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Lettera da Catania e dintorni PDF Stampa E-mail
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Giovedì 02 Dicembre 2010 15:05

di Carlo Patatu

Vi giungo in una tarda mattinata uggiosa. In autostrada da Palermo. Catania mi saluta con un sole pallido, sovrastata, come sempre, dal massiccio maestoso ed elegante dell'Etna. 'A Muntagna pare imbronciata, con due fumarole che contendono il candore alla neve che ne ricopre la vetta tronco-conica.

Mi sembra pure di avvertire il brontolio per niente rassicurante di questo vulcano sempre attivo. Ma si tratta di una mia impressione. Amplificata dall'avere letto da qualche parte che Catania è, fra le città italiane, la più a rischio di terremoti. La cosa (io vivo in Sardegna, isola geologicamente stabile) non m'induce al buonumore. Ho figlio, nuora e nipotini che dimorano ai piedi dell'Etna. Chiedo scusa per l'egoismo. Ma speriamo bene... per tutti.

Anche Catania, come Palermo, mi appare un po' (ma soltanto un po') meno disordinata, rispetto a un anno fa. L'illuminazione notturna delle vie e piazze non è più un privilegio del solo centro storico. Probabilmente il finanziamento straordinario disposto dal Governo a favore della città ha tacitato l'Enel. Che, nei confronti del Comune, vanterebbe un credito non da poco.

Anche il traffico automobilistico, pur caotico, mi è parso (ma probabilmente sbaglio) più scorrevole che in passato. Meglio così. Per il resto, la città continua a esercitare un fascino cui è difficile resistere. Sebbene, come a Palermo, i segni dell'invecchiamento e dell'incuria degli uomini vadano facendosi sempre più evidenti. Lo splendido teatro greco e quello romano di piazza Stesicoro sono invasi da erbacce e rifiuti . Che ne offendono la storia e la dignità.

Nei negozi, nei caffé, nel chiassoso mercato di piazza Carlo Alberto, come pure nella vociante pescheria all’aperto di Porta Uzeda (a ridosso della fontana dell’Amenano), ti trattano con cortesia e disponibilità consuete. Anche se mostri di non essere intenzionato ad acquistare alcunché. Al ristorante ti rimpinzano con piatti coloriti, profumati e saporiti. In breve, ti coccolano e ti presentano un conto che, non esagero, è metà di quello che t'impongono dalle mie parti.

Il lussureggiante parco pubblico di Villa Bellini, nel cuore della città, è tornato a essere un’oasi di pace. Un luogo godibile, grazie anche al recente intervento di maquillage. L’elegante via Etnea, molto frequentata, si prepara a rivestirsi di luminarie raffinate per le incombenti festività natalizie. Molti negozi, con vetrine da sogno, vi hanno già provveduto. Pertanto, fra qualche giorno le vie attorno al Duomo saranno un trionfo di luci e di colori.

Mi concedo una breve escursione lungo la costa, verso Nord. Mi intrigano molto i luoghi verghiani. In particolare, Acitrezza, paese dei Malavoglia. Dove i faraglioni di pietra lavica si ergono scuri e spigolosi sul mare azzurro intenso. E che la leggenda vuole scagliati da Polifemo contro la nave dello scaltro Ulisse (alias Nessuno), che lo aveva privato dell'unico occhio. Quel gigante era figlio di Nettuno, Dio del Mare. E così mal ne incolse al re d'Itaca, condannato a errare per il Mediterraneo un decennio intero.

Visito con trepidazione la Casa del Nespolo. Mi pare di scorgervi, accanto al camino, il vecchio ma non domito Padron 'Ntoni che piange il naufragio della Provvidenza, la barca di famiglia carica di lupini che travolse nei gorghi anche il primogenito Bastianazzo. La cui moglie, La Longa, lo pianse in silenzio. Con lacrime amare e gola asciutta. Addolorata e rassegnata, quella genia di pescatori e marinai. Amava infatti ripetere Padron 'Ntoni: "Il mare è amaro e il marinaio muore in mare".

Nel porticciolo di Acitrezza, angusto come ai tempi di Verga, le barche si tirano a riva ancora senza la gru. Il bacino di alaggio è sempre quello d'una volta. Tutto pare essersi fermato.

D'obbligo rivisitare Taormina, borgo marino appollaiato su uno sperone che strapiomba sul mare da altezze vertiginose. Il centro storico (soprattutto Castelmola) è ben conservato e curato. La piazzetta del belvedere regala una vista mozzafiato. Il teatro antico, tuttora agibile, ospita spettacoli di grande richiamo durante la stagione estiva. Monumento magico dove si sovrappongono più culture: la greca e le romane di periodi diversi. E che paiono fondersi in un insieme armonico, di grande suggestione.

Ma il tempo, sempre tiranno, mi richiama all'ordine. Salutati non senza commozione figlio, nuora e nipoti, via all'aeroporto. Si vola per Roma e poi per Alghero. Lascio a Catania un sole primaverile e tanta nostalgia. Mi ritrovo ad Alghero con pioggia battente e vento. Così pure a Chiaramonti.

Ma sono a casa. In attesa della prossima trasferta (spero a breve) in quell'isola meravigliosa che è la Sicilia.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 18 Giugno 2011 00:08
 
Commenti (2)
La nostra bella Italia
2 Domenica 05 Dicembre 2010 12:05
Salvatore Soddu

Bene, abbbiamo visitato anche Catania, così ben descritta da compare Carlo. Sarebbe bello raccontare queste belle esperienze. Far conoscere di più le bellezze della nostra bella e amata Italia. Purtroppo amministrata male da faccendieri senza scrupoli che vedono solo il proprio tornaconto. Ma non scoraggiamoci; fra non molto avremo un'altra possibilità per cambiare. Anche se ci guardiamo attorno non si vedono persone che possano invertire la rotta. La parte migliore è ancora nei giovani e nel popolo che lavora in silenzio senza fare notizia.


In attesa di conoscere altre città. Un caro saluto.


Salvatore Soddu

Città a confronto
1 Sabato 04 Dicembre 2010 19:03
peri52

Possiamo dire che i posti più belli del mondo, "dopo Tzaramonte", si trovano in Italia. Questa volta abbiamo visitato Catania, in splendida compagnia, arricchita dalla presenza di Carla e Giovanni. Grazie Maestro, alla prossima.


Un caro saluto alla vecchia maniera, con grande ammirazione e stima.


Salvatore Perinu


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Naturalmente, saluti e stima sono ricambiati. (c.p.)

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