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La Tribuna: Fiori, panchine e... scacchiere PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   
Domenica 08 Maggio 2011 18:10

Qualche idea per una rivisitazione del giardino pubblico

di Carlo Patatu

A breve, il giardino pubblico sarà sottoposto a restyling. Ne ha proprio bisogno. Ma, stando ai "si dice", il nuovo intervento su quel fazzoletto di verde attrezzato non pare volto a renderlo più colorito. Niente fiori, dunque.

Pare (pare) che il progetto preveda, ancora una volta, sole opere murarie. E, come tocco finale, la collocazione di una cancellata di recinzione in ferro, più due cancelli (forse) per la chiusura del parco nelle ore notturne. Ma, a questo riguardo, ci sarebbe un ripensamento.

Pare... pare. Siamo sempre sul vago.

Il progetto, pur se approvato e finanziato da tempo, resta un oggetto misterioso per noi Cittadini, relegati al ruolo di comparse. Nonostante sia da mesi nella fase esecutiva, dato che vi è compresa la risistemazione delle massicciate stradali di alcune vie del centro storico. Quel progetto è ben noto, ovviamente, all'impresa appaltante; e quindi anche agli addetti ai lavori.

Loro sanno tutto; noi no. Come d'uso, stiamo ai "si dice". Speriamo bene. Ma andiamo oltre.

Criticare è lecito; a patto che alla pars destruens segua la pars costruens. Non mi sottraggo alla regola aurea di sir Francis Bacon (Londra 1561-1626). Sebbene consapevole che quanto sto per dire non servirà a niente. Ozu perdidu. Ma ci provo lo stesso. Non si sa mai. Spes ultima dea.

Da decenni il giardino pubblico è oggetto unicamente d’interventi cementificatori. Capitozzature a parte. Da tempo immemorabile non vi si pianta un fiore. Le rose, i tulipani, le cinerarie, le ninfee, le dalie, le violacciocche e i profumati garofani cinesi, che un tempo la facevano da padroni, sono in esilio da troppi anni. Sarà il caso di richiamarli in patria. Magari ricorrendo a un provvedimento di amnistia.

Pare che la cancellata di recinzione sarà sovrapposta al muretto esistente. I cui sedili (pare) saranno rivestiti con lastre di granito.

Di granito!? Si, di granito.

Ma che ci azzecca il granito? È stato già un errore usarlo per pavimentare piazza Repubblica. E se è vero che errare è umano, perseverare non può che essere diabolico. Le pietre di casa nostra sono il calcare e la trachite. Perché scegliere il granito?

Mah! Vai tu a capirli gli architetti!

La cancellata, se di buona fattura (vedansi i giardini pubblici di via Regina Margherita a Sassari), ci starebbe pure bene. A condizione che venga demolita in toto l'attuale recinzione muraria (sedili compresi), per poi sostituirla con un'inferriata decente e collocata a raso. Ma lasciando lo spazio adeguato sul marciapiedi per sistemarvi, a ridosso, tante comode panchine. In legno. Come in molti giardini italiani e non solo. Si tratta di arredi in legname robusto e stagionato, resistente al sole e alle intemperie. Ingombranti quanto basta per scoraggiare i ladri.

Quanto costano quelle panchine? Costano, costano.

Tuttavia, fatto il conguaglio fra queste e il granito, la differenza non dovrebbe essere abissale. A integrazione della spesa, il Comune potrebbe lanciare una sottoscrizione fra i cittadini. Che, presumo, non si tirerebbero indietro. Com'è accaduto in altre circostanze. Basterebbe mettere in moto la Pro Loco, le associazioni culturali e sportive, cori, balletto, comitati di feste e sagre. La collaborazione non mancherebbe.

Visitando Holland Park, a Londra, la mia attenzione è stata richiamata dalle targhe in ottone lucido apposte sui sedili in legno disseminati lungo gli splendidi viali. Ho scoperto così che quei sedili erano donazioni di privati. I quali, così facendo, tenevano vivo il ricordo dei cari estinti. In una targa si leggeva: "I figli e i nipoti di mister [...] in memoria del loro caro, che in questo parco trascorse molte ore felici".

Vogliamo provarci?

Ultima cosa. Negli anni Sessanta e Ottanta ho visitato tre città stupende di quella che era l'Unione Sovietica: Leningrado (oggi San Pietroburgo), Mosca e Kiev. Città che, oltre ai tanti musei, teatri e monumenti, dispongono di giardini immensi e ben curati. Ebbene, in quegli spazi verdi e sconfinati, molte panchine erano collocate attorno a tavolini in marmo o altro materiale. Sui quali, immancabilmente, era riprodotta la scacchiera.

Giovani e anziani si aggiravano per i viali con la valigetta dei pezzi, alla ricerca di un partner per una partita a scacchi. O a dama. Ma di più a scacchi. Ricordo pure che, rispondendo all'invito di un signore compassato, mi sono cimentato anch'io in una partita a scacchi. Che ho vinto; ma non so proprio come, dato che sono una schiappa. Ovviamente mi sono guardato bene dal concedere la rivincita al mio avversario, stupito e incredulo. Me ne vergogno ancora.

Si potrebbe fare qualcosa del genere anche nel nostro giardino?

Bene: dite la vostra che ho detto la mia.

 

 

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