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Personaggi: L'eroismo dei Chiaramontesi PDF Stampa E-mail
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Sabato 23 Ottobre 2010 11:34

Il caso del finanziere Giovanni Matteo Brunu, caduto nella Grande Guerra (1863-1915)

di Gerardo Severino*

1. Premessa.

Lo scorso 28 giugno, sul sito della famiglia Patatu, egregiamente gestito dall'amico prof. Carlo Patatu, ho letto con gioia un trafiletto dedicato ad un eroico chiaramontese, sotto forma di estratto che lo stesso Carlo ha ripreso dalle note "Cronache di Giorgio Falchi", al quale egli stesso ha dedicato un apposito libro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si tratta della vicenda di un eroico ex milite della Regia Guardia di Finanza, Giovanni Matteo Brunu, il quale, dopo aver prestato servizio presso tale Corpo e, quindi, posto in congedo, allo scoppio della 1^ guerra mondiale chiede ed ottiene di arruolarsi volontariamente, cadendo subito dopo in battaglia alle pendici del Podgora.

Rimanendo affascinato da tale storia, ho avviato le opportune ricerche presso il Museo Storico della Guardia di Finanza, Ente che ho l'onore ed il privilegio di dirigere. Dalle stesse è nato il presente contributo, con il quale cercherò di completare il lavoro di Giorgio Falchi e di Carlo Patatu, consentendo così ai tanti frequentatori del sito di conoscere meglio la storia di questo grande eroe sardo.

2. Il finanziere Giovanni Matteo Brunu.

Giovanni Matteo Brunu nacque a Chiaramonti (Sassari) il 20 settembre 1863, da Salvatore e da Domenica Carta. Visse in paese sino al 21. anno di vita, dapprima frequentando le scuole dell'obbligo e successivamente coadiuvando il padre nella gestione dei campi.

Nel 1884, al compimento della maggiore età, il giovane Brunu fu chiamato alle armi, per l'assolvimento degli obblighi di leva. Dopo aver completato tale periodo, egli decise di rimanere ancora qualche anno nei ranghi del Regio Esercito italiano. Il 1. dicembre 1887, il Brunu fu quindi assegnato al 66. Reggimento Fanteria "Valtellina". L'8 novembre del 1888, il soldato Brunu raggiunse col suo reparto la lontanissima Africa, esattamente l'Abissinia, ove si stava combattendo una assurda guerra coloniale.

Rimpatriato dall'Africa il 26 gennaio del 1890, il soldato chiaramontese fu assegnato alla cosiddetta "Milizia Speciale di Sardegna", a quei tempi impegnata nella repressione del banditismo. Rimase in servizio nel Regio Esercito sino al 4 agosto seguente, data del congedo definitivo.

Ritornato a Chiaramonti, Giovanni Matteo approfittò di un bando d'arruolamento nel Corpo delle Guardie di Finanza, decidendo così di entrare a far parte delle Fiamme Gialle, istituzione nella quale avevano militato e militavano molti suoi compaesani. Dopo ave superato la visita medica e le prove d'ammissione, presso l'allora Comando di Circolo di Sassari, il Brunu fu arruolato nei Finanzieri il 3 ottobre dello stesso 1890.

Destinato al Deposito Allievi di Genova, per la frequenza del relativo corso di formazione, Giovanni Matteo rimase presso tale reparto appena un mese, anziché sei mesi, come era previsto dal regolamento per chi non aveva ancora assolto la leva. Avendo già prestato lungamente servizio in altra Forza Armata, il Brunu fu quindi destinato immediatamente al servizio operativo, assegnato al Circolo della stessa città di Genova.

Di lì a qualche anno iniziarono anche per lui le peregrinazioni in giro per l'Italia, causate dai frequenti trasferimenti di reparto voluti dalla Direzione Generale delle Gabelle, dalla quale dipendenza allora il Corpo dei Finanzieri. Il 1. marzo del 1893, Giovanni Brunu raggiunse così la provincia di Perugia, ove prestò servizio sino al 1. giugno del 1894. Il 1. ottobre dello stesso anno lo troviamo a Rimini, mentre il 1. gennaio 1895 riprese i bagagli per raggiungere la lontanissima Bassano del Grappa.

Dopo due anni trascorsi in alta montagna, Giovanni Matteo ottenne di raggiungere Firenze, assegnato al Circolo "interno" dello stesso capoluogo toscano. A Firenze il Brunu trascorse il periodo più lungo della sua carriera, circa cinque anni, periodo in cui probabilmente trovò anche il tempo di trovar moglie ed accasarsi.

Il 1. marzo 1903, quando il nostro protagonista aveva ormai compiuto i quarant'anni d'età, la Direzione Generale delle Gabelle accolse la sua domanda di trasferimento, autorizzandone l'assegnazione al Circolo della Regia Guardia di Finanza di Cagliari. Nella bellissima città sarda, Giovanni Matteo Brunu presterà la sua professione sino al 1. luglio 1905, data in cui il locale Ospedale Militare lo dichiarò inabile al servizio, collocandolo quindi a riposo.

Dopo aver servito le Fiamme Gialle per 15 anni, peraltro meritando anche due encomi per alcune importanti operazioni per il contrasto del contrabbando, Giovanni Matteo veniva messo alla porta, senza peraltro potersi appellare e far pesare sia i suoi pregressi operativi, sia e soprattutto i disagi e le fatiche sopportate durante la durissima Campagna d'Africa.

A differenza di quanto scrive il Falchi, non ci risulta che Giovanni Matteo Brunu fosse mai stato promosso Sotto (Vice) Brigadiere, poiché ciò sarebbe dovuto emergere dal suo foglio matricolare, oggi conservato presso l'archivio del citato Museo Storico. Sempre secondo il Falchi, dopo il congedo dalla Guardia di Finanza, Giovanni Matteo avrebbe eletto domicilio a Pescia, in provincia di Pistoia, luogo d'origine della moglie.

