Home » Chiaramontesi lontani » Chiaramontesi lontani - Giuanne Seu

Immagini del paese

Chiaramonti panorama 21.JPG

Statistiche

Tot. visite contenuti : 6790618

Notizie del giorno

 
Chiaramontesi lontani - Giuanne Seu PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 41
ScarsoOttimo 
Martedì 14 Settembre 2010 22:19

di Salvatore Patatu


Il 20 settembre prossimo, in occasione della festa di san Matteo, patrono di Chiaramonti, verrà ricordata in modo solenne la figura del poeta improvvisatore e dell'uomo Giovanni Seu, scomparso il 24 aprile del 1998 a Sassari, dove abitava da più di quarant'anni.

La commemorazione avverrà all'interno di una gara di poesia improvvisata, cui hanno aderito tutti i maggiori poeti ancora in attività. A me è stato concesso dagli organizzatori il piacere e l'onore di presentare questa gara.

 

Giovanni Seu (tiu Giuanne per tutti i chiaramontesi) nacque a Chiaramonti il 7 gennaio del 1915. In paese, fin dalla più giovane età, diede ampia dimostrazione di possedere doti innate di poeta improvvisatore, cantando, come si usava allora, nelle cene, nei bar e in sos tusorzos, nelle cantine e nei festeggiamenti conseguenti a qualche matrimonio o altre feste comandate.

Esordì in palco non giovanissimo, per colpa di una legge iniqua, che, in quei tempi, proibiva le gare poetiche in piazza. Dovette aspettare l'abrogazione di quella legge, cosa che avvenne con la caduta del fascismo. L'esordio avvenne proprio a Chiaramonti per la festa di san Matteo nel 1945, quando salì sul palco per sostituire Andrea Ninniri, che, per un disguido occorso nei mezzi di trasporto di allora, non poté arrivare da Thiesi. Gli altri due compagni in gara erano poeti già affermati e molto conosciuti: Belies Busellu di Ploaghe e Giovannino Fadda di Fordonganos.

Fu un successo, anche perché il nostro poeta fu fortemente applaudito e incoraggiato dai suoi paesani. Qualche volta non è vero il detto Nemo propheta in patria.

Dae tando apo leadu su 'olu, diceva con una sottile vena d'ironia.

Il suo maestro è stato Cicciu Piga di Perfugas, che spesso ha fatto in modo che venisse invitato a cantare al suo fianco. Tiu Giuanne ricorda questa "scuola" frequentata col maestro Cicciu Piga in un'ottava in cui esprime riconoscenza al collega anglonese:


Deo a Cicciu Piga tenzo istima

ca m'at isveladu sos segretos.

Cando a cantare so 'essidu a prima

fia minoreddu e pienu de difetos.

Issu m'at currèggidu sa rima

e m'at insinzadu sos cuntzetos.

E si unu pagu poto cumpàrrere

Tot'est mèritu sou devo nàrrere.


Chiuse la sua carriera alcuni mesi prima di morire, dopo aver cantato con tutti i più grandi poeti del suo tempo in Sardegna, nella penisola, in Europa e persino in Australia, per i nostri emigrati.

I suoi versi, dal punto di vista stilistico, erano perfetti; eccellente la costruzione ritmata dell'endecasillabo e ottima la conoscenza della lingua, con cui esprimeva concetti davvero complessi con una naturalezza e spontaneità sorprendenti, con proprietà lessicale e aggettivazione sobria e adeguata. Sapeva passare, con estrema disinvoltura, dai concetti profondi dei temi seri e impegnativi, a quelli scherzosi o, addirittura, di bufonia, per esprimere i quali, occorre anche una presenza scenica, che egli possedeva in maniera immediata e che il pubblico ha sempre dimostrato di apprezzare molto.

