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La Tribuna: Sardegna amara per Napoleone PDF Stampa E-mail
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Martedì 03 Maggio 2011 01:00

di Salvatore Patatu

(al quale la redazione invia auguri affettuosi di buon compleanno)

Assorbito totalmente dall'organizzazione della manifestazione per “Sa die de sa Sardigna” a Ploaghe insieme a Diego Corraine e a Bustianu Cumpostu, non ho potuto intervenire prima sull'argomento. So di arrivare con notevole ritardo che, spero, mi verrà perdonato.

Voglio ricordare che alla conquista (o meglio, tentata conquista) dell'Isola da parte dei francesi, passando per La Maddalena, partecipò un giovanissimo lugotenente, che si chiamava Napoleone Bonaparte. Il quale sbarcò dalla Corsica, alla testa di un manipolo di volontari e fu ripetutamemte e sonoramente sconfitto dalle truppe comandate dall'ammiraglio maddalenino Domenico Millelire, decorato di medaglia d'oro al valore militare.

Questa importantissima onorificenza, la prima assegnata dalla Regia Marina Sarda, fu consegnata in modo del tutto inadeguato all'importanza dell'avvenimento. Fu spedita non so se per posta o per corriere, senza una cerimonia ufficiale. Anzi, i piemontesi, nell'occasione, sbagliarono addirittura il nome di battesimo, scrivendo sul retro Giuseppe e non Domenico Millelire.

Giuseppe era capitano, fratello del comandante e partecipò anche lui alla battaglia, ma con ruoli, responsabilità e, quindi, meriti, ovviamente, ben diversi da quelli del fratello.

Accortisi dell'errore, i "consigliori" del re Vittorio Amedeo III, tentarono di ricuperare la medaglia, per correggere il nome e inviarla al giusto titolare. Ma Giuseppe, precedendo di qualche anno l'espressione del rivale Napoleone, rispose che il re gliela aveva data e guai a chi gliela toccava. Per cui, si rese necassaria la coniazione di un'altra medaglia, questa volta col nome giusto.

A Bonifacio, c'è la Rue des deux empereurs (via dei due imperatori), dove ci sono due case, poste una di fronte all'altra. In una alloggiò Carlo V, che trascorse alcune notti lì, in attesa di passare il mare ed effettuare una spedizione a Tripoli per combattere i mori. E nell'altra Napoleone che, nel 1793, vi dimorò il tempo necessario per organizzare quello sbarco in Sardegna, raccogliendo i volontari, ai quali promise ricco e facile bottino da guadagnare combattendo contro "pastoracci sprovveduti e sempliciotti".

Il piano prevedeva che il generale Truguet, con più di cento navi, assalisse Cagliari, per poi risalire fino a Macomer e incontrarsi coi volontari di Napoleone, che dovevano occupare il nord Sardegna. Nessuno dei due riuscì nell'intento e Napoleone fu fortunato perché riuscì a salvare la pelle, in quanto i suoi soldati lo inseguirono reclamando il facile bottino.

Qualche anno dopo, il futuro imperatore francese ebbe più fortuna, quando comandò la campagna d'Italia ed entrò trionfante a Torino. Carlo Emanuele IV non aveva il coraggio dei Sardi e non gli si oppose; anzi, scappò come un coniglio impaurito per andare in Sardegna, dove Napoleone non lo avrebbe certamente inseguito, perché ancora troppo vivi erano in lui i ricordi della precedente disfatta. E così la Sardegna rimase il solo territorio del regno non occupato da Napoleone.

E fu proprio a seguito di questo fatto che il re di Sardegna (checché ne pensi sui Sardi l'attuale pretendente al trono d'Italia Vittorio Emanuele) (1) la famosa frase "Ringraziamo i Sardi che ci hanno consentito di mantenere una corona sulla testa".

Confidando nella riconoscenza del re, una delegazione di cittadini Sardi si recò a Torino da Vittorio Amedeo III, per rivendicare alcuni diritti, tra cui il ripristino degli stamenti e la loro imminente convocazione. Ma si sa, "la riconoscenza è il sentimento della vigilia" e il re non li ricevette nemmeno. Questa mancanza di gratitudine, ma anche di educazione, da parte del re, causò la scintilla che sfociò nell'allontanamento dei 520 funzionari piemontesi dalla Sardegna.

Uno dei fautori di quella impresa fu il notaio Francesco Cilocco, il quale continuò a combattere i piemontesi anche dopo il loro ritorno in Sardegna. Questi, nell'estate del 1802, lo catturarono e, dopo averlo sottoposto a tutta una serie inenarrabile di crudeli torture, su ordine di Placido Benedetto (maledetto lo chiamavano i Sardi) di Savoia conte di Moriana (2), fu impiccato in piazza Tola, decapitato e la sua testa e i pezzi del suo corpo furono esposti per giorni nelle porte cittadine, per essere poi bruciati e le ceneri disperse nel vento.

I sassaresi gli hanno dedicato una via che è un emerito fùndigu. Però c'è l'intenzione, da parte del Consiglio comunale di Sassari, di cancellare dalla toponomastica di Sassari il nome del Conte di Moriana e di dedicare la piazza a un altro personaggio. La scelta del nome di un eroe sardo riequilibrerebbe un po' le cose.

Note:

(1) Pare che il "principe" in più occasioni abbia espresso giudizi poco lusinghieri su noi sardi.

(2) Fratello di Carlo Emanuele IV, di Vittorio Emanuele I e di Carlo Felice, morto improvvisamente a Sassari. Credo di peste. Il suo monumento funebre, opera di Felice Festa, è sul transetto di destra del duomo di Sassari. Il suo corpo, però, è stato traslato a Torino.

 

 
Commenti (2)
Napoleone amico dell'Italia?
2 Giovedì 07 Novembre 2013 17:07
benni rossi
Napoleone alcuni lo dicono ancor oggi "amico dell'Italia", una definizione difficile da fare digerire ai Genovesi, che subirono un terribile assedio
e che si ritrovarono alla fame per il cinico disegno di distrarre austriaci e inglesi dalla sua traversata delle Alpi.


Lo afferma anche il generale frances Thiebault nel suo imparziale "Assedio di Genova" (che parla di centinaia di morti per fame fra gli stessi francesi e i prigionieri stipati sottocoperta nelle navi in porto).


Le spoliazioni sistematiche degli argenti delle chiese in Lazio sicuramente non erano un atto amichevole neppure.

Partecipare
1 Martedì 03 Maggio 2011 11:13
peri52

Agli auguri di Buon Compleanno del Dottore Salvatore Patatu partecipo con affetto, essendo suo figlioccio di Cresima. E ancora vivo il ricordo di quell'evento, per me molto significativo.


Saluti da Salvatore quel de Milan, inviato speciale famiglia Patatu.

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