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Mario Budroni, tecnico geniale e imprenditore di successo PDF Stampa E-mail
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Giovedì 30 Settembre 2010 13:28

Con un'antenna di fortuna riuscì, primo in Sardegna, a captare il segnale TV direttamente da Roma

di Carlo Patatu

A Chiaramonti la televisione arrivò prima che altrove, in Sardegna. Captando con un'antenna di fortuna le trasmissioni RAI direttamente da Roma. Se ciò accadde, il merito va ascritto all'intelligenza e alla testardaggine di un chiaramontese: Mario Budroni. Commerciante raffinato, tecnico intraprendente e geniale.

Correvano gli anni Cinquanta del Novecento. La cosa ci lasciò tutti a bocca aperta. Né poteva essere altrimenti. Di questo evento straordinario, che all'epoca aveva un po' il sapore del miracolo, mi riprometto di parlare più a lungo fra qualche giorno. Perché vale la pena raccontarlo. A beneficio dei più giovani; ma anche per rinfrescare la memoria a quelli della mia generazione. Che un po' la vanno perdendo, la memoria. E non solo per ragioni anagrafiche, purtroppo.

Dunque, Mario Budroni. Nato nel 1926, ebbe l'opportunità di proseguire gli studi oltre le elementari. A Sassari. Apparteneva a famiglia agiata e l'intelligenza non gli faceva difetto. Superò agilmente il ginnasio e frequentò un po' di liceo. Ma non giunse alla maturità: ragioni di salute (le stesse che poi lo porteranno alla tomba in giovane età) gli si misero di traverso.

Zio Antonio Luigi, suo padre, commerciante abile, allevatore accorto e imprenditore d'avanguardia, fu sindaco di questo Comune dal Novembre 1921 all'Aprile 1926. In società col compaesano Mario Rottigni, fondò la ditta "Budroni & Rottigni". Che, nella seconda metà degli anni Venti, portò l'energia elettrica a Chiaramonti, gestendone la distribuzione fino ai primi anni Sessanta. Fino a quando, cioè, l'azienda non fu ceduta alla SES (Società Elettrica Sarda), confluita poi nell'ENEL per via della nazionalizzazione.

In quegli anni, la ditta "Budroni & Rottigni" mise su un mulino per i cereali e un frantoio per la produzione dell'olio d'oliva. Mio padre ci lavorò fin dal primo giorno (e per quasi quarant'anni) come elettricista e mugnaio. Ecco perché presso i Budroni io ero di casa.

La madre di Mario, zia Felicina Quadu, gestiva un negozio ben avviato: vendeva generi alimentari e non solo. Sugli scaffali c'erano anche fili elettrici, isolatori, interruttori, lampadine e quant'altro occorreva per la messa in opera degli impianti domestici. Di quell'emporio ricordo ancora il profumo inebriante dei ragù che zia Felicina preparava nella "propria" cucina ricavata nel retrobottega. Appena dietro la scaffalatura a cassetti con vetrina, contenenti la pasta e lo zucchero. Che si vendevano sfusi. Quella donna riusciva a contemperare in modo egregio le esigenze della casa (cucina in particolare) e della clientela, numerosa e affezionata.

Mario Budroni era figlio d'arte. Lasciati gli studi, si dedicò alla gestione dell'azienda paterna, guidandola con piglio deciso, puntando all'innovazione. Fu sua l'iniziativa d'installare nuovi macchinari nel mulino e nel frantoio. Come pure di portare la luce elettrica al neonato quartiere di Codinas. Riuscì persino, vincendo la riottosità del sindaco cav. Nino Brandano, a dotare l'illuminazione pubblica dei primi due fanali con tubi fluorescenti. Uno sospeso in piazza Repubblica (a spese del Comune), l'altro in Carrela 'e Cheja (a spese proprie).

Poi, sia pure con un po' di trepidazione, mise mano al negozio di sua madre, trasformandone gradualmente la connotazione originaria. Accanto agli scaffali con spaghetti, bucatini e costas de sellaru fecero la comparsa i primi apparecchi radio, giradischi e registratori. Quindi televisori, cucine e frigoriferi.

Fu un bel salto. Una mutazione vera e propria.

Resistette invece la cucina. Che rimase dov'era, continuando a diffondere, fra espositori, banconi e cassettiere, il profumo sempre invitante dei soffritti e dei sughi di zia Felicina. Mario non mancò di avanzare timidi tentativi di "sfratto" da quello spazio gestito con autorevolezza da sua madre. Che, pure stravedendo per lui, seppe resistergli ed ebbe partita vinta.

Su quegli scaffali fecero capolino i long playing, dischi microsolco a 33 giri. Che mandarono definitivamente in soffitta i vecchi cari grammofoni a molla. E, con essi, i vetusti 78 giri. Imparammo a gustare l'ebbrezza del suono pulito, grazie alle trasmissioni radio in FM (modulazione di frequenza) e agli apparati ad alta fedeltà con due canali. Toni bassi e acuti da regolare separatamente. Una goduria.