Alla Festa de sos bajanos del 1967 a Chiaramonti, tiu Giuanne era il pretendente giovane e povero, Pazzola quello ricco e anziano, e Bernardo Zizi la giovane orfanella che doveva scegliere uno dei due. Dopo tante scenette comiche, l'amore, che, come si sa, è german di giovinezza, trionfò in suo favore e lui chiuse l'ultima ottava del tema con questi due versi:


però ca de su coro ses reina,

damilu unu carignu Bernardina.


E, così dicendo, afferrò con le mani il viso di Bernardo Zizi e gli schioccò un bel bacio a tzocu, suscitando l'ilarità di tutti i presenti.

Aveva una voce stupenda, che gli consentiva di esprimersi molto bene anche col canto a chitarra. Non solo a parer mio, ma di esperti più accreditati di me, avrebbe potuto diventare anche un ottimo cantadore a chiterra. D'altronde, non è un caso se i fratelli Denanni sono suoi nipoti.

Tiu Giuanne era uno dei pochissimi, fra i poeti che ho conosciuto, dotato di una carica di autoironia davvero rara nei poeti, che, solitamente, tendono a essere piuttosto permalosi e, talvolta, anche presuntuosi.

Una volta andò in un paese dove avevano organizzato una gara piuttosto insolita e singolare. Sullo stesso palco, per metà serata si sarebbero dovuti esibire prima due poeti: lui e Peppe Sotgiu. E nell'altra metà, due cantatori a chitarra: Mario Scanu e Luigino Cossu, accompagnati dal chitarrista Nicolinu Cabizza. Accadde che Luigino Cossu, all'ultimo momento, proprio mentre il chitarrista stava accordando lo strumento, fece pervenire una comunicazione in cui esprimeva la volontà di non salire sul palco e di non partecipare alla gara. Cabizza, che conosceva molto bene tiu Giuanne, senza consultare nessuno, annunciò al pubblico che Luigino Cossu non avrebbe cantato, ma la gara si sarebbe svolta lo stesso, in quanto il famoso cantadore gallurese sarebbe stato sostituito dal poeta Seu, "grande poeta, grande amico e grande interprete anche del canto sardo".

Lui, ne mastru e ne cunfessore, stette al gioco per non rovinare la festa e, finita la gara poetica, rimase sul palco anche come cantadore, rassegnato a lavorare il doppio degli altri.

"E azis cantadu in gara cun Mario Scanu?", gli chiesi, non nascondendo sorpresa e ammirazione.

"Ehia!, ma m'at crebadu, ca Cabizza, a ogni 'etada de 'oghe chi concluia, mi 'antaiat a boghe alta, iscudende sa manu manna a sa cascia de sa chiterra e, nende a boghe ispalatada a su pùbblicu chi fia cantende mezus de Mario Scanu. Cuddu, chi lu giamaian Mario tres ballas, ca fit pius areste de un'atu marruda, at fatu pònnere sa chitarra in la diesis, e a ogni istèrrida de 'oghe, ponia su suore che messende e aggiummai non resesso a concluire sa gara. Apo finidu casaladu e arrughidu, chi so istadu una chida traghèndeche mele caldu".

"Ma, assumessi bos an àere pagadu a dòpiu", gli risposi ridendo.

"Aggiummai addopiadu ses! Pro mi ringrassiare, mancu unu soddu in pius; m'an postu in manu sa mantessi paga chi an dadu a sos àteros", concluse ridendoci sopra con gusto disinteressato, come se il fatto raccontatomi fosse accaduto a qualcun altro.

Giuanne Seu in su palcu ponet fogu e non timet sos mustatzos de niunu, era il commento degli appassionati. A Chiaramonti, in una gara a premi, cui parteciparono Zizi, Sotgiu e Piras, la giuria, presieduta dall'allora parroco, diede il premio a Zizi, nonostante gli altri due poeti fossero chiaramente superiori. Un mese dopo, ci fu un'altra gara con Seu e Piras e tiu Giuanne, ricordando l'episodio, per prendere in giro il collega più anziano, gli cantò un'ottava che chiudeva così:


"E d'est istadu ischertzu malandrinu

a nd 'aer betadu su mezus fantinu”.


