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Il testamento di Giorgio Falchi [1] PDF Stampa E-mail
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Martedì 05 Luglio 2011 14:42

Ritenendolo d’interesse generale, segnatamente per i chiaramontesi, pubblichiamo di seguito il testamento olografo redatto nel 1915 da Giorgio Falchi, nato a Chiaramonti nel 1843 e decedutovi nel 1922.

Si tratta, com’è evidente, di un documento che si raccomanda da sé, per il contenuto e per lo stile espositivo dell’autore. Invitiamo chi ha interesse ad approfondire la conoscenza dell’illustre compaesano a visitare le pagine che lo riguardano, cliccando i link che compaiono qui a destra. (c.p.)

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Allegato B del n. 2980/30 di repertorio

Testamento olografo

L’anno millenovecento quindici, addì venti del mese di marzo in Chiaramonti. Io Giorgio Falchi del fu Cristoforo, nato e residente nel comune di Chiaramonti, trovandomi sano di mente e di corpo, pel caso di morte dispongo di ogni mio avere nel modo seguente:

Lascio in proprietà al mio fratello il professore Falchi Francesco il terreno aperto denominato Su Pezzu de S’Ozzastru nella regione Orria Pizzinna. Così pure l’altro terreno da me posseduto nella stessa regione, sottostante all’antica via pubblica da Chiaramonti a Sassari e confinante al torrente denominato di Santa Giusta.

Lascio ai fratelli germani Grixoni Falchi Giovanni, Cristoforo, Gavino e Francesca, figli tutti della fu mia sorella Vittoria, il terreno posto nella regione Badde Oltu acquistata da Me da Quadu Vincenzo, quello situato nella regione Pedra Lada, il piccolo terreno chiuso nella località Terra Padeddas, ed infine la somma di lire Mille (£. 1.000). Da prelevarsi dal denaro che sarà posseduto all’epoca della mia morte e consegnarsi agli interessati entro i sessanta giorni dalla stessa.

Lascio pure in proprietà al mio fratello Battista Falchi - come al menzionato fratello Francesco e nipoti Grixoni Falchi - i diversi terreni e fabbricati che possiedo nella regione Elighe Entosu od Ispadula. Così pure la mia porzione di case state vendute dal sig. Amedeo Fiori, ufficiale dei Reali Carabinieri. Parimenti in comunione col menzionato fratello Francesco, nella casa di mia abitazione posta in questo popolato via Largo Azuni, la porzione a me spettante della cucina, dell’ingresso, della scala, dell’accesso al cortile, delle piccole stalle destinate a pollaio, porcile ed a cesso. Rimanendo però riservato all’Istituto di previdenza e di beneficenza, che in seguito verrà indicato, il libero passaggio alle camere da me possedute al piano superiore di essa casa, al piccolo e grande magazzino del piano inferiore al cortile, così pure l’uso dell’acqua dei due pozzi.

Volendo pertanto per l’avvenire compiere opera giovevole ai discendenti dei menzionati miei fratelli e sorella, nonché agli alunni poveri di ambi i sessi che con frequenza e profitto interverranno a queste scuole elementari.

Perciò col presente atto di mia ultima volontà - da valere nella miglior forma legale - fondo ed istituisco in questo comune di Chiaramonti un Istituto di previdenza e di beneficenza, al quale voglio che vengano imposti i nomi dei miei cari genitori Cristoforo Falchi e Madau Maria. Costituendo in pari tempo come in appresso il patrimonio che dovrà avere un tale Istituto.

In primo luogo coi diversi terreni e fabbricati da me posseduti nella regione Corrales o Sas Coas, compreso in tali immobili il chiuso un tempo posseduto da Migaleddu Giovanni Andrea. Dei quali terreni però il detto fratello Battista godrà l’usufrutto vita sua natural durante, onde almeno in minima parte compensarlo dei segnalati e gratuiti servizi resimi di continuo. Del pari il medesimo godrà l’usufrutto del vignetto detto Sa Terra Ruia e della metà dell’orticello Funtana; pure facenti parte del patrimonio dell’Istituto.