Ma l'oggetto che più destava meraviglia, dopo il televisore naturalmente, era il registratore magnetico. Pareva incredibile che un nastro marroncino, scorrendo da una bobina all'altra, potesse catturare, conservare, ripetere suoni e voci. La cosa, pare ovvio, si prestava inevitabilmente a tanti scherzi. E ci fu chi non mancò di approfittarne. Con la complicità di Mario. Io fui tra questi. D'altra parte, in paese i creduloni non mancavano nemmeno allora. Anzi!

In quella bottega si faceva salotto. Ci si intratteneva a scambiare quattro chiacchiere, segnatamente nel tardo pomeriggio e la domenica mattina. Zia Felicina ci offriva un bicchiere di buon vino. Talvolta persino il caffé. Mario, che dal padre aveva ereditato un'abilità straordinaria nell'arte del commercio, coglieva ogni opportunità che gli si presentava. E poiché il danaro contante non gli mancava, faceva pure credito. Senza cambiali, sulla parola. "Candho podes mi lu pagas. Pensa a su saludu!...". Questo il suo motto. Chi mai poteva resistere a una profferta del genere?

Dopo l'entrata in funzione del ripetitore RAI sul monte Limbara, il segnale tv coprì finalmente tutto il nostro territorio. Ma... c'era un ma. I televisori costavano un occhio della testa. All'inizio, soltanto le famiglie più agiate (e più illuminate) se lo poterono permettere: i Bajardo, i Madau, i Rottigni, il medico condotto dottor Catta e qualche altro. Noi del volgo ci accontentavamo di guardare le trasmissioni standocene all'aperto. In piedi, in Carrela 'e Cheja. Qui troneggiava, davanti alla porta del negozio, un apparecchio tentatore, collocatovi da Mario Budroni. Naturalmente, bisognava fare i conti col tempo atmosferico. Le trasmissioni iniziavano intorno alle otto di sera e andavano avanti per circa tre ore.

Ricordo che, in una serata di pioggia e vento, Mario ebbe l'idea geniale di collocare quel televisore all'interno della bettola di "tiu Pizzente Boceo", suo dirimpettaio. Manco a dirlo, gli spettatori si trasferirono in massa dalla piazza alla bettola. Che, già un paio d'ore prima dell'inizio delle trasmissioni, registrava il tutto esaurito. Nessuno voleva perdersi lo spettacolo. Maschi e femmine. Seduti o in piedi. La cosa andò avanti per qualche giorno. Con grande soddisfazione di tiu Pizzente, che faceva affari d'oro. Ma una sera, sul più bello, si rifece vivo Mario Budroni. Voleva riprendersi l'apparecchio. Che, così disse agli astanti contrariati, aveva trovato un compratore. Tiu Pizzente si oppose con fermezza. Chiese il conto e, aperto il cassetto, pagò sull'unghia. Il televisore restò al suo posto, lo spettacolo poté proseguire.

Parallelamente alla radiotecnica, Mario coltivò la passione per la fotografia. Con la sua Rolley professionale scattava istantanee, che sviluppava personalmente nella camera oscura allestita in un angolo di casa sua. Dopo un po' di tirocinio, attivò un servizio di sviluppo e stampa. Fu un'iniziativa originale per quel tempo. E che ebbe successo. I prezzi modici e la possibilità di pagare con comodo furono le carte vincenti.

Ma la cinta daziaria di Chiaramonti stava stretta a Mario Budroni. Che pensò di estendere la propria attività anche ai paesi circostanti. Terreno allora vergine e fertile per quel genere di commercio. Nel frattempo, frequentando un corso per corrispondenza, era diventato un bravo radiotecnico. Ed ecco che il negozio diede spazio anche a resistenze, valvole, condensatori, tester, oscilloscopi e altre diavolerie che lo aiutavano a individuare i guasti. E a porvi rimedio.

Si attivò nella ricerca di giovani intraprendenti; possibilmente con qualche nozione di elettrotecnica. Capaci, per dirla all'ingrosso, di conoscere i fondamentali per porre mano a un impianto elettrico. Anche modesto. Fu così che nominò propri rappresentanti a Martis, Laerru, Nulvi, Ploaghe, Perfugas, Tula, Oschiri, Osilo e Sassari. Li incoraggiò a metter su bottega, fornendogli la merce e liquidando provvigioni. Autorizzandoli pure a praticare sconti e dilazioni nel pagamento.

L'iniziativa andò avanti alla grande. Talune di quelle attività commerciali sono tuttora in esercizio. Col tempo, si sono estese pure ad altri settori. Posso citare i Balzano di Nulvi, i Mangatia di Osilo, i Melis di Perfugas ed Erula. Una collaborazione, fruttuosa per entrambe le parti, che però s'interruppe bruscamente il 19 Settembre 1960. Quando Mario cessò di vivere pressoché all'improvviso, tradito dal cuore. Che gli faceva le bizze fin da quand'era ragazzino. Ma che ogni volta pareva riprendersi, dopo le crisi sempre più frequenti. Aveva 34 anni.