Ma le sue dispute più celebri le ebbe con Antonio Piredda, col quale catzaimus istinchiddas de fogu, diceva ridendo. Cantò moltissimo anche con Peppe Sotgiu e con Piras, coi quali, però, aveva un atteggiamento più "rispettoso", ma mai di sottomissione. Anche con loro, non mancò di attaccarsi, quando era necessario rallegrare e divertire il pubblico, che da lui si aspettava sempre sas burriadas de fogu.

Nel 1976, a Bonorva, in occasione della festa degli Angeli, Sotgiu gli aveva fatto osservare che Bonorva era la patria della poesia, la Siena della lingua sarda e, poi, era anche il suo paese; per cui doveva tenere un atteggiamento umile e prudente. E lui rispose:

...

como lu naro un'àter'una 'ia

pro chi l'intendat totu su paese,

ch'in totacanta sa carriera mia

mai a niunu apo lintu sos pese;

e pro chi sia a tie afac'a domo

a crèes chi non los lingo mancu como.


Dichiarava sempre la sua origine chiaramontese, cosa che non ha smesso mai di sottolineare, in tutte le occasioni. Sempre a Bonorva, nella stessa gara, a Sotgiu sospettoso che il chiaramontese, rifacendosi ad antiche usanze ancestrali proprie del suo paese, si fosse portato armi (metaforicamente) nascoste sotto gli abiti, rispose:

...

M'ap'atidu unu pagu 'e poesia

e-i su coro armadu de coraggiu.

Pro chi mi toches non mi tremo puru

ca so tzaramontesu cori duru.

A Orroli, durante una gara nel mese di ottobre, si moriva dal freddo e lui, rispondendo al collega che minacciava di accendere un fuoco poetico distruttore, che lo avrebbe messo ko, rispose:


Deo già l'isco chi ti ses difesu

fintzamentas a fiancu 'e paladinos;

che diat chèrrere unu fogu atzesu

tantu 'e non fagher dannu a sos terrinos;

invece in custa gara apo cumpresu

chi no as alluminzu e ne lominos;

manc'una braja chi t'iscaldet creo,

chi ghiaciadu ses comente e deo.


Battista Marras, suo amico fraterno e poeta anche lui, alla veneranda età di ottant'anni s'impossessò di un terreno abbandonato nei pressi di Caniga e, in poco tempo, vi realizzò un orticello niente male. L'anno successivo, visto che nessuno ne rivendicava la proprietà, allargò i confini del campicello e vi piantò alcune barbatelle, con l'intenzione di ricavarne una piccola vigna e poter così procurare la provvista di vino ai figli. Tiu Giuanne gli improvvisò seduta stante questo sonetto.


Narat su diciu de antigas datas,

ognunu frimmet in s'arte sua.

Invece, o Battì', tue t'agatas,

a fagher binza, partinende a cua.


A pones mente, s'asa gana 'e ua,

e ti nde leas dae sas binzas fatas;

chi si est a isetare de sa tua,

Deus l'at a ischire si t'agatas.


Pro chi ogni fizu siat caru

una 'etada de manu non ti ètat

e si est chi t'aggiuat est casu raru;


e pro chi àtere non si nd'aprofètat,

riùnilos totu e nàralis in giaru,

chi chie chèret binza si nde fètat.


Era un uomo molto generoso: "Su sou non fit sou" si può sintetizzare su questa sua virtù, che, a volte, però, quando s'imbatteva in amici subdoli e profittatori, diventava difetto. Non sono mai riuscito a pagargli un caffé. "Ello su cumbidu a su fizu de Ciccia Pulina e de Giuanne Patatu fato pagare chi so iscasciadu de carveddu".

