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Chiaramontesi lontani: Lettera natalizia dagli States PDF Stampa E-mail
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Domenica 26 Dicembre 2010 00:32

di Gianfranco Cappai


Carissimi,

qui temperatura -2, ma pare che Madre Natura non voglia far nevicare quest'inverno. Probabilmente vedremo un po' di neve a gennaio... speriamo.

Cosa si dice di bello nel paesello?

 

Qua ci prepariamo a decorare le case di marzapane e tutti i regali sono già sotto l'albero. Probabilmente faremo un 'cenone' (il virgolettato è d'obbligo viste le differenze culturali a livello culinario) alla vigilia e il pranzo il giorno 25.

Ma qui, a volte, mi sento come un pesce fuor d'acqua. Sarà per la differenza culturale, sarà perché, da queste parti, abbondano i cosiddetti 'redneck' (l'equivalente del 'buccione' sardo. Redneck, che letteralmente significa 'collo rosso', si rifa al colorito della pelle del collo, bruciata dal sole a furia di lavorare la terra, mentre il resto del corpo è bianco candido...).

Le persone con le quali riesco ad avere una relazione 'normale' (secondo i miei canoni) sono Michelle (che neanche sembra americana!) e due sue care amiche di Puerto Rico. Sarà per la "latinità" che ci accomuna, ma ci capiamo al volo. Con gli altri, devo fare buon viso a cattivo gioco e parlare del 'tempo', come si suol dire.

Sarà perchè non sono mai stato caratterialmente uno molto gioviale e aperto, sarà anche perché mi è sempre piaciuta l'idea di andare a vivere più a nord, in un piccolo centro nel quale faccia freddo e nevichi tanto, un po' isolati in mezzo alla natura. Insomma: il classico camino accesso mentre fuori nevica ed io, sorseggiando qualcosa di caldo, sfido qualcuno a una partita a scacchi.

Non amo la vita mondana a tutti i suoi livelli, ed ora che ho 32 anni me ne rendo conto ancora di più. Mia madre sarebbe sorpresa nel sentirmi dire che non c'è posto migliore di casa propria. E, ovviamente, per 'casa propria', intendo casa mia, con la mia famiglia, dovunque essa sia, in Texas o in Maine. Diciamo che sono una persona socievole, ma a piccole dosi.

Il 10 gennaio ricominciano le lezioni e stavolta insegnerò in tre classi. Sono molto contento e sempre orientato al futuro sperando che, almeno qua, i miei progetti, semplici e appaganti allo stesso tempo, diventino realtà. Un bel lavoro full-time come insegnante non sarebbe male, insomma. Non voglio diventare ricco, ma voglio semplicemente vivere bene e far vivere bene la mia famiglia. Comunque, vedremo.

Mi mancate, non posso negarlo. Mi manca il pranzo di Natale e il sentire i vecchi ma sempre e comunque attuali aneddoti della nostra famiglia. Ne parlo spesso qui. Ho raccontato una volta del famoso "telefono 'e giaju" e dell'ancora più famoso scherzo della radio. E lì ho capito che la differenza culturale fra noi e gli States non solo è linguistica, ma semantica.

Per quanto mi sia sforzato per rendere nel modo più appropriato le sfumature comiche della cosa, è stata comunque un'impresa titanica, perchè per la gente di qui certi atteggiamenti erano da fiaba, senza nessuna connessione con la realtà. Una realtà che a noi, a me, invece, non appare mai troppo lontana.

Come far capire a un americano l'ingenuità e la meraviglia negli occhi e nelle orecchie di chi, abituato a vivere sempre nelle campagne e tra gli animali, vedeva e ascoltava un giornale radio per la prima volta? È impossibile.

È come se loro la radio l'avessero sempre avuta. Gli stessi sguardi dei vecchi non hanno nulla a che fare con i 'miei' vecchi, non brillano di quella meraviglia nascosta tra le pieghe della memoria. Questi vecchi parlano un perfetto inglese e non un misto sardo-italiano che già di per sé racconta una storia e dice tantissimo, senza bisogno di aggiungere altro.

Vanno a ballare nelle balere e raccontano di grandi navi e di stanziamenti oltre oceano. I nostri al massimo venivano stanziati a Pilucchi. Non hanno le mani ruvide e callose e non mandano le nuove generazioni di ragazzini a comprare le sigarette o un pacco di cerini. Non si siedono intorno ad un muraglione o fuori dalla porta della propria casa con i vicini per gossipare sulla vicina che pare fosse una poco di buono e nei giorni di gloria l'abbia data a tutti. Tranne che a loro.