Nessuno raccolse la sua eredità, in questo paese. Che, in quel settore commerciale, divenne subito terreno di caccia del triestino-nulvese Gino Balzano, già stretto e prezioso collaboratore di Mario.

Pur con una differenza d'età di dieci anni, frequentai Mario Budroni assiduamente. Come amico e collaboratore. Mi dilettavo, allora, a fare l'elettricista. Il che mi fruttava soldini da spendere in autonomia, senza più gravare sul bilancio modesto di mio padre. Mario mi forniva il materiale a pagherò, mi dava consigli, mi assisteva nelle difficoltà di ordine tecnico. Mi dava la dritta nel fare i preventivi.

Più volte anch'io gli diedi una mano per installare le antenne tv. In paese e fuori. Lui si arrampicava sui tetti. Io fissavo alle pareti il cavo da collegare al televisore. E, quando necessario, impiantavo le prese di corrente.

Che dire? Guardo sempre con malinconia la lapide che, nella tomba monumentale di famiglia, ricorda quel caro amico. E spesso mi chiedo cos'altro mai avrebbe potuto fare, a beneficio proprio e del paese, se il fato non gli fosse stato tanto avverso.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Ottobre 2010 11:39
 
Commenti (3)
Uno zio speciale
3 Domenica 03 Ottobre 2010 13:55
Luis. Budroni

Grazie per aver ricordato Mario Budroni con affetto e stima. Per me è stato uno zio speciale, un modello insostituibile. Spero che in questa occasione emergano episodi e aneddoti che non conosco.
L.B.
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Me lo auguro anch'io. Mi propongo, a breve, di raccontare la bella avventura che ha consentito, gtazie proprio a Mario Budroni, di captare il segnale TV a Chiaramonti, prima che altrove in Sardegna. Grazie anche a te per l'input e la successiva collaborazione. (c.p.)

Momenti magici
2 Sabato 02 Ottobre 2010 23:35
Salvatore Soddu

Voglio aggiungere i miei ricordi di quel periodo.
Mario Budroni per me era un mito. Il suo negozio una attrazione magica. In quel periodo degli anni cinquanta, avevo iniziato ad imparare il mestiere di sarto. Il mio maestro era Mario Soddu (detto Mario Cadata). Mestiere scelto non per vocazione, ma perché essendo il terzo figlio maschio, e non avendo la possibilità di andare a Sassari a proseguire gli studi, dovevo per forza imparare un mestiere.
Il primo figlio faceva il meccanico, il secondo il calzolaio e io non potevo che fare il sarto. Malgrado tutto era un privilegio, grazie allo stipendio fisso di mio padre dipendente ANAS. Perché i miei compagni di scuola, non potendo continuare gli studi, lavoravano la campagna, lavoro molto faticoso. Pur essendo un lavoro onesto, non era ben visto, in particolare dalle ragazzine del paese, che non ambivano sposare un agricoltore, in quanto era una vita di sacrifici, senza sicurezze, pregando sempre una buona annata.
Perciò la mia palestra era “carrela 'e cheja” e tutte le volte che potevo entravo a curiosare nel negozio di Mario Budroni. In particolare nel periodo del dopo festival di Sanremo. Dove potevo ascoltare la voce di Nilla Pizzi cantare “Vola Colomba”, o la voce di Claudio Villa. Era una meraviglia, vedere per la prima volta l'immagine tremolante apparire e sparire dentro il video, all'altezza de "su monte 'e cheja”, vicino alla casa de tiu Peppeddu Cossiga, perché a quell'altezza riceveva meglio il segnale che partiva dal monte di Limbara.
Ricordo quando abbiamo convito mio padre a comprare la radio da Mario, abbiamo toccato il cielo con un dito. Ascoltare il festival di Sanremo a casa propria vicino al cammino, magari mangiando ceci abbrustoliti nel fuoco, o castagne fumanti. Coi vicini di casa che ben felici di condividere questa gioia, in attesa di avere una propria radio, possibilmente col giradischi.
Grati a Mario per averci anticipato il progresso e regalato momenti di gioia, e grazie al sito di averlo ricordato.
Con simpatia Salvatore Soddu

Un grande!!
1 Venerdì 01 Ottobre 2010 10:36
roberto galleu

Un altro bel pezzo di storia Chiaramontese, quando è mancato non avevo neppure un anno, ovviamente non ho potuto conoscerlo, ma della sua genialità ne avevo sentito parlare dai miei familiari.
grazie padrino
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Grazie a te, caro Roberto. Un altro personaggio di cui mi riprometto di parlare riguarda la figura di tuo padre. E non tanto, o soltanto, per quello che ha fatto in veste di segretario comunale. Ma soprattutto di animatore culturale e iniziatore di una miriade di attività. Che miravano essenzialmente a coinvolgere i giovani e non solo. Vedi un po' di dar fondo al tuo archivio fotografico, che mi sarà (ci sarà) molto utile. Saluti (c.p.)

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