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Lettera da Palermo PDF Stampa E-mail
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Venerdì 26 Novembre 2010 16:54

di Carlo Patatu


Torno a Palermo dopo otto anni. La trovo meno sporca, meno disordinata. Sempre tumultuosa, raffinata, contraddittoria, vivace, affascinante. Mi seduce. In men che non si dica, mi rinnamoro di lei. Nonostante le molte rughe che le deturpano parti significative del volto, facendola apparire sovente invecchiata. Specie nei quartieri del centro storico, solcati da vicoli tortuosi, invitanti ma non frequentabili. Per motivi che ritiene inutile spiegare, mi dice un giovane vigile urbano.

 

Esco dall’hotel Federico II nel tardo pomeriggio. All’imbrunire. Avvio una lunga passeggiata per le affollate vie Ruggero Settimo e Maqueda. All’incrocio con via Vittorio Emanuele, eccomi ai Quattro Canti. Che presentano quinte stupende di palazzi barocchi affacciati su quel crocevia. E che meriterebbero un intervento di manutenzione. Deciso e urgente.


Appena più in là, a lato di quella via, si apre un quadrilatero elevato, al centro una fontana monumentale. Che, impreziosita da una tripla fila di statue, l’occupa quasi per intero. Sulla destra, il prestigioso Palazzo delle Aquile, sede della Municipalità. Un angolo incantevole. Anche perché gli edifici che vi si affacciano sono stati restaurati di recente. Restituiti al loro antico splendore.


La mia passeggiata prosegue a ritroso per piazza Ruggero Settimo, dove troneggia il Politeama Garibaldi, e per un tratto della chilometrica Via della Libertà. Vetrine sapientemente illuminate di negozi eleganti non mancano di richiamare curiosità e attenzione dei tanti che vi transitano. A ogni ora.


Nei giorni successivi, tre in tutto, visita d’obbligo (per un melomane come me) al Massimo, il più grande teatro lirico d’Italia. Il terzo al mondo dopo Germania e Austria. Basta dire che il solo palcoscenico ha una profondità di 53 metri! Un gioiello di architettura ed eleganza. Un tempio della musica che non ha pari al mondo per l’acustica.


D’interesse estremo la visita al Museo Nazionale Archeologico (nonostante la indisponibilità di alcune sale per restauri), alla cattedrale splendida (con la tomba di Federico II), al Palazzo dei Normanni (sede del Consiglio regionale), alla chiesa gotico-catalana di Santa Maria della Catena. Che sovrasta la bella e riposta cala palermitana, oggi porto turistico.


Posso non fare una capatina al museo delle Marionette, ossia dei Pupi siciliani? Una galleria infinita di personaggi mi accoglie e quasi mi travolge. Osservandoli, non posso fare a meno di rivivere storie avvincenti dell’epopea cavalleresca e di maschere popolari, di re e regine, dame e cavalieri di un’era scomparsa. Schiere e schiere di marionette abbigliate con costumi sgargianti e armature tirate a lucido. Di fattura sempre accurata e pregevole.


Che dire della Palermo popolare; dei quartieri che conservano ancora odori, sapori, colori e un vociare d’altri tempi? Angoli che mi portano indietro negli anni e mi fanno rivivere un’epoca che non è la mia. Visitare, per credere, i vicoli e le piazzette della Vuccirìa e di Ballarò straripanti di bancarelle. Dove regna sovrano un disordine pittoresco, con mercanzie multicolori in bella mostra. Con carni e pesci freschi esposti sui banconi. All’aperto, per la gioia di mosche e uccelli. In barba alle norme igieniche. Nostrane e comunitarie.


“Qui le regole Cee non contano - mi dice un macellaio -. Noi continuiamo a conservare gelosamente regole e consuetudini del mercato arabo. E non intendiamo rinunciarci”. È innegabile che la cultura moresca è tuttora evidente. Non solo nei mercatini della Vuccirìa e di Ballarò, ma pure nella cucina locale e nella preparazione del pane, oltre che nei tanti monumenti disseminati qua e là.


Mi accomiato da questa città assistendo a un concerto al Politeama Garibaldi. Il giovane pianista Giuseppe Albanese e l’orchestra stabile del Teatro Massimo diretta da George Pehlivanian eseguono il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra di Chopin e la Sinfonia n. 3 di Brahms. Un successo strepitoso, con numerose chiamate che costringono pianista e direttore a concedere ripetuti bis. Cinque in tutto. Un trionfo!


Arrivederci, Palermo! Spero di poterci tornare presto. Magari quando il tempo volgerà al bello. L’unica nota stonata di questo soggiorno me la regala il maltempo, con tre giornate intere di pioggia. Leggera ma incessante. Pare d’essere a Londra...

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Dicembre 2010 14:09
 
Commenti (1)
Sii viaggiare
1 Martedì 30 Novembre 2010 01:41
peri52
Viaggiare, con l'entusiasmo di un giovane, alla scoperta di dettagli sfugiti otto anni prima. Raccontati in maniera magistrale, sembra di essere in compagnia di un giovane esploratore e una bella Signora. Forse è la Signora Tonina che crea tutto questo entusiasmo? Il marito di mia figlia Erica è di Palermo, ma mai ha raccontato così dettagliatemente le bellezze di Palermo. Complimenti vivissimi e grazie. Abbiamo visitato Palermo in buona compagnia.


Qui Milano, inviato speciale Famiglia Patatu saluta tutti gli esploratori.

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