanno ridere. Ma allora io, grande lettore dei libri di Emilio Salgari e di Giu lio Verne, venivo letteralmente conquistato dalla sua affabulazione ricca e colorita, dalla sua espressiva gestualità, cui si accompagnava una voce suadente da attore consumato. I suoi amici si divertivano a sfotterlo bonariamente, dicendogli: “No est debbadas chi ses istadu in su desertu africanu. Igue su sole ipistiddaiat e t'est faladu s'istempèriu ca non b'aiat àlvures a t'acucare”.


Ora, non voglio dire che il sole chiaramontese sia deleterio come quello africano, ma non si sa mai. Comunque noi gli alberi per proteggerci li abbiamo. Proviamo a conservarli.


Ricordo anche che un candidato alla poltrona di sindaco, negli anni cinquanta, disse in un pubblico comizio che, se avesse vinto le elezioni, avrebbe demolito il monumento ai caduti, perché costruito in era fascista e, quindi, pericoloso. Chi ha la mia età, o qualche anno più di me, si ricorda come andarono a finire quelle elezioni.


Concludo con la stessa saggia espressione con cui gli alunni hanno concluso la loro recita: “Meditate gente... meditate...” però all'ombra dei nostri storici pini.
Pini
4 Venerdì 03 Luglio 2009 18:12
Leonarda Scanu

mi riferisco al mio precedente commento.. si prega leggere CHITI
L. Scanu

La sicurezza prima di tutto
3 Venerdì 03 Luglio 2009 13:25
Andrea Soddu
Salve, dopo aver letto l'articolo vorrei aggiungere alcune precisazioni. A detta degli agronomi il pino, pur potendo arrivare fino ai 300 anni, dopo aver compiuto 80-90 anni viene considerato un albero pericoloso. Non presenta segni esteriori di invecchiamento, ma in realtà il deterioramento inzia dall'interno del fusto e dalle radici; il che, aggiungo un "purtroppo", comporta il cedimento improvviso dell'albero stesso.
Secondo punto da non sottovalutare. Lo sterco degli uccelli, accumulatosi in enormi quantità sulle pigne e sui rami (le poche foglie rimanenti sono bruciate dallo stesso), è notoriamente un incredibile serbatoio di infezioni e un fattore altamente inquinante.
Torniamo al primo punto e consideriamo la pericolosità degli alberi. Nel caso di un probabile crollo improvviso (con conseguenti danni a persone e/o cose), di chi sarebbe la responsabilità? Del gruppo di persone che li avrebbe voluti tagliare a suo tempo (non propriamente la minoranza del paese), o di chi si è opposto? A prescindere dal problema degli uccelli, penso non sia "abominevole" l'idea di tagliare tre alberi e ripiantarne altrettanti o di più, come accade in Svezia da almeno trent'anni! Cordialmente.
---
Caro Andrea, intanto vorremmo leggerla questa benedetta relazione che dichiara "pericolosi" per l'incolumità pubblica i tre pini di cui parliamo. Tanto pericolosi da doverli abbattere tutti e tre in un colpo solo. Perché una relazione tecnica deve pur esserci, a supporto della deliberazione. E poi resta il fatto che quegli alberi sono "storici". Sono depositari di una memoria che non può e non deve essere cancellata. Pertanto, anche nell'ipotesi di un possibile cedimento "strutturale", essi andrebbero opportunamente supportati. Proprio come si è fatto per il pino di Clelia Garibaldi a Caprera. Ultracentenario, ormai, sta in piedi e sfida il maestrale impetuoso di quel sito. Inoltre, non pare "abominevole" segare tre alberi per sostituirli con altrettanti. Per quanto attiene al problema degli storni, parebbe, non abominevole, ma inutile. Gli storni li colonizzerebbero all'istante. E tutto tornerebbe come prima. O no?
Da da pensare che decisioni di questo rilievo, non previste né comprese nel programma elettorale di quest'amministrazione (e per di più adottate dalla giunta con voto non unanime), andrebbero valutate con molta cautela e non prima di avere sentito anche gli umori della gente. Dopo di che, se la "gente" è d'accordo per abbatterli, li si abbatta pure. Pazienza. Così coma accade per il cliente, il Popolo ha sempre ragione. c.p.
lasciamo vivere...
2 Venerdì 03 Luglio 2009 12:37
Leonarda Scanu
Alberi


Mi limito a riportare il famoso slogan di Chito:


Lasciamo vivere gli abeti e coloriamo le suore.


Cordiali saluti. L. Scanu/Roma
Riflessioni di un'insegnante...
1 Giovedì 02 Luglio 2009 20:43
Maria Franca
Sono M.F. Pinna insegnante presso la Scuola Primaria di Chiaramonti, leggendo tra le notizie del sito vengo a sapere, con mia grande sorpresa, che l’Amministrazione Comunale avrebbe intenzione di abbattere i pini per liberarsi del problema creato dagli storni.
A scuola, quando ero studentessa, mi è sempre stato insegnato che gli alberi sono un patrimonio da difendere e ora, come docente, propongo ai miei alunni l’educazione all’ambiente, come parte integrante dell’Educazione alla Convivenza Democratica e alla Cittadinanza.
Infatti, nel corso di quest’anno scolastico noi insegnanti abbiamo ampiamente trattato temi inerenti la salvaguardia dell’ambiente, e come conclusione di questa attività il 19-06-2009, con tutti gli alunni della Scuola Primaria e in collaborazione con l’Assessorato alla Pubblica Istruzione, abbiamo messo in scena un musical “Lasciateci vivere la nostra Primavera”. La trama della rappresentazione ha messo in evidenza i gravi problemi creati dall’uomo nei confronti della natura.
Il successo della manifestazione non è dovuto soltanto alla realizzazione di un “bello spettacolo”, ma soprattutto per gli spunti di riflessione che ha offerto sia ai bambini che a noi adulti. Il testo recitato concludeva con questo invito: “meditate gente... meditate...”.
Anche la nostra alunna Michelle, vincitrice di un premio a Martis, con una lettera al nostro Sindaco chiedeva “uno spazio verde ospitale per i giochi”.
E allora... la riflessione della nostra Amministrazione Comunale è quella del taglio degli “storici” pini come risoluzione del problema degli storni invadenti?
Personalmente mi auguro che ciò non succeda, altrimenti come potrò motivare, da insegnante ed educatrice, questo modo di operare dei nostri adulti amministratori ai nostri ragazzi?
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Al Sindaco e ai suoi collaboratori in giunta (fatta eccezione per l'assessore Scanu, che si è espressa con un voto contrario all'abbattimento) pare che non importi un fico secco di ciò che gli alberi rappresentano in genere e quei pini storici in particolare. Non a caso, il sindaco non era presente a quella bella manifestazione che la nostra Scuola Primaria ha offerto alla comunità. Per non trovarsi forse in imbarazzo? D'altra parte, cosa mai avrebbe potuto dire ai bambini?
Pensa che assurdità, cara Maria Franca: con una mano il nostro Comune finanzia un bel progetto della Scuola in difesa degli alberi e del patrimonio naturalistico; con l'altra paga un paio di legnaiuoli che faranno strage di tre pini ultraottuagenari e di un pezzo della nostra storia. Che tristezza vivere in un paese come questo! c.p.

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