3. Volontario ed eroe della "Grande Guerra".

Allo scoppio della 1^ Guerra Mondiale, o meglio allorquando l'Italia decise di entrare anch'essa nel conflitto mondiale, scelta che si concretizzò il 24 maggio 1915, Giovanni Matteo Brunu, avendo atteso invano il richiamo in servizio nel vecchio Corpo d'appartenenza, decise di arruolarsi volontariamente nel Regio Esercito.

Nel giugno del 1915, il maturo ex Finanziere fu nuovamente arruolato nei ranghi del 66. Reggimento Fanteria "Valtellina", destinato ad operare sul fronte Giulio. Considerata la sua lunga militanza tra i militari (quasi vent'anni fra Regio Esercito e Regia Guardia di Finanza), il Ministero della Guerra gli riconobbe il grado di Caporale, grado con il quale avrebbe potuto guidare in battaglia una delle tre squadre che componevano il plotone d'appartenenza.

Il Reggimento fu destinato sulla destra dell'Isonzo, esattamente sulla collina del Podgora, nei pressi di Gorizia, con l'ordine di concorrere alle operazioni tendenti allo sgombero del campo trincerato austriaco.

Ricordiamo brevemente ciò che accadde.

Il primo attacco ai trinceramenti nemici del Podgora ebbe inizio l'8 giugno 1915 da parte delle truppe dell'11^ Divisione Fanteria. Tuttavia, sia con questo primo attacco, sia con un secondo, tentato il giorno 10, le nostre fanterie non riuscirono che a trincerarsi a mezza costa dell'altura. Il 23 giugno 1915, data d'inizio della 1^ battaglia dell'Isonzo, l'11^ e la 12^ Divisione ripresero l'attacco dell'Isonzo, estendendolo fino a Sant'Andrea.

In realtà, non essendo stato il fuoco di artiglieria sufficiente a rompere i profondi e molteplici reticolati avversari, tutti i tentativi di avanzata andarono ad infrangersi contro l'inesorabile siepe di ferro, nella quale invano schiere di audaci fanti, votati al sacrificio, tentavano di aprire varchi mediante pinze da giardiniere e tubi di gelatina esplosiva.

Ripresa la lotta, il giorno 5 luglio le Brigate "Re" e "Casale", il Reggimento Carabinieri Reali ed un Battaglione della Regia Guardia di Finanza si prodigarono ancora in sanguinosi attacchi, riuscendo a raggiungere la sommità dell'altura, senza però potervisi attestare. Nella seconda battaglia dell'Isonzo (18 luglio - 3 agosto) il VI Corpo d'Armata ritentò la conquista del Podgora.

Fin dal primo giorno dell'offensiva, i fanti della brigata Casale (che meritarono più tardi di essere chiamati "i gialli del Podgora") riuscirono ad espugnare alcuni trinceramenti nemici sulle falde del monte, sopra Lucinico. Il giorno 19, poi, i fanti della Brigata "Re" e i Carabinieri Reali si spingevano fin sotto la quota 240, ma un contrattacco nemico obbligava i nostri a ripiegare con gravi perdite. Rinnovato lo sforzo concorde il giorno 20, la Brigata "Pavia" riusciva a piantare una bandiera sulla sommità meridionale della collina, ma anche questa volta, dopo una dura vicenda di attacchi e contrattacchi, fu necessario ripiegare sulle pendici del monte, fino al margine est di Lucinico.

E fu proprio sul Podgora che il 20 luglio 1915 il nostro Caporale Giovanni Matteo Brunu s'immolò per la Patria. Nel corso della cruenta battaglia, il suo comandante di plotone cadde sotto le fucilate austriache, lasciando i propri uomini allo sbando. E fu così che l'autorevole caporale chiaramontese assunse egli stesso il comando del reparto, conducendo i suoi giovani fanti all'assalto delle trincee nemiche. Nell'entrare per primo in una di dette postazioni, Giovanni Matteo Brunu veniva colpito a morte in pieno petto da un cecchino austriaco, cadendo a terra esanime.

Era trascorso poco più di un mese da quando aveva avuto la gioia di indossare nuovamente un'uniforme, ma per lui era come se l'avesse vestita anche durante quei dieci lunghi anni di congedo. Si concludeva - e così eroicamente - la breve esperienza in guerra di Giovanni Matteo Brunu, un sardo ed un italiano che aveva, come si suole dire, le "stellette cucite sulla pelle".

Come ricordò il Falchi, ripreso da Carlo Patatu lo scorso 27 giugno, nel 1917 il Comando Supremo concesse alla memoria del prode Caporale la Medaglia d'Argento al Valor Militare, notizia che fu salutata da tutta Chiaramonti con grande soddisfazione, fiera di aver dato i natali ad un uomo così coraggioso, che alla tranquillità di una vita da pensionato aveva scelto di servire ancora il suo Paese, immolandosi volontariamente alla guida dei suoi indomiti fanti.

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* Il capitano Gerardo Severino è direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza. Studioso e ricercatore, ha affidato ai tipi di Carlo Delfino Editore in Sassari la pubblicazione di un suo libro sul finanziere chiaramontese Giovanni Gavino Tolis, di cui abbiamo già trattato ampiamente su questo sito qualche mese addietro.

Cogliamo l'occasione per ringraziare, ancora una volta, il comandante Severino per la sua opera. Che, fra l'altro, ha reso un grande servizio a Chiaramonti, raccontando le vicende umane di due suoi figli. Del che dobbiamo essergli grati e riconoscenti.

Grazie, comandante! (c.p.)

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 14 Febbraio 2014 11:03
 

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