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Lettera da Maddalena 2010 PDF Stampa E-mail
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Martedì 17 Agosto 2010 14:16

di Carlo Patatu

Eccomi di nuovo immerso nell’oasi paradisiaca dell’arcipelago maddalenino. I tanti turisti che lo affollano a Ferragosto lo rendono meno bello. E poco vivibile. Da egoista quale mi reputo, mi piacerebbe godere in solitudine la miriade di calette che impreziosiscono le coste di queste isole da sogno. Ma tant’è...

Ci sarà tempo e modo, lo spero proprio, di rifarmi. Più in là. Magari in autunno. Quando l’onda famelica dei turisti mordi e fuggi si sarà esaurita. Quando l’Isola tornerà sonnacchiosa e poco frequentata. Allora si che quegli angoli di paradiso potrò godermeli appieno. Insieme agli indigeni. Dei quali credo, con presunzione, di far parte. D’altronde, ci vengo fin dal 1944! Ci ho frequentato la prima media nel 1947/48. Ci ho pure lavorato, per un quinquennio, negli anni Novanta. Fate un po’ di conti...

Con la mia “Calipso”, per ora, mi accontento di veleggiare sotto costa, bordeggiando Caprera e Santo Stefano. Inutile allontanarmi oltre e raggiungere insenature di maggior pregio. Che sono anche le più gettonate, in tempi ferragostani. Cala Corsara, Santa Maria e Porto della Madonna, tanto per citarne qualcuna, sono prese d’assalto. Ridotte, ahimè!, alla stregua di parcheggio selvaggio d’auto; in piazza e nelle ore di punta. Par di trovarsi all’Emiciclo Garibaldi di Sassari. Quand’era aperto al traffico.

Visitare le spiagge dell’arcipelago, in questi giorni, invece che estasi e relax produce sofferenza e nervosismo. Stress, per dirla con una parola che non mi piace. Ecco perché preferisco gettare l’ancora a Ciaccareddu di Santo Stefano o a Est di Stagnali. Quei siti non sono un gran che; ma ci si può stare in santa pace. Senza che ti vengano addosso manovrando od ormeggiando maldestramente gommoni presi a nolo. E in assenza del fastidio di riascoltare all’infinito, al passaggio dei barconi di gitanti, il gracchiare di altoparlanti che descrivono con voce monotona il colore delle acque, la conformazione delle rocce e via dicendo. Una cantilena che si ripete all'infinito...

Ci sarà tempo, ripeto. Più avanti. Quando le cale Corsara, Granara, Santa Maria, Soraya, Coticcio, Brigantino, Portese, Giardinelli e altre torneranno accoglienti e splendide. Come natura ce le ha consegnate. Quando gli isolotti del Porco, della Paura, Corcelli e Piana saranno riconquistati per intero dai conigli selvatici, dalle lucertole e dai volatili che vi nidificano.

Ma incanto, magia, suggestione e fascino sono sensazioni che si provano appieno soprattutto fra Gennaio e Giugno. Con forza dirompente. Dopo le violente maestralate invernali che ripuliscono il mare. Quando la vegetazione si risveglia dal letargo e riveste quelle coste, apparentemente brulle, di fiori dai colori e profumi incredibili. Di una intensità inattesa e, per chi c’è stato soltanto d’estate, inimmaginabili. Zaffate di aromi di ginestra, cisto, lentisco, elicriso, mirto e alloro avvolgono e conturbano il velista di passaggio. Navigando sottocosta.

Ecco perché attendo con impazienza che la baraonda vacanziera si concluda. Per riappropriarmi, con i maddalenini, di quegli angoli stupendi. Unici. Che mi si presentano sempre uguali e sempre diversi. Che mi affascinano tanto quanto non sono capace di esprimere. Che mi hanno fatto innamorare di questa città. Dove mi sarebbe piaciuto nascere e vivere, se non avessi aperto gli occhi a Chiaramonti.

Eppure, sebbene in ostaggio ai turisti, con o senza ‘u Punenti, io qui vivo bene. Segnatamente quando cala la sera. Lasciate le spiagge e assicurate la barche all’ormeggio, i bagnanti se ne tornano a casa. É allora che il vento, solitamente, tace e il sole va a riposare dietro Punta Falcone, inseguito dagli ultimi bagliori rossastri che ne ritardano la scomparsa.

E qui mi fermo. Alle mie capacità “manca la possa” per farne una descrizione adeguata. Mi affido, pertanto, a Mario Boccone (1924-1984), poeta dialettale maddalenino, sensibile e non privo di humour. Così descrive il calar della sera:


L’isula di notti

U soli si ni và c’una fiammata,

e l’ombra supra i scogli è jà calata.

Di focu so’ i riflessi in tutt’u mari;

a u molu jà s’accendini i fanali.

Si gh’è u punenti, quasi sempri cala,

ancora si a jurnata è stata mala;

si po’ u scirocco è statu monda forti,

quista è propriu l’ora da so’ morti.

Una brezza chi cala da u Spinicciu[1]

ci porta u profummu di scavicciu;[2]

in quistu Paradisu cala a paci,

nun si senti più nuddha, tuttu taci.

L’isula dormi; riposa tranquilla

e aspetta chi a mattina a sveglia squilla,

pè ripiglià ancora i so’ lavori

a u nou jornu chi ghi dà u Signori.

Ma veglia sempri supra i so’ fedeli

Maria Maddalena[3], chi da’ Cieli

ci guarda, benedici e po’ proteggi

l’abitanti, u Scogliu[4] e i so’ tegghi[5].

 


[1] Rione di Maddalena

[2] Elicriso

[3] Santa patrona dell’Arcipelago

[4] L’Isola della Maddalena

[5] Le scogliere

 

 
Commenti (2)
Capri e l'Avvocato.
2 Sabato 21 Agosto 2010 06:57
c.c.
Un giornalista, qualche decennio passato, intervistava l'Avvocato per antonomasia, sul perchè non frequentasse più la bella Capri. Rispose così: frequentavo Capri quando le contesse facevano le putt..., ma da quando le putt...fanno le contesse non trovo alcun piacere soggiornare lì.
Gianni Agnelli docet !


Rifugiati della tua "Calipso", ninfa solitaria che ti accoglie nelle sue lunghe trecce al pari del navigator Ulisse.

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Ringrazio per il suggerimento, che seguo puntualmente. La mia Calipso, tuttavia, non ha trecce né possiede le "arti" di quella ninfa omerica. E poi io non sono Ulisse. Mi piacerebbe!...


Saluti. (c.p.)
Estate 2010.
1 Mercoledì 18 Agosto 2010 00:49
Gian Piero Unali
La tua lettera mi riporta alla memoria ciò che un mio caro amico diceva quando vedeva sfrecciare i numerosi natanti, più o meno grandi, che solcavano le splendide acque del golfo di Arzachena, esclamava con somma soddisfazione: "I soldi non li consumerete tutti, ma le vacanze e le ferie quelle si!!!".


Quindi caro Carlo ancora un po' di pazienza, la buriana sta per finire, così potremo goderci in santa pace questo angolo di paradiso terrestre.

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Ovviamente, condivido e... aspetto. Ciao! (c.p.)

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