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La Tribuna: Essere immigrati, provare per credere PDF Stampa E-mail
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Lunedì 11 Aprile 2011 12:14

di Salvatore Cossu da Shaffhausen (Svizzera tedesca)

Bongiorno, buongiorno, good morning, buenas dias, bonjour, guten tag.

Ultimamente, nel sito, stiamo assistendo ad interventi su attualità ed avvenimenti in cui il nostro paese ed il suo popolo (fra questo mi ci metto pure io, nonostante la lontananza che, purtroppo, mi ci separa) è coinvolto.

 

Giusto che sia così; d'altronde è una delle priorità che ad ogni essere spetta, interessarsi su temi e problemi che in qualche modo lo circondano e concretamente viene toccato e di conseguenza esprimerne il parere.

Seguo le vicende della situazione amministrativa, brutta gatta da pelare, penso. Per amministratori ed amministrati. Escludendo gli "scherzi a parte" naturalmente. Poi la potatura selvaggia degli alberi dei giardini, una tristezza indescrivibile. Chissà quanti altri rimedi potevano, in alternativa, esserci.

Comunque, noto che il dibattito c'é, abbastanza vivace; un segnale che Chiaramonti e i chiaramontesi non sono proprio alla deriva, abbandonati alla sorte.

Lasciando per un attimino, se pur importante, questo argomento, mi permetto di dire la mia su di un altro tema che in questo periodo è di intensa attualità: l'IMMIGRAZIONE.

Tralascio di commentare l'ondata di profughi che in questi giorni stanno affollando l'isola di Lammpedusa. Di questo, volentio nolenti, siamo informati attraverso i media, subendo talvolta promesse allettanti del nostro PREMIER o espressioni "intelligenti" del suo socio, il SENATUR.

Quello che mi ha colpito é la notizia apparsa nei media qualche giorno fa, dove è stato segnalato da un quotidiano, all'esterno di un esercizio pubblico (un bar), a Roma è stato affisso un cartello con la scritta "Vietato l'ingresso agli animali ed agli immigrati".

Raccapricciante, orrore; se non é razzismo, perfidia, ingiustizia, cos'é? Altri commenti si fanno da sé.

Perché ho citato questo fatto? Anche se non é unico e neanche raro. Immigrato, nel luogo in cui vivo da oltre 45 anni, lo sono pure io. Emigrato lo sono,lo siamo, per lo stato italiano, anche se pare che questa parola la nostra nazione l'abbia ormai dimenticata da tempo.

Come sembra pure che la nostra bene amata Patria (in particolare quella parte del nord, ovest ed est) si sia dimenticata delle navi stracolme di disperati, nostri antenati, alla fine dell'800 ed inizio del '900, salpavano gli oceani fuggendo dalla miseria alla ricerca di fortuna, andando incontro a mostruose tragedie che tutti sappiamo.

Oppure la memoria si é offuscata nel non ricordarsi dei treni colmi di migranti che partivano negli anni '50 del '900 verso le miniere, cantieri e fonderie dei paesi del nord Europa ed anche lì siamo a conoscenza delle tragedie umane avvenute. Chiaramonti ne sa qualcosa.

Dicevo prima perché ho citato quell'atto inqualificabile di Roma, essendo anche io, per l'appunto, emigrante di vecchia data certi soprusi li ho vissuti di persona.

Il mio luogo di residenza è nel nord della Svizzera, ai confini con la Germania. In questi due paesi ho avuto l'amara realtà di sbattere il volto a simili affissi con cartelli in cui la dicitura, stavolta, suonava ancora più odiosa perchè vi era scritto "Vietato l'ingresso agli italiani".

Era l'inizio degli anni '70. Non c'erano ancora gli Albanesi, gli Slavi, i Turchi, i Magrebini o tutti quegli extra comunitari, come viene data l'odierna definizione per gli immigrati. La massa migratoria proveniva dall'Italia, noi eravamo l'anello debole su cui scaricare la rabbia dell'individuo razzista locale.

Oggi non è più così (apparentemente); l'anello debole della catena in cui individuare il responsabile del malessere sociale sono gli altri, gli extra comunitari gli asilanti i rifugiati, il negro.

Su questo argomento vi sarebbe tanto da scrivere, però non é sempre facile trasformare l'esperienza di vita in opera scritta, almeno per me.

Carissimi saluti.

 

 
Commenti (1)
AIO'
1 Martedì 12 Aprile 2011 17:36
peri52

Aio', sembra che i più interessati alle vicende del paese, in proporzione, siano gli "inviati speciali". Non è solo curiosità. Il legame affettivo verso il paese natio supera qualsiasi barriera. Quale barriera, non ci sono barriere. Chi vuole restare resta, chi vuole andare vada. Qualche volta si è obbligati. E gli "inviati speciali" vengono dimenticati, per la maggiore di essi.


Franco Sechi si fa meraviglia perché sono così pochi a ricordarsi della Chiaramar. Io personalmente è da poco tempo che navigo in internet, sono un cavernicolo; fuori dalla caverna altri devono ancora uscire.


"Senza offesa per nessuno".


Salvatore quel de Milan, inviato speciale Famiglia Patatu saluta tutti gli "inviati speciali" e tutti coloro che ogni tanto pubblicano su questo sito le loro emozioni.

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