Una volta lo incontrai in nave; era insieme a Masala, Pazzola e Mura e tornavano dalla Germania, dove avevano cantato per due giorni di fila. Io ero studente e rientravo da Pisa alla fine degli esami. Mi portò a cena con loro, mi offrì il pasto, non ricordo quanta birra al bar (a me e a tutti quelli che erano presenti), mi regalò una stecca di sigarette e, alla fine, sapendo che non avevo cabina mi disse che avrebbe provveduto lui a acollocare custu istudente ispiantadu. Io avevo il passaggio ponte, non per mancanza di soldi, ma perché ero partito all'ultimo momento e non avevo trovato posto in cuccetta.

"Beni cun megus chi ti lu fato bider deo si no agatamus su letto pro te puru”. Andammo dal commissario di bordo, il quale, con molta gentilezza, ma con altrettanta fermezza, gli disse che era impossibile, perché la nave era al completo e non c'erano letti disponibili. Allora mi portò nella sua cabina, mi cedette la cuccetta e lui si accomodò per terra dicendo: "Sos ossos mios sun abetuados a drommire a costazos a terra. Tue ses istudiante diligu e as pius bisonzu de a mie de drommire in mesu a sos lentolos". Non ci fu verso di farlo ragionare, si distese palas a terra e cominciò a russare.

 

Come posso dimenticare tanto altruismo?

Purtroppo, era anche testardo e geloso della sua produzione poetica. Aveva una memoria prodigiosa che gli consentiva di ricordare a memoria migliaia di ottave sue e di altri. Quante volte l'ho pregato di sederci a tavolino e trascrivere tutto! Ma con decisione e fermezza mi rispondeva sempre che tutto il suo sapere doveva morire con lui. Per questo motivo non ha mai inciso né dischi né musicassette.

Le poesie sue che sono riuscito a raccogliere e conservare, oltre, ovviamente alle gare registrate (ne ho un numero considerevole), gliele ho carpite ricorrendo a dei sotterfugi, che non voglio dire, perché mi pare di rivelare il modo con cui ho tradito la sua fiducia. In tutti i casi, non mi sono mai pentito di averlo fatto.

Una di queste poesie è il sonetto dedicato al nostro paese:


A Zaramonte sa ‘idda mia


A ojos a oriente in d-un'altura

Zaramonte reposas e dimoras

e dae in cue miras e esploras

sa bascia Anglona e parte 'e sa Caddura.


Onzi manzanu a sa prima lugura

de sole matutinu t'indeoras

e cun s'ària fine, frisca e pura

sos abitantes tuos los ristoras.


Ses riparada dae tres collinas

a forma 'e mesaluna costruida

pares unu treatu naturale.


Laboriosa in totu sas fainas

sa zente tua educada e cumprida

gentile cun s'istranzu e ospitale.


Ha trascorso i suoi ultimi giorni a Casa Serena, dove andai varie volte a fargli visita; anche pochi giorni prima che morisse. Era diventato triste e malinconico; taciturno al punto di rispondermi a gesti e monosillabi. Non parlava più né di poesia, né di canti sardi.

Riposa nel cimitero di Sassari e ogni tanto vado a trovarlo e a portargli un fiore. Il suo loculo è vicinissimo a quello di mio figlio Manuel, a quello di Antonio Piredda, compagno di tante battaglie e a quello di Adolfo Merella, che egli, da grande intenditore di canto sardo, considerava il vero grande chitarrista.

Se la stessa situazione di vicinanza si ripete nell'altro mondo, tiu Giuanne, con gli altri due, potrà organizzare belle gare di poesia e di canto sardo, senza che nessuno sollevi la tonalità della chitarra per metterlo in difficoltà.