In secondo luogo tal patrimonio verrà accresciuto non solo con tutti gli altri terreni e fabbricati che sarò possedendo all’epoca del mio decesso, ma eziandio col danaro che potrebbe esser rinvenuto in mio potere e con quello messo a fruttare nella Cassa Postale di Risparmio, salvo le menzionate lire mille da devolversi ai germani predetti Grixoni-Falchi.

Similmente coi diversi oggetti d’oro e d’argento da Me posseduti, coi due armadi o guardaroba, con le sei sedie nuove in noce, con la libreria, con le piccole collezioni di fossili e monete antiche, con tutti i libri e coi diversi miei manoscritti, contenenti utili notizie riguardanti il popolato di Chiaramonti ed i suoi abitanti, i martiri sardi della religione e della patria, la geografia dell’Isola e le più conosciute specie di piante e di animali. Ed infine coi dipinti ad olio, con i quadri a stampa e con le diverse carte geografiche.

È intanto mio volere che un tale Istituto venga creato in Ente Morale, mediante però la sorveglianza dei beni, da esser affidata ai miei fratelli, ed in mancanza di essi a turno e sino all’infinito ai discendenti dei menzionati fratelli e della mia sorella Vittoria, facendo sempre principiare il turno da quello del mio fratello Francesco. Ed a tal sorvegliante, a titolo di gratificazione, verranno corrisposte lire duecentocinquanta annue, nonché l’usufrutto del vignetto Terra Ruia e della metà dell’orticello Funtana dopo il decesso del mio fratello Battista. Purché l’opera del sorvegliante non lasci a lamentare per zelo e per rettitudine, o si renda censurabile per colposa accondiscendenza.

Nel caso che l’Istituto non potesse essere creato in Ente morale, in allora costituirà in Ente privato autonomo, i beni di esso sino all’infinito saranno amministrati da uno dei discendenti dei detti fratelli e sorella, dopo la morte di essi, a turno e giusta l’ordine sovraindicato. E sarà creato un Consiglio di Amministrazione composto di tre membri, avente sempre la presidenza un mio congiunto dal lato paterno, ed i due membri saranno scelti fra le persone ritenute facoltose ed oneste, purché tutti e tre non facenti parte del consiglio comunale.

E mentre annualmente, all’amministratore, a titolo di gratificazione verranno tutti gli anni corrisposte lire Trecentocinquanta e l’usufrutto del vigneto e della metà dell’orticello più volte menzionati, ai membri poscia del Consiglio d’Amministrazione verran ad ognuno di essi assegnate lire Cinque per ognuna delle sette sedute tenute nel corso dell’anno. Rimanendo però tanto l’Amministratore dei beni che il Consiglio d’Amministrazione in obbligo di rendere informata la locale Congregazione di Carità, la Commissione provinciale di beneficenza - mediante relazione scritta - sulla gestione dei beni e sul regolare impiego delle rendite di essi e dei fatti risparmi. E ciò non più tardi del mese di gennaio di ciascun anno ed a scanso di decadere dalla carica.

In quanto all’amministrazione dei beni verrà affidata soltanto per un decennio, e l’investito dovrà dare cauzione conveniente sui terreni; però le relative spese dovranno esser sostenute dall’Istituto.

Rispetto al danaro rinvenuto in mio potere all’epoca del mio decesso, come quello messo a fruttare nella Cassa Postale di Risparmio verrà possibilmente non più tardi di un anno impiegato nell’acquisto di terreni chiusi, acciò all’Istituto mercé l’accresciuta rendita annua possa essere concesso d’aumentare il quantitativo delle dotazioni in appresso indicate.

