Home » Chiaramontesi lontani » Chiaramontesi lontani: Immigrati negli States

Immagini del paese

Castello 43.JPG

Statistiche

Tot. visite contenuti : 5913810

Notizie del giorno

 
Chiaramontesi lontani: Immigrati negli States PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 48
ScarsoOttimo 
Sabato 16 Aprile 2011 23:00

di Gianfranco Cappai da Claremore (Oklahoma - USA)

Carissimi,

premettendo che tutto ciò che so riguardo la Sardegna e l'Italia ora lo leggo via internet e lo vedo con le sparute apparizioni di Berlusconi (!) su qualche servizio della CNN, volevo dire la mia riguardo al tema dell'immigrazione.

 

Non appoggiando in assoluto nessuna forma di razzismo, probabilmente andrò comunque controcorrente affermando che non riesco a trovare nessuna giustificazione nel fatto che anche gli italiani erano, e in qualche modo sono ancora, un popolo di migranti.

Non la considero una giustificazione per la semplice ragione che gli italiani, prima con le migrazioni verso gli Stati Uniti nei primi anni del Novecento e poi verso mete più o meno vicine (vedi Germania, Belgio e Svizzera), si sono adattati, volenti o nolenti, alle regole scritte (e non) del paese "ospitante".

Anche sforzandomi, non potrei certo capire quanto il signor Cossu e tanti come lui abbiano sofferto vivendo certe situazioni. Chi, come me, è andato via in un periodo tutto sommato di calma tra paesi sviluppati, può solo immaginare certe situazioni del passato. Senza dubbio deve essere stato davvero terribile.

Le situazioni e le persone, però, cambiano con il passare del tempo. Se negli anni Cinquanta del Novecento si emigrò per disperazione, lo si fece allo stesso tempo con la speranza di creare e cercare un futuro migliore.

Nel momento in cui parliamo di extracomunitari dell'area del Maghreb (e per ora voglio focalizzare l'attenzione solo su di loro), ci dimentichiamo spesso di considerare anche le ragioni per le quali si emigra e le differenze profondamente sociali e culturali tra la nostra e la loro cultura. Talmente opposte che, spesso, non si può trovare il seppur minimo punto d'incontro.

Con questo voglio dire che socialmente è come far convivere e voler "mischiare" l'acqua con l'olio. Non vorrei essere frainteso, ovviamente. Non parto da una base giudiziale e non insinuo che una cultura sia meglio dell'altra. Voglio semplicemente sottolineare l'aspetto riguardante la diversità culturale.

Gli italiani che emigrarono negli Stati Uniti, in Australia, in Argentina, in Germania o nella stessa Corsica, come ci ricorda Franco Sechi, si trovarono comunque di fronte ad una condizione sociale di base piuttosto simile a quella a cui erano abituati. Certo: si mangiava in maniera diversa, lo straniero veniva guardato dall'alto in basso, deriso e trattato come feccia, le condizioni di lavoro erano terribili e la lingua era diversa. Ma la base da cui si partiva, le regole morali che regolavano quella società, erano simili a quelle che regolavano la società italiana.

Gli immigrati del Nordafrica non obbediscono alle stesse regole morali. Certo, magari esistono valori etici e morali universali quali la libertà o il rispetto per il prossimo; ma, se andiamo in profondità, non si può negare che i due mondi di cui parliamo siano completamente diversi.

E la grande differenza, a mio modo di vedere, sta nei comportamenti che, per quanto li riguarda, non sono regolati da leggi sociali create per disciplinare la condotta di un certo gruppo di persone. Sono, piuttosto, comportamenti dettati generalmente da leggi religiose adattate a leggi sociali e ancora relegati, spesso, come nel caso della Libia, alla cultura di piccoli o grandi gruppi tribali nei quali la regola da seguire è quella creata (o interpretata) dal capo.

L'Europa ha avuto la sua Età della Ragione. Il Nordafrica no. Questa è la base di partenza di tutti i problemi.

Vivendo negli Stati Uniti mi rendo conto del fatto che, nonostante sia questo il paese delle libertà per antonomasia, si va creando giorno dopo giorno una bolla che continua a gonfiarsi e che pare sia sul punto di scoppiare da un momento all'altro. La popolazione sudamericana (quella "illegale", in particolare) continua a crescere a dismisura, soprattutto in stati quali l'Oklahoma (nel quale vivo), il Colorado, la California e il Texas. Nonostante gli intensi rapporti economici tra Stati Uniti e paesi del Sudamerica, il controllo del fenomeno migratorio sta scappando di mano alle autorità nordamericane.

