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La Tribuna: Marieddu 'Udrone, per tutti noi PDF Stampa E-mail
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Lunedì 04 Ottobre 2010 20:54

di Salvatore Patatu

Anche io, come Carlo, ho avuto un'intensa frequentazione con Mario Budroni. Appena finite le scuole elementari, venni "parcheggiato" nel molino della ditta Budroni e Rottigni, dove lavorava mio Padre, a fare il garzone mugnaio ed elettricista, in attesa di tempi migliori. Di conseguenza, il rapporto coi titolari di quella ditta, tiu Antoni Luisi e signor Mario, e dei loro familiari erano quotidiani.

Quando montò l'antenna TV in su Monte 'e Cheja, nei pressi della casa di tiu Peppeddu Cossiga, lo aiutarono mio padre e Battista Falchi. Proprio in quel periodo, feci l'esame di ammissione alla scuola media a Sassari, scuola che cominciai a frequentare, però, a Nulvi due anni dopo. Era, quindi (potrei sbagliarmi di un anno), il 1953/54.

Quando, poi, arrivarono le trasmissioni da Limbara, nel 1956, lui era prontissimo e aveva battuto tutti sul tempo. Ci sono degli episodi gustosi, su come riusciva a combattere la concorrenza improvvisata e abborracciata, che Carlo conosce molto bene, avendoli vissuti in prima persona. Era un uomo molto intelligente e non bi cheriat ragas de zentighedda a batterlo sul suo lavoro. Fra i suoi allievi, oltre a Gino Balzano di Nulvi e gli altri citati da Carlo, c'era anche Griscenko di Sassari.

Aveva il laboratorio fotografico su in terazza e spesso mi faceva vedere come sviluppava i negativi e stampava le foto bianco e nero. Quando venne la RAI a Chiaramonti (nel 1957, mi pare), per la presentazione della scheda del paese, dottor Costi, il responsabile che fungeva anche da presentatore, aveva espresso il desiderio di avere alcune foto particolari del nostro paese, che lui realizzò in mezz'ora, suscitando la sorpresa dei tecnici della RAI che non erano abituati, girando nei paesetti della Sardegna per propagandare il mezzo televisivo, ad avere quanto chiedevano.

Non dimentichiamo che è stato lui a inventare il bando pubblico (con gli altoparlanti) che ha funzionato a meraviglia per tanti anni, gestito dalla voce stentorea di tiu Peppeddu.

Io lavorai con lui in moltissime occasioni, in quanto andavo a integrare i miseri impianti elettrici delle case di quei tempi, con una presa elettrica per il televisore. Dopo poco tempo, però, non mi limitavo a quello, ma ero anche in grado di piazzare l'antenna, al punto che propose a mio padre di staccarmi dal molino per andare a lavorare con lui. E babbo era pure d'accordo. Ma non mia madre che voleva che studiassi.

Lo aiutai a installare la TV in tutte le case dei ferrovieri di Campomela, ma anche a Nulvi e a Osilo. Poco tempo fa, Mario Casula mi ha detto che, quando ha ristrutturato la sua casa di Chiaramonti, togliendo la vecchia antenna TV, piazzata a suo tempo da Mario, ha notato che i contatti nella scatola di derivazione erano ancora perfetti. Mario, infatti, su suggerimento di mio padre, vecchio ed esperto elettricista, scioglieva la cera di una candela stearica nella scatola dei contatti, fino a ricoprirli totalmente e salvaguardarli, così, per decenni dagli assalti del tempo.

Quando morì avevo appena finito le scuole medie. Ho un ricordo vivissimo di lui! Lo ricordo come tutte le persone di una certa età ricordano i personaggi che hanno riempito la loro infanzia. Ogni anno, in occasione della ricorrenza dei defunti, ho l'abitudine di portare un fiore nella tomba degli amici passati a miglior vita e lui è uno di questi. E tutte le volte, mi viene da pensare come sarebbe stata la mia vita se avessi lavorato con lui invece di andare a studiare.

Luisella Budroni ha citato un mio pezzo in sardo su Mario Budroni. Si tratta del capitolo XXII del libro “Pro no esser comunista mezus sòrighe”, che allego qui di seguito.

Carlo deciderà se vale la pena di pubblicarlo o meno.

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Carlo ritiene di si, naturalmente. Si tratta di un documento interessante. Per due motivi, essenzialmente: è redatto da un testimone oculare ed è scritto in sardo logudorese. Il che lo impreziosisce ulteriormente.

Pertanto, chi ha interesse a leggerlo, potrà farlo cliccandi qui.

Grazie, Tore! (c.p.)

 

 

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