Per quanto ha riguardo alle rendite provenienti dallo affinamento delle terre - preferibilmente all’asta pubblica e con cauzione solvenda - d’esse verranno impiegate nel seguente modo:

a) Lire cinquecento (£. 500) annue per una borsa di studio, da esser conferita a turno e nei modi sovra indicati, ai discendenti dei menzionati miei fratelli e sorella, una volta superato l’esame della terza ginnasiale e sino a compiere il corso di teologia o di medicina, o di ottenere il grado di ufficiale in una scuola od accademia militare del regno. E purché i genitori dei beneficati della borsa di studio, oppure dessi, una volta pervenuti alla maggiore età, si obblighino almeno per dodici anni di rimanere possessori di terreni in questo Comune, gravati da un imposta non inferiore alle lire 60, o di rimborsare le somme riscosse, massime nel caso di non compiuti studi.

b) Premio di lire Trecento (£ 300) da venir conferite ogni due anni a quello fra i menzionati discendenti ed a turno, che nelle proprie terre non dissodate avesse a costrurre una casa colonica, ed a piantare in una superfice cinta a muro ed attigua alla stessa non meno di 20 piante fruttifere di scelta qualità.

c) Lire venticinque annue per la celebrazione della festa di San Cristoforo e conservazione in buon stato della capella dedicata a tal santo.

d) Lire quarantacinque (£ 45) per la recita ogni anno di messe semplici, onde ricordare le care memorie dei miei genitori, della sorella Vittoria, del fratello Nicolo, dello zio Pietro Falchi e della povera mia persona.

e) Lire dieci annue (£ 10) per acquisto di opere letterarie, oppure scientifiche, onde accrescere il numero dei libri da Me posseduti, a ciò l’Istituto abbia ad essere dotato di una biblioteca circolante che porterà il nome del mio fratello Falchi prof. Francesco.

f) Lire quindici annue per la dotazione di un’alunna povera figlia di ex militari di questo Comune, che nell’esame prestato di compimento si sarà segnalata sulle altre per studio e per condotta. Tale somma sarà messa a fruttare nella Cassa Postale di Risparmio mediante libretto nominativo, e vi rimarrà finche la dotata non abbia celebrato matrimonio con rito civile e religioso. E nel caso avesse a rimanere nubile rimarrà nella detta Cassa, finche la dotata non abbia raggiunto gli anni 60 dopo dei quali le verrà consegnata in dieci annuali ed eguali rate.

g) Annue lire venticinque per acquisto di libri di premio, d’assegnarsi agli alunni più studiosi d’ambo i sessi che frequenteranno queste scuole elementari, purché promossi nella prima sessione degli esami finali.

h) Annue lire trenta per acquisto di oggetti diversi di vestiario, da venir distribuiti agli alunni poveri di entrambi sessi che con diligenza e con profitto avessero a frequentare queste scuole elementari.

i) Annue lire venticinque in favore dell’Asilo Infantile che fosse fondato in questo Comune.

l) lire novanta annue per tenere in buon stato i muri di cinta degli stabili dell’Istituto, per le riparazioni che si rendessero necessarie nei fabbricati, per il diboscamento del suolo ove cresceranno le piante di sughero e di quercia rovere, e per incoraggiare l’innesto degli olivastri e dei peri selvatici.

Ora le assegnazioni contronotate con le lettere a) b) f) g) tutti gli anni verranno conferite nella sera della festa dedicata a San Cristoforo, a ciò la stessa abbia ad acquistare maggiore solennità.

Qualora avessero a verificarsi risparmi nelle spese, verranno per cura del consiglio d’Amministrazione - mediante apposito libretto postale - messi a fruttare tutti gli anni fino a costituire la somma resa necessaria per l’alzamento ed adattamento ad uso di ufficio o di biblioteca della casa bassa di mia proprietà confinante ai pozzi e ad uso dei magazzini da Me posseduti.

