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La Tribuna: Questa o quello per me pari sono... PDF Stampa E-mail
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Lunedì 17 Gennaio 2011 18:35

di Carlo Patatu

Una “sindaca” o un sindaco alla guida del Comune?

La provocazione di Claudio Coda, ripresa da Mario Unali e Tore Patatu, ha avuto molta audience fra i lettori del sito. I quali, pur non intervenendo direttamente nella concione (noi chiaramontesi siamo pur sempre restii a esporci...), ne hanno seguito il corso.

Fermando l’orologio alle diciassette di oggi 17 Gennaio, il primo intervento (Eva contro Eva di Coda, 8 Gennaio) registra 290 contatti. Un mio scritto successivo (Quante donne in consiglio comunale?, 9 Gennaio) di contatti ne conta ugualmente 290. La replica di Mario Unali (Una sindaca? Per me va bene ma all’orizzonte non ne vedo, 11 Gennaio) ne registra 203. L’intervento di Tore Patatu (Anche Bruna Cherchi è stata consigliere comunale, 12 gennaio) è a quota 202. La controreplica di Claudio Coda a Mario Unali (Errata corrige, 13 Gennaio) è a quota 153.

Ovviamente i dati sono ancora provvisori. Ma, a fronte dell’attenzione che i lettori mostrano per altre questioni, tali dati testimoniano l’interesse che le vicende comunali riscuotono presso la comunità. A dispetto di certa indifferenza consuetudinaria, di solito manifestata in paese dai più.

Non potendo resistere alla voglia di dire la mia, raccolgo anch’io la provocazione.

Dunque, una “sindaca” o un sindaco?

Questa o quello per me pari sono”, mi verrebbe da dire, parafrasando il Duca di Mantova di Rigoletto. Che il primo cittadino sia una donna o un uomo, poco importa a me. M’importa, invece, che sia all’altezza del compito. Delicato e non facile da portare a compimento.

La donna, sappiamo bene, è diversa dall’uomo soprattutto nella fisiologia. Madre natura le ha affidato un altro ruolo, paritario e sinergico con quello dell’uomo, ai fini della procreazione. Ragioni storiche e sociali l’hanno tuttavia relegata, in genere e  per secoli, soltanto a sfaccendare in casa, accanto ai fornelli e, all’occorrenza, in camera da letto. Per il resto, l’uomo (volutamente) l’ha tenuta fuori dagli affari di famiglia e di Stato. O si è adoperato per farlo.

Ciononostante, più spesso senza clamori ma avvalendosi della sensibilità e delle arti sottili che ha affinato nei tempi lunghi dell’evoluzione, la donna ha saputo condizionare comportamenti e decisioni dell’uomo. Talvolta entrando persino a gamba tesa nel terreno presidiato saldamente dal cosiddetto sesso forte. Ma sempre di eccezioni si è trattato. Tant’è che nomi corrispondenti a cariche importanti sono rimasti a lungo, troppo a lungo (anche per la grammatica), di genere maschile: presidente, ministro, dirigente, giudice, papa, cardinale, etc.

Resiste ancora la pretesa, non soltanto da parte dei maschi, di considerare un complimento per le donne, se ritenute all’altezza della situazione (in famiglia, in politica, nell’imprenditoria...) il gratificarle del possesso di certi “attributi”. Che, per contro, connotano la sola fisiologia maschile.

Una stramberia culturale consolidata gratifica una donna geniale e volitiva del possesso di quegli attributi. Che, invece, con eguale e consolidata abitudine, si vuole indirizzare quale epiteto offensivo a uomini incapaci e mollicci. In breve: avere i c... è per la donna un titolo di merito; dare del c... a un uomo, invece non lo è. Tutt’altro!

Non è strano?

Ebbene, per come la penso, torno a dire che una disquisizione sul sesso del futuro sindaco di Chiaramonti non m'intriga; m’importa meno che niente.

E la donna? Dipende da come la si vede. Da tante cose. Se ci si vuole andare a letto, è chiaro che le qualità da mettere nel conto sono di un certo tipo. Se ci si vuole sposare, è evidente che a tali qualità se ne devono affiancare altre. Sicuramente prioritarie e più qualificanti.

E se la si vuole eleggere sindaco?

Beh! Credo proprio che essa debba possedere requisiti non dissimili da quelli richiesti a un uomo. E che, a mio modo di vedere, possono riassumersi così, all’ingrosso:

1. Amore robusto per il paese;

2. Senso dello Stato e delle Istituzioni;

3. Disponibilità a servire la comunità;

4. Buona cultura unita a una spiccata capacità di organizzazione e di ascolto;

5. Rispetto assoluto per chi dissente;

6. Impegno ad abitare stabilmente in paese, a vivere tutto il tempo accanto alla gente che lo ha eletto. Condividendone gioie, dolori, disagi e quant’altro. Amministrare un Comune non vivendoci è come governare l'Italia standosene all’estero. Un po’ come crescere i figli per corrispondenza. Pur non mancando di andare a trovarli, sia pure a scadenza fissa.

In definitiva: che il Sindaco sia uomo o donna, credete proprio possa avere importanza? Per me no.

 

 
Commenti (1)
Sesto senso
1 Lunedì 17 Gennaio 2011 23:59
peri52

Quando la donna si mete in gioco è perchè ha capito che l'uomo ha raggiunto i suoi limiti. Da queste parti della Lombardia si dice che "vicino ai grandi uomini c'è sempre una grande donna". Con il suo sesto senso indirizza gli uomini a diventare grandi. Se ciò non avviene si mettono in gioco, evidenziando cio che manca agli uomini in questi tempi. Basta vedere da chi si lascia governare. Non è un grande, ha solo tanti soldi, quelli che vorrebero avere tutti. Non c'è oro al mondo che possa comprare la mia dignità e libertà. Questo è quello che il mio paese natio "Chiaramonti, il posto più bello del mondo", mi ha insegnato fin da bambino. Grandi donne grandi uomini.


Salvatore quel de Milan, inviato speciale famiglia Patatu saluta tutte le donne del grande popolo SARDO

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