Non fumano sigari "a fogu a intro" e non bestemmiano mai. Sono invece pacati e non raccontano storie interessanti se non quelle che possono aiutarli a farli sembrare più ricchi. È questo un paese giovane e non c'è ancora posto per la memoria. Ci sono solo brutti ricordi, a volte, che ancora non si sono consolidati nella memoria culturale. I ricordi di guerre e amici perduti. Ferite e medaglie al valore che, tra un paio di generazioni, diventeranno qualcosa da barattare in un banco di pegni.

Ci sono ricordi, dunque; ma non memoria. Quella memoria del mondo intorno, passato o trapassato che, come un almanacco, aiuta o aiutava i nostri a raccogliere i suggerimenti di chi li aveva preceduti e a capire che, per esempio, questo campo si semina con questo in questo periodo; o che gli alberi e gli innesti funzionano meglio se fatti così invece che cosà.

Questi vecchi non pensano alla luna come a un qualcosa da tenere in considerazione per i raccolti; ma come un qualcosa che hanno conquistato. Non sono i miei vecchi, certo, ma trovo in fondo un qualcosa di dolce, in loro. Non hanno paura di lasciarsi andare a sentimentalismi. Non hanno paura di essere giudicati perchè, in effetti, questo è generalmente un paese di menefreghisti e nessuno gli punterà mai il dito contro.

Cercano di vivere con passione ciò che gli rimane. Sembra quasi che non vedano né sentano l'avvicinarsi della morte. Non si lasciano trascinare dai pessimismi e pensano che c'è sempre qualcosa da fare, domani. Magari andare a pescare? “Dai, si, sicuramente un bel pesce gatto lo prendiamo. Ricordi quello che pescammo il giorno in cui...” e così via.

Sarà che qua la mia sardità si è amplificata e, nonostante mi trovi molto bene da queste parti, per quanto mi sforzi, giorno dopo giorno, non riesco ancora a trovare il seppur minimo punto d'incontro con questa mandria di persone tanto diverse da ciò che siamo e sono.

Qua il loro unico scopo è avercelo grande: la casa, la macchina, il conto in banca...

Devo rinunciarci o c'è sempre qualche speranza? Magari è una lotta contro i mulini a vento e le cose le devo semplicemente prendere per come sono. C'est la vie, come direbbero i francesi.

Dopo questa digressione, auguro ai lettori un felicissimo Natale con un fortissimo abbraccio virtuale. E buon Anno.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 30 Novembre 2017 09:58
 
Commenti (2)
Buon anno
2 Venerdì 31 Dicembre 2010 01:34
peri52

Nell'anno del Signore 2011.


Passatelo al passo;


Passatelo al trotto;


Passatelo al galoppo;


PASSATELO COME VOLETE.


MA PASSATELO BENE


E IN SALUTE.


AUGURI


Salvatore quel de Milan


---


Naturalmente, gli auguri sono ricambiati. Da parte nostra e, credo, dei lettori. (c.p.)

Servizio gratuito integrato socio-sanitario (esami del sangue)
1 Lunedì 27 Dicembre 2010 13:33
Mario pinna

Caro Carlo, ti mando questa email perchè ancora non ti ho visto, per dirtelo di persona, in modo da farne un articolo, interessa tutta la comunità di Chiaramonti. Navigando nei siti dei comuni viciniori mi è capitato quello dele comune di Sedini, molto bello e molto aperto ed aggiornato tantissime volte meglio del nostro, ho visto l'avviso sull'homepage per il servizio di cui ti ho descritto nell'oggetto, sia per Sedini che per Bulzi. Si tratta del servzio di prelievo e trasporto degli esami del sangue completamente gratuito per le persone che ci sono elencate.
---
Grazie per la segnalazione, della quale farò tesoro approfondendo l'argomento per riferirne poi con un srvizio esaustivo,come giustamente proponi. Quanto al sito web, sappi che per trovarne uno migliore di quello impiantato dal Comune di Chiaramonti non ci vuole tanto, data la scarsa o nulla cura che l'amministrazione gli dedica. Ma, circoscrivendo l'attenzione a Sedini, devo dire che quel paese ha in Giovanni Degortes un sindaco illuminato, intelligente e, quel che più conta, sensibile. Grazie ancora: (c.p.)

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