 

Nota: le foto che ritraggono Giuanne Seu sui palchi delle feste paesane, autore Salvatore Ligios, sono state tratte dal libro di Paolo Pillonca "Chent'annos!", ed. Soter 1996

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 30 Novembre 2017 10:01
 
Commenti (4)
Incontro a Sciaffusa Svizzera
4 Mercoledì 02 Aprile 2014 05:55
Giovanni

Negli anni '75 andai ad ascoltarlo col suo coetaneo Giuseppe Sotgiu. Alla conclusione dell`esordio, scese dal palco in cerca dei servizi pubblici (il bagno); lo accompagnai ed all`uscita lo invitai al bar. Lui prese un cognac, aveva bisogno di rinfrescare la memoria, mi disse che non era in forma, citava Sotgiu che era vantaggiato rispetto a lui che a Sciaffusa era la prima volta che ci cantava.


Ebbero come tema: spada e croce; il secondo suocera e nuora. Nelle duine ebbe un attacco verbale con Sotgiu, che avrebbe vinto una radiolina nella lotteria organizzata dagli organizzatori del circolo.... dicendogli "Ad'a bennere unu die, chi calchi unu che bincada a tie...".


Riposade in paghe tziu Juanne.

Racconto
3 Sabato 29 Settembre 2012 20:54
Giovanni Urracci
Negli anni 45/50 Tziu Juanninu Fadda paesanu meu mi aiata raccontadu chi aiat fattu una gara cun tziu Juanne Seu. A sa fine de sa gara, tziu Juanninu falande dae su palcu incontrada una giovana chi no istaiat bene (mongoloide), li narat a Tziu Fadda: "Da inue sezis bois?". Tziu Fadda: "Dae Fordongianus". "Accidente, in Fordongianus una idda de maccos a bi naschere unu intelligente che a bois". Rispondet Tziu Fadda: "Tenes rejone, ma Puzzumaggiore una idda de sabios, a bi naschere unu macchu che a tie...".
saluti
Giovanni
a tore patatu
2 Domenica 07 Novembre 2010 18:56
muntone cristoforo

como provo a t'aperrer sa pista


e ti fatto sos mios complimentos


ca tue contas bonu un'autista


ca ses pienu e tantos sentimentos


si t'amentas porrà giua battista


cando a festadu sos mannos eventos


este inie chi t'apo incontradu


e calkin ottada bi amos cantadu


rispondemi o tore s'as cunpresu


sò gristolu muntone su fonnesu

Ricordando Tiu Juanne
1 Domenica 19 Settembre 2010 11:37
Mario Porru-Serramanna
Gentilissimo Signor Patatu ho apprezzato molto ciò che ha scritto su Tiu Juanne Seu. Io ho avuto modo di conoscerlo personalmente e di ascoltarlo fin da bambino. Oltre a esser un buon improvvisatore era un grandissimo uomo e per me rimane un ottimo ricordo di lui. Ho avuto modo di scambiare tante opinioni e battute con lui e di registrare tante gare e procurarne da altri amici o appassionati di poesia.


Se vuole arricchire la sua collezione può contattarmi via e-mail anche perchè anche io continuo la mia ricerca di altre gare non solo di Giovanni Seu ma di altri cantadores.


Riguardo alle sue poesie e ottave Tiu Juanne non si faceva convincere tanto a scriverle perchè non voleva e questo è stato un peccato anche perchè sarebbe stato bello riordinarle in un libro con l'aggiunta delle foto... io ne ho qualcuna che gli avevo scattato durante qualche gara o fatte aasieme a lui. Mi sarebbe piaciuto venire a Chiaramonti nel giorno dove viene ricordato ma per motivi di lavoro sono impossibilitato in quanto secondo il mio parere sarebbe stato migliore far una festa in suo ricordo il sabato o la domenica.


Aspettando un suo contatto le porgo gentili saluti... e chi como Tiu Juanne nos osservet dae su chelu e si ponzat a cummentare.

---

Ringraziandola per il contributo, le assicuro che fornirò il suo indirizzo di posta elettronica a mio fratello Tore, autore dell'articolo su Juanne Seu e appassionato di letteratura in lingua sarda. Sono certo che non mancherà di contattarla. La saluto. (c.p.)

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):