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La Tribuna: Una “sindaca”? Per me va bene, ma all’orizzonte non ne vedo PDF Stampa E-mail
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Martedì 11 Gennaio 2011 20:27

di Mario Unali

Troppi attributi, interni o esterni che siano, non servono a determinare un buon sindaco. Tantomeno credo, eleggendolo seguendo l'indicazione delle quote rosa.

Un buon sindaco, che si possa reputare tale, deve guadagnarsi la fiducia dei suoi elettori concittadini partecipando a pieno titolo alla vita comunitaria. Nel settore lavorativo come in quello ricreativo.

Personalmente, non ho mai considerato uno svantaggio o vantaggio l'essere donna nel ricoprire un ruolo, pubblico o privato che sia. Si è individui e basta. Se si eccettua il senso della maternità, insito nella donna, non vi è altra cosa che ci distingua gli uni dagli altri.

Negli ultimi decenni ho partecipato alla costituzione di liste per candidati alle comunali, e già più di venti anni fa pensammo a una soluzione del genere. Insomma anticipammo di molto l'idea delle quote rosa dei partiti tradizionali, proponendo delle candidate donna non solo per l'appartenenza al sesso femminile, ma per i valori di serietà e d'intelligenza riconosciuti in campo lavorativo e sociale. Si esulava dagli attributi, e si ricercavano invece quegli indicatori che potevano determinare un buon amministratore futuro.

Troppe volte, mi pare cinque, l'amico Claudio puntualizza quelle caratteristiche. Ho visto ingegneri essere pessimi operai, al contrario amministratori operai, operare degnamente. Non credo nelle liste femminili o maschili, nelle liste dei laureati e di quelle dei meno acculturati, ancor meno nelle liste dei giovani e di quelle dei meno giovani. Tantomeno in quelle fatte dai capi corrente che spesso lasciavano al palo persone altrettanto valide, forse anche di più di coloro che venivano proposti.

Uno esprime il proprio essere e l'interesse a partecipare alla vita pubblica, prodigandosi con serietà e coscienza nell'esercizio del proprio ruolo. Di conseguenza si può cercare di proporsi con un gruppo di amici affiatati al governo della cosa pubblica con i quali si condividano principi e valori.

Fare il sindaco e non conoscere nemmeno gli elementi fondanti della nostra storia e della costituzione sono come partire con i piedi d'argilla durante un temporale. Rimani appiccicato a terra dopo qualche passo. Peggio ancora se non si è lungimiranti e creativi.

L'idea è comunque allettante e m'intriga non poco. Se non altro perché, all'interno della casa comunale, un tocco femminile non può portare che bene. Le impiegate già ci sono, una sindaca femmina sia la benvenuta. È che, per quanto mi riguarda, non ne vedo all'orizzonte!

Saluti.

 

 
Commenti (1)
Sindaco
1 Martedì 11 Gennaio 2011 21:27
peri52
Per me rimane Sindaco, anche se fosse donna. Importante che il senso civico prevalga su tutto. Carissimo Dottor Mario Unali guardi bene verso l'orizzonte, le donne sono molto più vicine, forse è per quello che non le vede? (è una battuta). Se in futuro qualcosa cambierà sarà merito delle donne che sono scese in campo. Per me hanno un senso civico maggiore degli uomini, forse meno interessi personali, e più responsabili verso la comunità.


Salvatore quel de Milan, inviato speciale Famiglia Patatu la saluta cordialmente con un bel W LE DONNE

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