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Un anfiteatro in paese. Perché no? PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   
Martedì 21 Luglio 2009 23:34
Non sarebbe poi una stravaganza, potrebbe sorgere sui gradoni dei giardini

L'idea di realizzare un anfiteatro a ridosso dei giardini pubblici l'avevamo lanciata fin dagli scorsi anni Novanta. Una proposta buttata lì, un po' a caso, nel corso di chiacchiere da bar con un amministratore. Considerandola alla stregua di una stramberia, ma anche di una provocazione, il nostro interlocutore la lasciò cadere. Senza pensarci nemmeno un po'.

Ma a quell'idea continuiamo a restare affezionati. Ecco perché vale la pena di riproporla. Pubblicamente, questa volta. Se non altro, per sottoporla al vaglio di più persone. Dedicandole un minimo di attenzione, però. Con occhio attento alle implicazioni che essa comporta. E che, ne siamo consapevoli, non sono poche.

Partiamo da lontano. Da sempre, il paese sente l'esigenza di uno spazio adeguato, in zona centrale, da destinare alle manifestazioni pubbliche all'aperto. Piazza Repubblica non possiede requisiti ottimali. Soprattutto se si considera la necessità di penalizzare il traffico per dare spazio al palco e alle attrezzature che gli operatori del service reclamano a buon diritto.

Contemperare entrambe le esigenze (degli automezzi e dello spettacolo) non è (non è stato) possibile. Finora. Di volta in volta, ai comitati delle feste e ai sindaci di turno si sono riproposti i soliti due corni del dilemma. Ogni scelta conseguente è risultata penalizzante. Per l’uno o per l’altro soggetto.

Da qui la ricerca di uno spazio nuovo, adeguato e centrale da destinare alle manifestazioni. Ma senza sacrificare il traffico veicolare in piazza Repubblica e strade adiacenti. Crediamo che lo si potrebbe ricavare con profitto nella scarpata dei giardini pubblici. In quella parte che si affaccia su Funtana Noa. Con un intervento mirato e una spesa sostenibile si potrebbe realizzare un anfiteatro capace di alcune centinaia di posti a sedere. Con tanto di orchestra nella parte bassa; e cioè dell’area che il teatro greco destinava allo svolgimento dello spettacolo.

Sarà indispensabile sacrificare poche piante, peraltro non pregiate, né storiche; da sostituire subito con altre da collocare in zona. Magari tutt’intorno alla cavea destinata al pubblico. Manco a dirlo, della struttura, se realizzata, s’impadronirebbero i giovani. Che, ne siamo certi, la eleggerebbero a punto d'incontri quotidiani e di riunione. Specie nelle ore serali. Dove essi potrebbero intrattenersi, di preferenza nella buona stagione, con qualche strumento musicale. Ma anche dar vita, di quando in quando, a spettacoli improntati all'estemporaneità. Come, d'altra parte, i ragazzi della nostra generazione hanno già fatto.

Ci sarebbe da concordare con gli eredi Schintu la cessione di una modesta fetta di terreno non pubblico. Ma, trattandosi di persone ragionevoli e potendo il Comune offrire qualche contropartita, non dovrebbe essere questo l'aspetto più spinoso da affrontare. L'orchestra, e cioè il palcoscenico vero e proprio, insisterebbe sulla curva a gomito della stradetta che porta a Funtana Noa. Ovviamente su un altro livello, per non intralciare lo svolgersi del traffico locale. Pensiamo a un sottopasso.

Nell’insieme, troverebbe posto pure un ricovero per la centralina elettrica e per il deposito di attrezzature e materiali. Il tutto, come abbiamo già detto, impreziosito dalla messa a dimora di nuove piante. A far da corona al complesso. Alla cavea si accederebbe dai giardini, dal viale Europa Unita e dalla citata strada per Funtana Noa.

Allo scopo d’illustrare, in qualche modo, la proposta, proponiamo una simulazione. Un fotomontaggio che, pur avvalendosi di una veduta del teatro greco di Siracusa (si parva licet...), appare piuttosto approssimativa, se non proprio ingenua. Ma noi non siamo del mestiere; perciò chiediamo comprensione.

È certo che un architetto saprebbe fare molto meglio, realizzando una simulazione di qualità e in scala. E quindi facilmente leggibile. Anche per chi, come noi, di queste cose s'intende poco.

Bene. A abbiamo detto la nostra. Non ci aspettiamo un coro di adesioni. Ma neppure un rifiuto emotivo. Sarebbe invece cosa saggia discuterne serenamente, in assenza di pregiudizi. Chissà? Da cosa può nascere cosa.

Staremo a vedere.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Luglio 2009 10:39
 
Commenti (2)
L'anfiteatro
2 Venerdì 24 Luglio 2009 18:25
Tore Patatu

 


L'idea è buona. Molti paesi si sono dotati di un piccolo anfiteatro, dove far svolgere le manifestazioni importanti, senza l'assillo delle macchine e le maledizioni dei frettolosi autisti. Molti paesi lo hanno fatto da molti anni. Bellissimo è quello di Ploaghe, posto all'interno della Fondazione San Giovanni Battista; purtroppo non utilizzato molto, in quanto gli abitanti di su Padru de subra, non vanno volentieri a su Padru de Giosso. Molto bello, ampio e centrale è quello di Osilo, ma anche quello di Florinas, capace di ospitare l'intero paese. Altrettanto bello quello di Orgosolo, proprio all'ingresso del paese, prima che inizi il corso centrale. Mi ricordo, una quindicina di anni fa, il mio collega Mario Doria, proprio guardando i giardini dal lato delle vecchie poste, disse: "Qui con pochi soldi fai un anfiteatro dove ci stanno più di mille persone”. E allora? Chi ha il potere di muoversi si muova. D'altronde, l'elevato numero e la qualità delle iniziative operate dalla Pro Loco in questi ultimi anni, giustificano ampiamente la sua presenza.

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Il fatto è, caro Tore, che al Palzzo siedono persone sorde ai richiami e ai suggerimenti dei cittadini. Che, lo ribadiamo, non pretendono di avere sempre ragione (talvolta ce l'hanno, a dire il vero); ma reclamano il diritto di essere ascoltati. Il che, da queste parti, non accade. c.p.

Posti a.....sedere!
1 Giovedì 23 Luglio 2009 16:39
c.c.
L'idea è buona !


Per risparmiare sul manufatto, si potrebbe chiedere al Berlusca di venderci o assegnarlo in leasing, quello realizzato alla Certosa, considerata l'ipotesi dello smantellamento di quel "buen ritiro". Chissà quanti fondoschiena illustri hanno lasciato la loro impronta su quel pacchiano manufatto!


Quale sia la formula da trovare, l'idea non è poi peregrina. Anzi!


Claudio

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Si potrebbe tentare l'impresa. Ma voci indiscrete accreditano l'ipotesi che l'anfiteatro del Sultano verrebbe ceduto in unico pacchetto col cratere pronto per le eruzioni. Compri due e paghi uno. Lo spazio di cui noi disporremmo, nell'ipotesi, non potrebbe contenere entrambe le meraviglie certosine. Pertanto, accontentiamoci di fare da soli e attendiamo di sapere se la nostra proposta sarà almeno presa in esame da chi ci amministra. Grazie, comunque, e saluti. c.p.

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