A sede pure dell’Istituto sovra menzionato destino le due camere ove abito, con accesso al cortile e con porta d’ingresso alla via del Carmelo. In tali fabbricati saranno negli armadi chiusi a chiave gelosamente custoditi gli oggetti d’oro e d’argento, i libri, i manoscritti ed una copia autentica del presente testamento e gli altri atti pubblici e documenti diversi da me posseduti. Così pure nelle due camere i dipinti, i quadri, e gli effetti di mobilio, cioè le sedie che sarò possedendo all’epoca della mia morte.

Laonde, nell’interesse dell’Istituto verrà formato un regolare inventario degli immobili, degli oggetti d’oro e argento e di quanto si dovrà appartenere all’Istituto, firmato dall’Amministratore dei beni, dai componenti il Consiglio d’Amministrazione e da due testimoni. Tutti gli anni verrà concesso a questo reverendo parroco il quadro di San Matteo, ond’essere esposto all’adorazione dei fedeli nella occasione della festa patronale della parrocchia. Così pure alla prioressa dell’oratorio di S. Croce l’anello d’oro, onde fregiare il vestiario della S.S. Vergine nella occasione della solenne festa dell’Assunzione.

Sarebbe inoltre mio desiderio che i tre dipinti ad olio ereditati dai nostri antenati fossero collocati nella sede dell’Istituto, acciò assieme al quadro di S. Matteo, lungamente potessero essere conservati. Per quanto poi riguardano le diverse somme in danaro, messe a fruttare a mezzo di appositi libretti nella Cassa Postale di Risparmio, vi rimarrà uno per la durata di anni quindici, salvo poscia ad impiegarne tutti gli anni i frutti di interessi negli scopi filantropici in ciascun libretto indicati.

Tutto il bestiame diverso che sarò possedendo all’epoca del mio decesso, preferibilmente e a modico prezzo, verrà venduto ai menzionati miei fratelli o nipoti, ed il ricavato che risulterà servirà ad occorrere alle seguenti spese:

I Acquisto della bara, all’offerta di lire cinque a ciascuno dei quattro poveri che trasporteranno la mia salma al cimitero e al sepellimento della stessa.

II A quelle dei funerali che voglio senza tumulo, cantico di notturni e modestissimi, tanto nell’occasione dell’obito, del trigesimo e dell’anniversario. Volendo che in ciascuna di tali epoche vengano distribuite lire centocinquanta (£ 150) alle famiglie povere, modeste, di specchiati costumi e non dedite all’accattonaggio ed all’ozio.

III Verranno offerte lire dieci ad ognuno dei domestici trovatisi al mio servizio all’epoca della mia morte, nonché lire venti ad ognuna delle domestiche per le maggiori attenzioni durante il corso della mia ultima malattia prestatemi.

Verranno totalmente esclusi dalla mia eredità, tanto coloro che volessero infirmare il presente testamento, quanto colui che si facesse lecito – oppure permettere ad altri - di collocare un qualsiasi ricordo sulla mia tomba, anche se limitato all’indicazione del solo mio nome e cognome.

Né verranno collocate corone sulla mia bara, non pronunziati elogi funebri, né rese pubbliche partecipazioni della mia morte, volendo essere del tutto in breve tempo dimenticato. Tale è la disposizione di mia ultima volontà, scritta e datata di mia mano e che passo a sottoscrivere con piena cognizione di causa.

f.to: Giorgio Falchi del fu Cristoforo nato e residente nel comune di Chiaramonti.

Copia spedita in conformità dell’Originale pubblicato con verbale di pubblicazione da me Notaro ricevuto in data 13 aprile 1922 registrato a Sassari li 22 aprile stesso al N° 2109, a termini dell’art° 57 del Regolamento Notarile.

Sassari li 30 Aprile 1922 - Dottor Pinna Antoniangelo Notaio


Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pagg. 358-364

[1] Cfr. Archivio del Comune di Chiaramonti, faldone contenente atti e documenti del disciolto Ente Morale Cristoforo Falchi e Maria Madau

 

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Luglio 2011 23:42
 

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