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Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere PDF Stampa E-mail
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Domenica 03 Gennaio 2010 00:10

di Giacomo Leopardi

A proposito di anno nuovo che viene e di anni passati, proponiamo alla riflessione nostra e dei lettori questo curioso e significativo dialogo fra un venditore di almanacchi e un passante. Il dialogo è tratto dalle “Operette Morali” di Giacomo Leopardi, poeta sommo nato a Recanati il 29 giugno 1798 e morto a Napoli il 14 giugno 1837.

Quello di poter godere gli anni a venire in salute, felicità e allegria è un augurio ricorrente. Che continuiamo a ripeterci reciprocamente a ogni Capodanno. Non sappiamo bene con quanta sincerità. E con quanta convinzione. In ogni caso, l’occasione ci pare propizia per rifletterci su. Ed è questo l’invito che rivolgiamo a noi stessi e ai lettori.

Rinnovando gli auguri di buon anno 2010. (c.p.)

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Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere


Venditore: Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?

Passeggere: Almanacchi per l'anno nuovo?

Venditore: Si signore.

Passeggere: Credete che sarà felice quest'anno nuovo?

Venditore: Oh illustrissimo si, certo.

Passeggere: Come quest'anno passato?

Venditore: Più più assai.

Passeggere: Come quello di là?

Venditore: Più più, illustrissimo.

Passeggere: Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?

Venditore: Signor no, non mi piacerebbe.

Passeggere: Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?

Venditore: Saranno vent'anni, illustrissimo.

Passeggere: A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?

Venditore: Io? non saprei.

Passeggere: Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?

Venditore: No in verità, illustrissimo.

Passeggere: E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?

Venditore: Cotesto si sa.

Passeggere: Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?

Venditore: Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.

Passeggere: Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?

Venditore: Cotesto non vorrei.

Passeggere: Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?

Venditore: Lo credo cotesto.

Passeggere: Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?

Venditore: Signor no davvero, non tornerei.

Passeggere: Oh che vita vorreste voi dunque?

Venditore: Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti.

Passeggere: Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?

Venditore: Appunto.

Passeggere: Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?

Venditore: Speriamo.

Passeggere: Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.

Venditore: Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.

Passeggere: Ecco trenta soldi.

Venditore: Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

 

Ultimo aggiornamento Domenica 03 Gennaio 2010 00:53
 
Commenti (1)
Caccia al personaggio
1 Domenica 10 Gennaio 2010 14:52
c.c.

Tra un impasto e l’altro, trovo tempo per leggere: “Augusto” di Antonio Spinosa (1996). Una gradevole lettura della Roma Imperiale con singolari spunti della storia repubblicana di oggi. Trascrivo integralmente un passo che mi ha colpito maggiormente.


[...] Lo stato era praticamente affidato ad un uomo solo. A lui. Difatti al proconsolato decennale si univa annualmente nelle sue mani il consolato. Il potere di Augusto era fortemente stabilizzato. Lo stesso Augusto scriveva di aver assunto per universale consenso, la guida di tutti gli affari di Stato. A lui faceva capo anche il comando degli eserciti e delle province periferiche nelle quali operavano le legioni. Nonostante tale accumulo di poteri egli si presentava come un capo che agiva non più per aver usurpato il potere, ma come un principe che si reggeva su una base legale. Insomma, come un “princeps salubris”, ed era questa la definizione che più gradiva. La nuova costituzione che egli dava all’urbe romana celava una monarchia sotto mentite spoglie di repubblica. La finzione lo metteva al sicuro. E insisteva nel fingere, ammaestrato dalla tragica sorte del prozio (Cesare) che era stato travolto per aver voluto imporre la monarchia lealmente [...]


In parallelo Spinosa mostra somiglianza con l’era mussoliniana: sulle alture del Palatino, a Roma, Augusto costruì la sua dimora, ad essa corrisposero le pompose residenze di Mussolini: villa Torlonia e palazzo Venezia. Nell’antico Foro Augusteo, Mussolini collocò una statua bronzea dedicata ad Augusto, nell’atto di tracciare la via dell’impero da lui aperta con lo sventramento tra piazza Venezia e il Colosseo per farne una nuova "Via Sacra" della nazione fascista. Come Augusto aveva adeguato Roma, abbellendola, alla realtà dell’impero, così Mussolini cercava di fare usando il piccone. Così pure accolse Hitler, a Roma nel ’38, con abbellimenti e scenari di cartone verniciato color bronzo, e innumerevoli girotondi di carri armati (sempre gli stessi), tanto che Trilussa commentò con versi: "Roma de travertino, rifatta de cartone, saluta l'imbianchino, suo prossimo padrone".


Conclusioni! Non ho ancora finito di leggere il libro, ma mi pare di identificare qualcun’altro nelle vesti di Augusto prima e di Mussolini poi. Di questi due sappiamo come sono andati a finire, del terzo ancora no!


p.s.: Caro Carlo, recentemente hai affermato che oramai non frequenti più la chiesa, ma a ben vedere la frequenti eccome! Vedasi documentazione fotografica. Forse, senza malizia, come scriverebbe Spinosa, perché ti cedono... “l’altum sacellum”?
Cordialmente, Claudio.


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A riprova di quanto dici sul novello Augusto (brianzolo) di casa nostra, Andreotti (lo ricorderai certamente) sostiene da sempre che "a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca". E' la vecchia storia dei corsi e dei ricorsi storici di cui parlava Vico. L'uomo, e l'italiano in particolare, è di memoria labile. E pertanto pronto a innamorarsi dell'uomo che, di tanto in tanto, la provvidenza gli manda. Uso la 'p' minuscola, perché non credo affatto alla Provvidenza. E men che mai a quella ipotetica che si divertirebbe a mandare in giro personaggi del genere. Quanto al 'sacellum', dirò che mi ci hanno tirato... stavo per dire 'per i ciuffi'. Ma mi rendo conto di non potermelo permettere.
Ricambio saluti cordiali. (c.p.)

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