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La Tribuna: Intervento urbano in "Via delle Balle" PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   

di Claudio Coda

Turisti per... casa. Proseguiamo la passeggiata nei nostri "carruzzi" (*).

A proposito di questi, è bene ricordare, per far storia, l'uso che facciamo di questa definizione non è nostro, almeno come termine nella lingua sarda. Giriamola come ci pare, qui si sono seduti i genovesi Doria, e a loro assegniamo l'espressione.

In via XX Settembre al n. 17, terzo asse discendente dal "castello", conosciuta come "Via delle Balle", si trova il fabbricato acquistato recentemente dall'Amministrazione comunale.

Bravi, bel colpo! Ma immagino l'impegno e la sensibilità che il dr. Antonio Canalis ha profuso in questa occasione, ed al quale rivolgo buon lavoro. Ma, amichevolmente, sentirà il fiato al collo.

La via ha un suo fascino e unita alle altre, rende più interessante il passeggiare.

Anche qui, come per casa Falchi, abbiamo delle "imposture": sono presenti in facciata elementi facenti parte di strutture ecclesiali; i piedritti risultano in un unico pezzo con superficie ruvida; l'architrave con modanatura aggettante e fregio decorato con arcatelle cieche su due fila; al centro motivi floreali con medaglione e altri posizionati in alternanza nel secondo ordine; è presente altra architrave, questa però incastonata nella muratura, con incisione maldestra o incompleta e di incerta composizione: appena abbozzato un rametto di palmizio (?) o d'ulivo (?), presenti anche nell'architrave precedente.

All'interno, suscitano l’attenzione del visitatore due blocchi lapidei che, sovrapposti e aggettanti tra loro, formano un caminetto-forno, sicuramente appartenenti a frontoni di tavole liturgiche e altari. I manufatti provengono sicuramente da qualche "capilla mayor" o "menor" di chiese presenti nel territorio.

Nell'edificio, altri elementi strutturali di sicuro interesse: archi e piattabande (parte superiore di porte e finestre) realizzati in grossi blocchi, a rafforzare la costruzione realizzata maggiormente in pietrame, conci di varie dimensioni, mattoni in argilla e trachite e l'insieme cementato con fango, con il metodo "opus incertum". Tutti "pezzi" di grande interesse per una modesta abitazione (!).

Altro particolare: la parete di facciata, per tutto il piano terra, ha una struttura spessa 105 cm, eccessiva per una costruzione che, all'origine doveva sopportare un semplice solaio in legno o canniccio e copertura in "teula" sarda, (quelle fatte a mano servendosi della coscia: la pasta d'argilla veniva sagomata posizionandola nell'arto e poi fatta essiccare; la forma della tegola così realizzata era diversa, a seconda di "cosci rassu" o "cosci lanzu"). Successivamente la struttura è stata modificata con l'innalzamento di altro piano, ma con muratura ridotta nello spessore: 50 cm.

La butto lì: quel muro spesso del piano terreno era in origine una muratura che veniva giù dalla fortificazione della torre di avvistamento o parte della menzionata "Cheia 'e santu Luisi"? Mah!

Nella via parallela, altro "carruzzu": via Cavour.

Dopo recente risanamento sono emersi anche qui, perché nascosti da intonaci, elementi di interesse: un portale ad arco leggermente scemato, con chiave di volta "acconciata" e non a cuneo, con lo stesso medaglione, non centrato, che è presente nel fregio del precedente fabbricato sopra indicato e inserito a "forza" a metà arco tra conci irregolari; infatti, l'arcata risulta leggermente asimmetrica rispetto all'asse.

O forse siamo in presenza di elementi adattati a portale (?); i piedritti ad asse verticale, con modanature collegate con l'arco. A completare l'opera di risanamento, l'utilizzo maldestro dei materiali negli infissi. I "pezzi" sono altri elementi provenienti dalla stessa costruzione ecclesiale che era lì a due passi?

Fantasticare è lecito,... ma sono qui!


Nota:

(*) In grafia, il termine "caròggi" è quello più corretto, ma l'utilizzo di: "caruggi " o "carrugi" e anche "carroggi" o "carugi" non si discosta poi tanto. La locuzione in "lingua genovese" ne indica i caratteristici vicoli di Genova. La denominazione originaria sarebbe romana: "quadrivium" con il contributo di "carro". Per altri potrebbe derivare da "carriaggi", dal francese "charriage" (variante in lingua spagnola "carruaje"; latino: "càrrus + àticum", ossia "carràticum" o "carriàticum", carro + aggio, per indicare trasporto merci).

 

Le foto sono dell'autore.

 

 
Commenti (1)
segnalazione
1 Lunedì 23 Maggio 2011 11:35
gianluigi marras
sarebbe molto interessante poter studiare con metodi archeologici (analisi stratigrafica degli elevati, scavo stratigrafico) alcune di queste vecchie case del centro storico
segnalo anche una croce del golgota nella casa sotto quella di Wanda Casula

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