Qual è il problema, quindi? Il problema è sempre quello dell'adattamento.

Un piccolo esempio: sudamericani di seconda e anche terza generazione si rifiutano spesso di parlare inglese. Nei "piccoli" supermercati e nelle grandi catene commerciali si è ricorsi all'utilizzo dei segnali che indicano i vari reparti nelle due lingue. Ancora: dietro le vetrate del mondo burocratico si trovano moduli in spagnolo e traduttori.

Certo, la popolazione statunitense è di per sé un miscuglio di razze diverse, ed è per questo che non vedono nell'immigrato un nemico. Almeno finché l'immigrato non approfitta del sistema e cerca d'imporre le sue leggi e le sue usanze. E badate bene: gli Stati Uniti non sono il Congresso o Barak Obama o ciò che si percepisce dall'altra parte dell'oceano. Gli Stati Uniti sono il popolo, la gente comune.

Un popolo che qua ha davvero un fortissimo potere decisionale, soprattutto perché crede nella propria nazione e ne va orgoglioso e ha, inoltre, una soglia di sopportazione molto bassa nel momento in cui comincia ad accorgersi che qualcosa non va come dovrebbe andare. È questo un paese che ha una miriade di difetti. Più difetti di quanto si immagini. Allo stesso tempo, però, è un paese nel quale si rispettano e si fanno rispettare le leggi, sia tu il Presidente o un cittadino comune, sia tu messicano, statunitense o Italiano.

Infine: questa è la ragione per cui non condivido il voler giustificare le attuali ondate migratorie tenendo in considerazione gli italiani migranti del passato. Il signor Cossu andò in Svizzera per lavorare. Così come il padre di Franco Sechi. Così come tanti messicani e venezuelani da queste parti. Alla parte restante, però, chi ci pensa? Chi pensa a quella (purtroppo) enorme fetta di popolazione straniera (che si aggiunge alla già vastissima popolazione autoctona) che considera gli Stati Uniti così come l'Italia (giusto per citarne due) come una grande mucca da mungere?

Non riesco a biasimare completamente chi di certe situazioni ne ha le tasche piene. Così come spesso non riesco completamente a biasimare chi guarda all'immigrato maghrebino con diffidenza e preoccupazione. Soprattutto se si pensa in particolare a queste due mucche, che di latte ora ne hanno davvero ben poco e che riescono a malapena a sfamare i "propri" vitellini.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 30 Novembre 2017 09:57
 
Commenti (3)
Per Franco Sechi...
3 Mercoledì 20 Aprile 2011 20:56
Gianfranco
E bravo Franco! Figurati se non mi ricordo di quando mi facevi "sa conca a cachi"! Ci pensavo giusto alcuni giorni fa...


Per quanto riguarda gli sporadici episodi di razzismo come quello dell'oltraggio verbale alla badante... beh, tutto il mondo è paese e non mi sorprende più nulla. Trovi idioti dovunque. La mia analisi, naturalmente, si riferiva ad una visione più ampia del fenomeno.


Sempre disponibile per qualsiasi approfondimento, comunque...


Ti abbraccio, Fra'; fammi avere tramite zio il tuo contatto email, per favore.
Certo!
2 Mercoledì 20 Aprile 2011 13:54
Franco Sechi
La tua analisi è perfetta: noi che siamo partiti verso nazioni culturalmente simili, noi con scarsa scolarizzazione non potevamo pretendere di andare a fare gli insegnanti ma un lavoro adeguato alle nostre capacità; siamo partiti alla ricerca comunque di un futuro migliore, noi che ci siamo adeguati agli stili di vita delle nazioni ospitanti perché culturalmente simili, noi che ora esportiamo democrazia e benessere, appunto, nei paesi dove questi “valori” non esistono...


Onestamente non volevo andare oltre il disagio incontrato dai miei, in alcuni casi comune all'imbarazzo della badante di colore, verbalmente oltraggiata sull'autobus qua a Sassari... Se poi vogliamo approfondire la problematica in argomento io ci sto.


Gianfra', sono contento di averti fatto “sa conca a cachi” quando pensavi di abbandonare gli studi...
Ma ci sarà pure un perchè!!
1 Martedì 19 Aprile 2011 00:06
L.Nanda Scanu

Seppur condividendo lo sconcerto espresso da Salvatore Cossu per il fatto registrato a Roma, devo dire che Gianfranco Cappai, secondo il mio punto di vista, ha centrato il problema. La causa di queste “esplosioni” è spesso dovuta alla mancanza di rispetto delle regole del paese ospitante. Mi fermo qui perchè questo argomento va trattato con i guanti.


Saluti. N.S.

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):