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Domenica 31 Gennaio 2010 18:19

A Cesano Boscone, successo del convegno su "Berlinguer e la 'questione morale'"

di Paolo Pulina

Nel pomeriggio di domenica 17 gennaio, presso il Teatro "L. Piana", a Cesano Boscone, il locale circolo dei sardi "Domo Nostra", in collaborazione con la Regione Sardegna-Assessorato del Lavoro e con la Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (FASI), con il patrocinio del Comune, ha organizzato un riuscito convegno (120 partecipanti) su "Enrico Berlinguer e la 'questione morale' ", dedicato alla memoria del grande politico di origini sarde (Sassari 1922) a 25 anni dalla morte (Padova 1984).

 

Ha aperto i lavori Marinella Panceri, presidente del Circolo, che ha illustrato le motivazioni dell'incontro citando un concetto espresso da Berlinguer nel 1980:

"La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del Paese e la tenuta del regime democratico".

"Questa - ha detto la Panceri - è solo una delle tante riflessioni che testimoniano la lungimiranza e l'attualità del pensiero di Berlinguer".

Non a caso, nel venticinquesimo anniversario della morte, Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati, così ha voluto ricordarlo: "Capì il rischio di una degenerazione del sistema politico e ponendo la questione morale pose in realtà il problema della democrazia e delle sue basi di consenso e di legittimazione che si sgretolano se viene meno il nesso tra etica e politica".

La presidente ha dato quindi lettura di un messaggio di saluto trasmesso da Sveva Dalmasso, consigliere (di origini sarde) della Regione Lombardia. Il sindaco di Cesano, Vincenzo D'Avanzo, non ha mancato di elogiare l'attivismo culturale del circolo dei sardi di Cesano, confermato dall'iniziativa di presentare la figura di Berlinguer come "grande sardo" ma anche come indimenticabile protagonista della vita politica italiana nel periodo fine anni Sessanta-inizi anni Ottanta.

Sono seguite quindi le due relazioni, la prima di Paolo Soddu (docente di Storia contemporanea nell'Università di Pavia; autore di una ricerca su "La democrazia compiuta: la proposta di Enrico Berlinguer", del 2004), l'altra di Salvatore Patatu (poeta e scrittore in sardo, "guardia del corpo" di Berlinguer in due estati sarde).

Soddu ha dichiarato di aver voluto inserire la cultura politica di Berlinguer nel quadro del Novecento italiano in una dimensione di lungo periodo. In Berlinguer, così come per altri giovani provenienti da famiglie appartenenti all'area liberale e democratica, il rapporto con la tradizione famigliare è fondamentale. Berlinguer non può essere comprensibile senza il retroterra risorgimentale, laico e democratico della famiglia. Il fascismo, con il suo duro aspetto anche di classe, rappresenta la soluzione di continuità che avvicina questi giovani democratici al Pci.

Per Soddu la specificità della segreteria di Berlinguer consiste nel tentativo di innovare profondamente la cultura politica del Pci, inserendola però in una prospettiva evolutiva della cultura del Pci. Sul piano internazionale, egli ha una visione molto chiara che conduce dal rifiuto opposto come vicesegretario, nel 1969, al tentativo dei sovietici di riaffermare, per il tramite della scomunica cinese, il primato del modello sovietico, all'affermazione nel 1981 dell'esaurimento della spinta propulsiva della rivoluzione d'ottobre. Passando, nel 1976, attraverso la fondamentale affermazione sulla Nato.

Sul piano interno abbandona il linguaggio togliattiano dell'incontro con i cattolici e passa più politicamente alla proposizione del reciproco riconoscimento con la Democrazia Cristiana e le altre forze politiche democratiche.

Secondo Soddu il problema storico della democrazia italiana è per Berlinguer il superamento della frattura tra area della legittimità e area della rappresentanza per passare a un sistema politico capace di evolvere. È stato questo il suo assillo, con il compromesso storico, con l'alternativa democratica e anche con la celebre intervista sulla questione morale, che poneva in luce il rischio di morte per fallimento del sistema politico costruito dopo il fascismo. Sistema politico che era sorto dal dolore e dalle sofferenze di un paese sconfitto nella guerra e che si era in parte rigenerato con la Resistenza.

Ad avviso di Soddu, Berlinguer comprende le difficoltà strutturali della democrazia italiana e su queste lavora, per la sua parte, trovando un'intesa con Aldo Moro e con Ugo La Malfa, cioè con l'esponente di punta del partito di maggioranza relativa e con l'uomo politico più significativo della cultura politica democratica proveniente dal Partito d'azione. In ciò vanno trovate le ragioni del conflitto con Bettino Craxi.

Per Soddu il loro non è un contrasto tra un conservatore e un modernizzatore, come oggi si sostiene, ma tra un dirigente politico che nutre preoccupazioni sistemiche e un leader ossessionato esclusivamente dalla crescita del suo partito, divenuto l'obiettivo fondamentale. Certo, l'acuirsi del contrasto tra comunisti e socialisti rivela tutta la debolezza della sinistra italiana, incapace di dare il segno allo sviluppo del paese.

Berlinguer è stato un riformatore autentico che si è mosso all'interno di un disegno strategico. È morto nel 1984. Secondo Soddu, le successive non scelte del Pci, che si lasciò sorprendere dalla caduta del muro di Berlino, non possono certo essere ascritte all'uomo che aveva avvertito per tempo sull'esaurimento del modello sovietico e, anziché trovare rifugio in una socialdemocrazia in declino, aveva saputo anticipare i nuovi dilemmi dell'umanità.

Salvatore Patatu è stato a stretto contatto con Enrico Berlinguer a Stintino durante le vacanze estive dell'agosto del 1972 e del 1973. Su questa frequentazione ha scritto nel volume di Nino Manca "Sassari 1944: i moti del pane" (1993), da lui curato (il libro ricostruisce le lotte di popolo che videro protagonista nella città natale il futuro segretario nazionale del Pci).

Attraverso numerosi e gustosi aneddoti Patatu ha presentato di Berlinguer un profilo inedito, non reperibile nella storiografia ufficiale. Ha messo in rilievo i sentimenti intimamente umani dell'uomo Berlinguer, con le sue paure e le sue ansie, i timori e le preoccupazioni, come quelle che lo assillavano prima di affrontare un comizio, che preparava con ossessiva precisione, soprattutto in relazione alla scelta delle parole e degli aggettivi; il suo affetto e la grande stima per il padre Mario, la sua particolarissima vena ironico-satirica, la passione per la vela e per il calcio, l'amore per la Sardegna e per Sassari e Stintino in particolare.

Patatu ha concluso il suo intervento, riportando un simpatico dialogo, avvenuto tra Enrico e il presidente Sandro Pertini, in occasione della sua visita a Sassari nel giugno del 1981, quando la Federazione del PCI regalò al presidente una "lepa pattadesa" (famoso coltello a serramanico, vanto degli artigiani di Pattada).

Un qualificato dibattito (sono intervenuti: Michele Tango, per l'Italia dei Valori; Giuseppe Gallo, coordinatore del Pd; Ferruccio Fabbri, presidente dell'Arci e responsabile di zona dell'Anpi) ha concluso l'importante evento di rievocazione storico-politica e umana organizzato dal Circolo sardo di Cesano Boscone.

 

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 30 Novembre 2017 10:05
 

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