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Si può guardare al futuro senza coltivare i giovani? PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   
Mercoledì 30 Dicembre 2009 21:10

È il caso della S.C. Chiaramonti, in affanno e senza rincalzi

Con la collaborazione di Matthew Donadu

 

Può, una squadra di calcio, ancorché modesta come la nostra, presumere di avere vita lunga in assenza di un vivaio?

La risposta è ovvia: no. Non può.

Lo potrebbe se disponesse di sponsor dai portafogli robusti. E cioè "comprando" sul mercato quel che non si coltiva in casa propria.

Non è il caso nostro.

Siamo in presenza di una compagine che, nella stagione passata, era riuscita a raggiungere traguardi eccelsi. Collocatasi stabilmente sull'Olimpo della classifica fin dalle prime partite, aveva poi concluso in bellezza il campionato. Vincendolo e facendo il salto di categoria. L'entusiasmo della tifoseria era alle stelle. Le quotazioni dei dirigenti pure.

Ma la nuova esperienza in seconda categoria ha costretto un po' tutti a un risveglio brusco. In prossimità del giro di boa di questo campionato, dopo dodici incontri nel girone di andata, ci ritroviamo con sette miseri punti. E soli soletti in coda alla classifica. Destinati, a meno di cambiamenti di rotta, che peraltro non si profilano all'orizzonte, a essere ricacciati là dov'eravamo.

Da più parti (e da tempo) si ripropone il problema di pensare a un vivaio di ragazzi, finora inesistente. E non perché manchi la materia prima. Anzi!

I giovanissimi ci sono. Taluni di essi, a detta di chi se ne intende, in possesso di requisiti tecnici niente male. Eppure chi di dovere non sembra accorgersene.

Tant'è che, ignorati dai dirigenti della nostra squadra, quei ragazzi sono emigrati altrove. Altre formazioni, la cui dirigenza guarda più in là del proprio naso, li ha accolti con entusiasmo e li fa giocare in campionati cadetti. Ma non disdegnando, di tanto in tanto, di chiamarli in prima squadra. Perché si facciano le ossa e si preparino al futuro. Così come dev'essere. Così come si fa.

Ed ecco che giocano a Laerru giovanissimi chiaramontesi come Alessandro Casella, Marco Piseddu, Marco Stincheddu, Antonio Truddaiu, Sandro Satta, Carlo Pinna, Matteo Mannoni, Davide Cossu e Salvatore Sanna. Quasi una squadra al completo. Oscar Soma, a seguito della rottura col mister Falchi, ora indossa la casacca dell'Erula. Altri praticano il calcetto, mentre invece potrebbero essere utilmente messi a disposizione della prima squadra. Ma non vengono considerati. Un vero peccato.

E allora? Posto che, per quest'annata, le cose sono andate nel modo che sappiamo, ci pare utile pensare, fin da ora, al prossimo campionato. Si prenda in considerazione l'idea di mettere in cantiere un vivaio, dove i ragazzi crescano e si formino partecipando a un campionato di categoria inferiore. Mettendo così a frutto e valorizzando energie ed entusiasmi. Che pure non mancano, da queste parti. Come non mancherebbe la collaborazione delle famiglie, se opportunamente stimolata.

Una squadra senza rincalzi è un arnese senza futuro. Una coppia senza eredi. Ci piace ipotizzare che i nostri ragazzi pratichino lo sport qui. Possibilmente in casa propria. Non tanto (e non soltanto) perché vincano i campionati. Ma anche per il piacere di tenersi in forma, cimentandosi e divertendosi in pratiche che temprano il corpo e lo spirito. "Mens sana in corpore sano", dicevano i Romani.

Per concludere, perdonate la civetteria di un'altra citazione. Che ci pare si attagli molto bene al caso nostro e che dedichiamo ai dirigenti della S.C. Chiaramonti. Con tanti auguri per l'anno nuovo che verrà:

"Se dai un pesce a un uomo, si nutrirà una volta.

Se gli insegni a pescare, mangerà tutta la vita.

Se i tuoi progetti valgono un anno, semina il grano.

Se valgono dieci anni, pianta un albero.

Se valgono cent'anni, istruisci il popolo".

(Kwan Tzu VII sec. a.C.)

