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C’era una volta RCH... PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   
Mercoledì 23 Settembre 2009 22:11

Una voce libera in Anglona, una spina nel fianco per i sindaci e non solo; ma ebbe vita breve

Un’emittente privata a Chiaramonti? Ma quando mai! E invece si, un’emittente c’è stata. Dal 1982 al 1984.

A pensarci oggi, pare incredibile: tre anni tondi tondi. Nel corso dei quali la nostra radiolina conquistò un’audience di tutto rispetto, diffondendo programmi musicali e dedicando ampio spazio all’informazione, all’approfondimento delle notizie, alla cultura. Dalle sette del mattino a mezzanotte. Tutti i giorni. Con buona pace dei sindaci anglonesi.

Che non la vedevano bene. Come il fumo negli occhi. E non a torto, dal loro punto di vista.

“RCH - Radio Chiaramonti Anglona”, così l’avevamo battezzata, dette il via alle trasmissioni ai primi di Settembre 1981. Ma l’atto costitutivo, redatto in Sassari dal notaio Vincenzo Lojacono, reca la data del 13 Marzo 1982. Sottoscrittori Filippo Ruiu (presidente), Carlo Carboni, Giovannino Cossu, Tonino Satta, Giovannino Scanu, Peppe Caccioni, Vincenzo Murgia, Massimo Schintu e Leonardo Tedde. A questi se ne unirono altri. Amici legati dalla comune appartenenza alla sinistra politica e dalla voglia di vivacizzare quella specie di “morta gora” che era la vita di paese.

Tutti in età già matura, con un quarto di secolo in meno rispetto a oggi. E pertanto carichi di entusiasmo e animati dal proposito di adoperarsi per stimolare la comunità a discutere e a riflettere sulle problematiche d’interesse locale. Non mancando, ovviamente, di ritagliare spazi importanti allo svago e al divertimento. Chi scrive assunse la responsabilità di dirigerne e coordinarne i programmi. Curando, segnatamente, l’informazione e la cultura. Altri si occuparono di musica leggera e classica, di folk e canti sardi. Il tutto gratis; anzi pagandoci di tasca le spese per l’acquisto degli impianti e per la gestione della radio.

Peppe Caccioni si dedicava alla diffusione di canzoni e musica leggera in genere. Vincenzo Murgia, impegnando le ore della tarda serata che l’azienda gli lasciava libere, metteva in onda un concerto notturno e dava la buona notte agli ascoltatori. Gian Mario Gallu era lo specialista dei canti sardi; ma intratteneva quotidianamente gli ascoltatori anche trasmettendo canzoni con dedica. Quando alla console c’era lui, il telefono era rovente. Le ragazzine lo seguivano adoranti. Ettore Mannu, appassionato di musica country, era anch’esso l’idolo delle giovanissime, innamorate della sua voce calda e suadente. Così pure accadeva per Carlo Moretti, Franco Dau, Patty Brozzu, Gianfranco Cagnoni e altri di cui, ora, sfugge il nome.

Il pezzo forte della nostra radio era l’informazione. Trasmettevamo un notiziario (RCH notizie) alle 19 di Lunedì, Mercoledì e Venerdì, con replica alle 22 degli stessi giorni. Io lo conducevo in diretta, coadiuvato da due abili lettori: Lella Fadda (allora studentessa liceale, ora medico in una città del Nord Italia) e Giancarlo Carboni (all’epoca studente di ragioneria, oggi dipendente comunale e specialista di software per uffici). Per la confezione del notiziario, mi avvalevo di una rete di corrispondenti da Martis, Laerru, Perfugas, Nulvi, Pattada, Sedini e Valledoria. Fra questi, Narduccio Dessole di Nulvi (al tempo insegnava matematica alla scuola media; ora è un dirigente scolastico a riposo), il perfughese Sergio Mundula (già direttore amministrativo del circolo didattico di Calangianus, al presente è assessore alla cultura della Provincia di Sassari), Gianni Tola da Pattada (insegnante) e altri di cui non ricordo più i nomi.

