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La Tribuna: Seguendo la stella PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 05 Gennaio 2011 01:00

di Salvatore Soddu

 

Da pochi giorni è trascorso il Natale, la festa più bella dell'anno. Le festività natalizie si concludono con l'Epifania e l'arrivo dei Magi. Personaggi affascinanti e misteriosi che, mirandoli nel loro cammino, ci invitano a riflettere sul cammino di ogni essere umano.

Nel vangelo di Matteo i Magi fanno il loro ingresso subito dopo l'annuncio della nascita di Gesù:

- Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandarono: "Dov'è il re dei giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo". All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme -. (Mt 2,2-3)

A muovere i Magi dal loro lontano paese è la comparsa della stella.

L'apparizione di una stella, che traccia un nuovo percorso nel cielo, è avvenimento nel quale gli antichi, e in particolare le culture che avevano sviluppato un'attenzione e una ricerca di tipo astrologico, danno un gran peso.

In particolare, la stella individuata dai Magi "è" la stella di qualcuno e collegata direttamente ad una grande personalità, come la concezione iranica era abituata a credere. Anche la letteratura ebraica conosce questa personalizzazione della stella, attribuita ad un grande personaggio, ma centrale nelle profezie messianiche.

Gesù stesso, del resto, nell'Apocalisse di Giovanni dice di sé: - Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino - (Ap 22,16). I Magi dunque si erano incamminati ponendo tutta la loro fiducia nel segno divino.

Ce lo possiamo facilmente immaginare mentre superano tutte le difficoltà di un viaggio condotto senza sostegni umani, nascosti dalla notte nella quale soltanto si rende visibile la luce divina: il percorso dei Magi si presenta come un simbolo del cammino dell'esistenza umana, della vita di ciascuno di noi.

Ma, improvvisamente, in prossimità della meta, la stella si nasconde e i Magi perdono la loro guida. È a quel punto che cercano un sostegno umano e si rivolgono al re Erode, cioè a colui che, secondo il buon senso, avrebbe dovuto essere informato della nascita del re-bambino. È quanto pensano i Magi, che rischiano, così facendo, di diventare esecutori del disegno di Erode, che non vuole rivali.

Il potere umano si inserisce nel disegno divino cercando di distruggerlo. I Magi continuavano però, nella loro ricerca, a seguire un filo logico, sulla base della propria sapienza. È forse quando la stella cambia direzione che essi non riescono più a vederla. Eppure, nonostante l'errore, si rimettono nella strada giusta.

Qui sta la grandezza dei Magi, che riescono ad accettare i limiti della loro sapienza, ad uscire dalla loro cultura, a perdere se stessi: questo atto consente il riapparire della stella e i Magi riescono a vederla. Matteo non dice quanti erano, la tradizione ce ne ricorda tre, basandosi su tre doni: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre.

I doni, pur avendo un uso pratico, per i Magi e per Matteo è il valore simbolico che conta. L'oro indica la regalità; l'incenso la divinità. La mirra richiede qualche parola in più: dalla sua pianta si ricava una miscela usata in profumeria, sostanza anche usata in medicina e nell'imbalsamazione. La mirra, rappresenta la medicina che vince la morte, richiama la figura del Cristo-Medico, colui che guarisce i mali dell'umanità.

Secondo Matteo, dopo aver adorato il bambino, i Magi se ne vanno; ritornano ai loro paesi e alla loro cultura, portando con sé la luce dell'incontro con Cristo. Il messaggio che ne risulta afferma l'universalità di Cristo, il compimento dell'attesa dei sapienti; ma anche la libertà umana nella scelta dei modi di riconoscerlo.

Come concludere questo viaggio insieme agli antichi sapienti?

Riconoscendo i nostri limiti, perdendo la nostra cultura, il nostro sapere e il proprio io per accettare di cambiare direzione. Ci può sembrare di perdere la nostra libertà per un'altra; ma è proprio qui che si trova la vera libertà che ogni essere umano cerca. Augurando a ciascuno di noi di saper riconoscere, quando viene la notte, la propria "stella del mattino".

 

 

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