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 31 Dicembre 2009 15:39
 
Commenti (3)
DIRIGENTE
3 Mercoledì 13 Gennaio 2010 15:40
GIUSEPPE CASTIA
E' FACILE PARLARE DA FUORI MOLTO FACILE IO INVITEREI QUALCUNO A BAGNARCI IL DITO E POI SI DARà UNA RISPOSTA DA SOLO SE NE CAPISCE DI CALCIO! LUIGI CUCCUREDDU è STATO NELL'AMBIENTE E PRSONALMENTE HA VISTO CHE NN è COSI FACILE E CHE PUNTARE SU TUTTI LOCALI O GIOVANI NN SI Và DA NESSUNA PARTE PERCHè LO RIPETO IN PAESE NN ABBIAMO LA MENTALITà DEL CALCIO SAPPIAMO SOLO CRITICARE E DISTRUGGERE NN AIUTARE A FAR BENE MA GELOSIE PER ROMPERE SEMPRE TUTTO! SE PER IL PROX ANNO CE QUALCUNO CHE SE LA SENTE DI FAR BENE ABBIA LE PALLE SI FACCIA AVANTI E SI ORGANIZZI LA SQUADRA E TUTTO IL CAMPIONATO PERCHE DIETRO CE TENTO TANTO MA TANTO LAVORO CARI MIEI, NN è SOLO LA DOMENICA ALLA PARTITA.......


CIAO MISTER LUIGI UN SALUTO GRAZIE DELL'INTERVENTO
s.c. chiaramonti
2 Martedì 05 Gennaio 2010 13:34
Luigi Cuccureddu
Purtroppo quello della valorizzazione dei giovani locali è un discorso che ormai è vecchio e stantio, in quanto è molto facile a dirsi ma molto molto difficile a farsi perchè ha bisogno innanzitutto di una cultura allo sport che, mi dispiace ammetterlo, ma sta sparendo sempre più, inoltre bisognerebbe trovare delle persone che abbiano la pazienza di seguire i ragazzi senza porsi obbiettivi fantascientifici e con questo non parlo solo dei tecnici ma soprattutto di tutte le persone che ruoterebbero attorno all'ambiente. Ma mi rendo conto che attivarsi per creare una struttura con queste basi non è per niente facile, ma è molto più semplice salire sul cavallo dei vincitori e farsi spingere dal vento dell'entusiasmo senza porsi obbiettivi a lungo termine, quindi non darei tante responsabilità alla dirigenza perchè in un campionato superiore, la tentazione di prendersi il "sicuro" è forte e far brutte figure non piace a nessuno. Aprofitto per mandare un saluto e un augurio di un sereno 2010 a tutti gli amici chiaramontesi.
calcio.
1 Venerdì 01 Gennaio 2010 22:47
Gian Piero Unali
Mi permetto, se mi è consentito e in punta di piedi, esprimere qualche considerazione in merito all'articolo di cui sopra. Ad Oschiri, che partecipa nello stesso girone del Chiaramonti, al campionato di 2^ cat., sino all'anno scorso è successa la stessa cosa. Gli anni scorsi si partiva con l'intenzione di vincere il campionato, quindi giocatori di categoria, presi dapertutto, pagati con rimborsi spese e quant'altro, con bilanci modesti, ma pur sempre fuori portata per piccole comunità come le nostre, e i giovani locali costretti a giocare fuori o addiritura, non trovando spazio in prima squadra, abbandonavano lo sport. Quando poi a metà campionato gli obiettivi si allontanavano, i "mercenari", iniziavano a non frequentare più gli allenamenti creando malumori e quant'altro.


Quest'anno si è voltata pagina, per poter fare fronte a bilanci in rosso degli scorsi anni, cercando di risanare quanto possibile, niente giocatori di fuori e dentro ragazzi di 18-20 anni a costo zero. Ragazzi che hanno i colori sociali e la bandiera radicata dentro, che vivono il prima-durante-dopo partita in maniera emotiva e partecipata, che mettono l'anima e il cuore dentro le partite. I risultati iniziano ad arrivare e si stanno ben comportando. Quindi l'augurio che faccio al Chiaramonti è quello di un cambiamento di rotta. Valorizzare i giovani locali, curando soprattutto l'aspetto sociale, non vedo perchè tanti ragazzi devono andare a Laerru o altrove per poter giocare a pallone. La partita Oschirese-Chiaramonti, che si era chiusa sul 2 a 0 per i primi aveva, al di là del risultato, messo in mostra proprio questo fatto. I primi lottavano con il cuore mentre il Chiaramonti sembrava una squadra senza anima.

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