Mauro Savioli (medico veterinario tuttora in servizio) era titolare di una rubrica settimanale (Il pungiglione) che trattava problematiche inerenti all’allevamento del bestiame. Un gruppo di ragazzi nulvesi dinamici e fantasiosi (Mario Mele, Gian Mario Contini, Mariolino Buscarinu e Gavino Falchi) animavano trasmissioni di successo come “Erbe e salute”, “Cultura e vita”, “Dama e scacchi”). Narduccio Dessole era l’autore del settimanale di approfondimento “Anglona7giorni”, inizialmente curato da me sotto il titolo “Il Castellano”. Per oltre un anno, tenni la rubrica settimanale “Rimas e contos”, intervistando poeti e narratori chiaramontesi in lingua sarda. Successivamente, passai la mano a mio fratello Tore. Che, più competente di me in materia di lingua e letteratura sarde, allargò l’orizzonte, estendendone la trattazione alla Sardegna intera.

I sindaci, pur infastiditi dalle nostre bordate, sovente facevano buon viso a cattivo gioco; talvolta reagivano in modo scomposto. Al punto da impedirci di registrare le sedute dei consigli comunali. A Martis e Nulvi, entrando nella sala consiliare, una volta fummo addirittura perquisiti, per ordine del sindaco, per accertare che non nascondessimo registratori o altre diavolerie! È vero però che noi non eravamo teneri nei loro confronti. Soprattutto col notiziario e con “Anglona7giorni”. Non glie ne lasciavamo passare una. Usando, di preferenza, l’arma dell’ironia. Che è sempre micidiale.

Ma, a un certo punto, dovemmo smettere. Le spese soverchianti per mantenere efficienti gli impianti (il tecnico era Carlo Carboni: faceva tutto gratis), per la SIAE e per tenere aggiornata la raccolta dei dischi (a 45 giri) ebbero la meglio sul dichiarato impegno di andare avanti. D’altra parte, l’apporto della pubblicità era irrisorio. Coprivamo una zona economicamente depressa. Pertanto, oltre alle quote mensili ordinarie, i soci si sobbarcavano sovente quelle “una tantum”. Che Narduccio Dessole aveva ribattezzato scherzosamente “una spessum”. E poi ognuno di noi “teneva famiglia”. E così RCH, nell’Ottobre del 1984 spense gli apparati e cessò di esistere. Col rammarico nostro e la soddisfazione dei sindaci. Che tirarono un sospiro di sollievo.

A distanza di 25 anni, possiamo dire che quella è stata una bella esperienza. Informare puntualmente gli ascoltatori su quanto accadeva in Anglona, denunciando irregolarità e soprusi e mettendo a nudo le arroganze del “Palazzo”, era per noi esaltante. Il potere di mostrare il “re nudo” galvanizzava non poco l’attenzione degli ascoltatori e ne catturava i consensi. In breve, si può affermare, a distanza di anni e senza falsa modestia, che, in quei tre anni, abbiamo fatto opinione. Il che non è poco. D’altra parte, non poteva essere diversamente. Avevamo sposato quel che il trisavolo Cacciaguida aveva detto a Dante Alighieri:

“Questo tuo grido farà come vento,

che le più alte cime più percuote...

(la Divina Commedia, Paradiso, XVII - vv. 133-134)

Ultimo aggiornamento Martedì 13 Ottobre 2020 16:50
 
Commenti (1)
Che meravigliosi ricordi ........
1 Giovedì 24 Settembre 2009 21:41
Carlo Moretti
Che belli sono stati quegli anni alla radio, noi ragazzi che partecipavamo abbiamo vissuto un'isola felice e divertente allo stesso tempo.
Riavviare il registratore a bobine che doveva occuparsi del non stop 24 ore al mattino, prima di salire sul pullman per andare a scuola, incontrare e socializzare con tante persone che fantasticavano sulla voce, sentita in trasmissione e tante altre cose che il tempo ha cancellato.


Rimane però la sensazione di aver vissuto un'esperienza magnifica, che a mio parere tanti ragazzi dovrebbero fare.
Sono passati 25 anni, ma io vi rivedo spesso ai microfoni di RCH a trasmettere la musica che tutti amavano e vorrebbero sentire.
Ma oggi è ancora la musica che tutti vorrebbero ascoltare?


Un caro saluto a tutti.

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