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150° dell'Unità d'Italia: che facciamo? PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 16 Febbraio 2011 01:00

di Carlo Patatu

È ormai prossima la ricorrenza del 150. anniversario della proclamazione del Regno d'Italia. Primo atto dell'avvenuta ma non compiuta Unità nazionale.

Con la seduta del 17 Marzo 1861 a Torino, il primo Parlamento Italiano sancisce la conclusione di una tappa memorabile nel lungo percorso che, intrapreso dai nostri Padri ancor prima dei moti risorgimentali, si sviluppa con le Guerre d'Indipendenza per concludersi con la Grande Guerra (1915-1918).

L'Italia è finalmente "una, indipendente e libera". Non ancora repubblicana. Il sogno di Mazzini si concretizzerà il 2 Giugno 1946. Ottantacinque anni più tardi.

Oggi si fa un gran discutere, su giornali e TV, dell'opportunità o meno di festeggiare il 17 Marzo. Il Governo lancia prima il sasso dicendo di si; ma poi nasconde la mano. C'è chi reclama l'astensione totale dal lavoro, in quel giorno, e chi, al contrario, sostiene che si può celebrare degnamente l'anniversario standosene in fabbrica, a scuola, in ufficio. Ma c'è pure chi di quella data non vuole sentire nemmeno parlare.

A Chiaramonti, invece, si tace. Calma piatta, come d'uso. Non è dato sapere se il Comune intenda assumere una qualsivoglia iniziativa volta a celebrare la ricorrenza. Che, va sottolineato, è altamente simbolica per la Nazione.

Non so se il silenzio degli amministratori sia da ascrivere a una eventuale intenzione di farci una sorpresa. Magari all'ultim'ora. O se, più prosaicamente, della questione non gl'importa né punto né poco. Chi sa e può sciolga il dilemma, per piacere.

Io credo che, coinvolgendo la scuola, le associazioni (che non mancano) e quanti hanno a cuore le sorti dell'Italia Unita, qualcosa la si potrebbe programmare, per quel giorno. Niente di eccezionale, s'intende. Penso a una cerimonia che, seppure spartana, c'inviti a ripercorrere il nostro passato e a riflettere sul presente, volgendo lo sguardo al futuro.

Cinquant'anni fa, ricorrendo il primo Centenario dell'Unità d'Italia, il sindaco cav. Gerolamo Casu chiamò scolaresche e cittadini (che risposero numerosi) a stringersi intorno al monumento ai Caduti. Nella circostanza fu pure collocata una targa marmorea nei giardini pubblici.

Di quella lapide non è rimasta traccia. Probabilmente giace ancora nel laboratorio di qualche marmista. Che (così disse allora il Sindaco) avrebbe dovuto incidervi a scalpello la scritta vergata frettolosamente col pennarello dal segretario comunale cav. Tottuccio Galleu.

Ebbene, questa potrebbe essere l'occasione per rimediare alla negligenza di cinquant'anni fa. Magari collocando una targa commemorativa su una parete della sala del Consiglio. A futura memoria.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 16 Marzo 2011 16:58
 

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