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"Su pinnatzulu", ovvero un segno dei tempi PDF Stampa E-mail
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Giovedì 10 Giugno 2010 13:33

di Carlo Patatu

Ho letto con curiosità e interesse la nota pubblicata da Mario Unali sul sito da lui curato http://www.archeologosardos.it/, laddove parla di "pinnatzulos". Vi si spiega che "su pinnatzulu, in sardo, ha il suo corrispettivo nell'italiano fantoccio, pupazzo, spaventapasseri, che vale anche come sinonimo per persona che non conta niente, di poca importanza. Nella vigna se ne trovano di molto interessanti; più di alcuni che siedono in Parlamento, a partire dallo scranno più importante".

Ebbene, sempre a proposito di "pinnatzulu", devo dire a beneficio dei più giovani che, negli anni che precedettero la seconda Guerra Mondiale, in paese il servizio di nettezza urbana funzionava in modo alquanto approssimativo. Il vecchio ronzino di "Tiu Luiginu" trainava un carretto che, tutte le mattine, percorreva stancamente le vie di quello che oggi è il centro storico. E che allora era il centro e basta.

Caracollando sul selciato sconnesso delle stradette, quel carretto si fermava all'apparire, sulla soglia di casa, delle massaie che, accostandovisi, ci scaricavano le corbule e i secchi dei rifiuti domestici prodotti il giorno prima. In genere poca roba. E cioè quel che "s'iscobulu" e "s'umpidore" racattavano spazzando i pavimenti grezzi delle case. Gli avanzi più consistenti e odorosi erano prodotti in cucina; ma questi prendevano subito la via della stalla o del pollaio, dove maiali e galline voraci li divoravano in un batter d’occhio.

Prima che quel servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti fosse istituito, ciascuno provvedeva in proprio a scaricare avanzi e quant'altro nel mondezzaio. Che, per ragioni comprensibili, era ubicato sempre nelle immediate periferie dell'abitato. Le aree di volta in volta prescelte, previo accordo coi proprietari erano individuate dal Comune: Su Giomperi, Santu Luisi, Sa Rocchitta, Sa Niera, Muru Pianedda, Caminu 'e Cunventu, Sa Bicocca-Sa Cabina, Caminu 'e Funtana Noa, Codinas. Per segnalarle alla cittadinanza, le si contrassegnava con "unu pinnatzulu". E cioè con uno straccio legato a mo' di bandiera a un lungo bastone piantato saldamente sul terreno.

Qui le massaie trasportavano "a cuccuru" la mondezza, dentro corbule e altri recipienti tenuti in equilibrio "subra unu tedile" poggiato sul capo. Giunte in prossimità de "su pinnatzulu", ne scaricavano a terra il contenuto. Pertanto, su quell'area non tardava a formarsi una sorta di montagnola. Che cresceva giorno dopo giorno. Divenuto saturo quel sito, l'amministrazione comunale ne individuava un altro. Vi piantava un nuovo "pinnatzulu" e notificava la novità ai cittadini dandone l'incarico "a su bandidore".

Pertanto, "su pinnatzulu", da queste parti, aveva assunto anche la connotazione di mondezzaio. Tant'è che il cavaliere Nicolò Madau, sindaco di Chiaramonti negli anni 1915-1919, soleva dire: "Su sindigu est comente su pinnatzulu: ognunu andada e che li 'ettada s'arga subra" (il primo cittadino è una specie di "pinnatzulu"; ognuno si sente autorizzato a scaricargli addosso insulti, maldicenze e quant'altro). In breve, la mondezza.

Anch'io sono stato sindaco del mio paese (1970-1975). E ho sperimentato a mie spese che il cavalier Madau non aveva tutti i torti. Non li aveva sempre. Ma nemmeno i cittadini avevano (hanno) tutti i torti, quando se la prendevano (se la prendono) col sindaco per questa o quella ragione. Protestando, talvolta, anche con modi impropri, non sempre rispettosi e adeguati alla circostanza.

Accade ancora? Non so dire.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 12 Giugno 2010 13:01
 
Commenti (1)
In quel tempo erano discariche: oggi cariche esplosive
1 Sabato 25 Dicembre 2010 18:06
Antonio Maria Murgia
I politici di oggi non trovano le discariche ma solo le cariche! Ne da l'esempio il nostro governo: in tre giorni sistema tutto ad Arcore in compagnia di Bossi. Che "monnezza"


Saluto A. M. M.

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