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La Tribuna: Gavino Tolis, mio padre lo ricorda così PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 26 Gennaio 2011 18:29

di Mario Unali

“Di Gavino Tolis ero molto amico - racconta oggi mio padre Giovanni -, trascorrevamo buona parte del tempo insieme, mai a oziare. Solo qualche raro giovanotto di buona famiglia poteva permetterselo. Noi invece a portare la capra al pascolo, a trasportare concime stallatico in vigna e il più delle volte a portare legna da ardere.

“Ci recavamo qua e là per procurarci delle fascine di arbusti e di alberi di medio taglio. Le fascine non sempre erano affastellate bene, spesso un po' in disordine con rami più o meno lunghi.

“Ci legava l'affetto e la stima di appartenere alla stessa comunità.

“Gavino era un ragazzo semplice e umile come molti altri coetanei. Raramente ci chiamavamo per nome, avevamo tutti un soprannome che qualcuno ti affibbiava per il portamento o per il modo di rapportarti agli altri. Lui era Baroi, non ricordo per quale motivo.

“Quando non avevamo la certezza di non essere scoperti dal proprietario della campagna dove dovevamo recarci a far legna, lui proponeva di andare nella sua campagna a Su Sassu. Lì potevamo trattenerci più a lungo a raccontarci e più di tutto a pensare al domani.

“Mai pensammo che si potesse diventare eroi. Io sono stato sotto le armi per sette anni facendo il mio dovere di soldato in difesa della patria e riuscendo a riportare a casa la pelle; altri ci hanno lasciato la vita con onore, contribuendo a salvare molte vite umane dal fascismo”.

 

 

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