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Il 25 Luglio 1943 cadeva il fascismo: a Chiaramonti… PDF Stampa E-mail
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Lunedì 25 Luglio 2011 14:26

di Carlo Patatu

Erano le undici meno un quarto di notte quando, dall’altoparlante della bettola di tiu Boceo, la voce stentorea di un cronista dell’Eiar (oggi Rai) annunciò la caduta di Mussolini. La gente, che indugiava ancora in Carrela ‘e Cheja a godere il fresco di una serata estiva che pareva uguale a tante altre, non comprese subito quel che accadeva.

Il duce era stato arrestato poche ore prima dopo un colloquio col re Vittorio Emanuele III a Villa Savoia, sulla via Salaria in Roma. Fatto salire dai reali carabinieri su un'ambulanza, fu trasferito in gran segreto a Ponza e poi tradotto alla Maddalena. Da qui a Campo Imperatore sul Gran Sasso.

Qualche istante dopo, la radio diffuse un proclama del maresciallo Badoglio, nominato dal re capo del Governo al posto di Mussolini. Frattanto, a Carrela ‘e Cheja era convenuta tanta gente, ansiosa di saperne di più. Anch’io (avevo sette anni e mezzo e giocavo a nascondino nei paraggi) mi recai in piazza di chiesa, incuriosito da quel via vai notturno di persone che parlavano fitto fitto tra loro.

Ascoltai il comunicato radio, replicato più volte. Ma non capii un’acca di quanto diceva quella voce dal tono per nulla familiare. Tuttavia di una frase riuscii a cogliere bene il significato: “…la guerra continua a fianco dell’alleato tedesco…”. Come prima.

Zio Antonio Luigi Budroni, che abitava a due passi da-i su buttighinu de tiu Boceo, si affannava a spiegare a un gruppo di persone inebetite quant’era appena accaduto: Mussolini aveva perso la poltrona, il regime fascista era finito. Chi ascoltava annuiva con atteggiamento serio. Non so dire se in segno di consenso o di preoccupata partecipazione a un evento che aveva dell’incredibile.

D’altra parte, zio Antonio Luigi era persona affidabile: leggeva regolarmente il giornale. E poi era uomo che conosceva il mondo: era stato in America a lavorare per l’apertura del canale di Panama. Ed era tornato a casa con un gruzzolo niente male. Che gli aveva permesso, fra l’altro, di avviare una fiorente attività imprenditoriale impiantando, in società col compaesano Mario Rottigni, l’azienda elettrica, il mulino per i cereali e il frantoio per le olive.

Nei giorni che seguirono, il panorama politico dell’Italia in guerra si fece alquanto confuso. Anche a Chiaramonti. I Falchi, i Madau, i Rottigni, il dottor Marcellino, lo stesso maestro Brau e altre famiglie di notabili che non si erano ancora spogliati della camicia nera voluta dal duce, si trovarono spiazzati. Privi di quel tanto di potere che il regime gli aveva conferito. Sovente senza merito. In particolare, il podestà in carica Tommasino Brunu non sapeva che pesci prendere.

Tuttavia non si persero d’animo. Com’è d’uso fra i camaleonti, si adeguarono tosto al clima nuovo. Gettarono alle ortiche l’ormai ingombrante camicia nera e si guardarono intorno. Per capire che aria tirava.

Spalleggiati dalla Chiesa, soprattutto nella persona del giovane e dinamico vice parroco don Bucianeddu Masala, quei notabili si riunirono più volte in casa del dottor Giulio Falchi e, in un clima da Carboneria, portarono a compimento la costituzione in paese del primo nucleo del partito democristiano. Al quale, manco a dirlo, aderirono per primi quegli stessi personaggi che, con Mussolini al governo, avevano ostentato la camicia nera ed esercitato autorevolmente il potere a Chiaramonti. In municipio e fuori.

Per motivi anagrafici, fui tra coloro che ebbero l’opportunità di vederle sedute costantemente in prima fila, quelle persone. Sia durante che dopo il Ventennio. Insieme a don Bucianeddu, al parroco Dedola e al canonico Grixoni, si attivarono perché alle elezioni comunali e politiche, che si annunciavano nella primavera del 1946, non  prevalessero i socialisti e i comunisti. Che anche da queste parti avevano costituito movimenti organizzati.

Non a caso, il primo sindaco eletto democraticamente nel 1946 fu il dottor Gigi Madau, democristiano, già podestà negli anni Trenta. In piena era fascista. Il maestro Brau, camicia nera influente durante il Ventennio, divenne militante scudocrociato ugualmente prestigioso, dopo l’avvento della Repubblica. Commissario prefettizio del comune di Chiaramonti dal Novembre 1936 al Maggio 1940, Su Mastru (così era noto in paese) fu attore impegnato e battagliero sotto il marchio DC in consiglio comunale, sia pure sui banchi dell’opposizione, durante le amministrazioni guidate dai sindaci Armando Fumera e Nino Brandano.

Fu così che, a guerra finita e per molti anni ancora, a reggere le sorti del paese furono quegli stessi che le avevano tenute saldamente in mano in nome e per conto del duce. Fino a qualche anno fa, le facciate dei loro palazzotti riportavano ancora motti e aforismi fascisti. Che quei notabili s’impegnarono, frettolosamente quanto malamente, a cancellare dopo il fatidico 25 Luglio di 68 anni fa.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 03 Marzo 2015 23:53
 
Commenti (1)
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1 Lunedì 25 Luglio 2011 20:00
Domenico

Ho qualche anno meno dello scrivente, ma ricordo perfettamente già a guerra finita da un po' il clima che si respirava in paese a causa di coloro che per anni sono stati al potere del paese.


Pensate che sino alla fine degli anni Sessanta mantenevano ancora il circolo monarchico. Sperimentai di persona quanta superbia e alterigia certi "signori" usavano nel mantenere il tutto come niente fosse successo.


Ricordo l'anno in cui Enrico Berlinguer venne a Chiaramonti. Non era ancora nel Partito Comunista, ma si presentò in paese per un comizio del PSDUP. Mio fratello maggiore "Antonio" non so come portò la borsa del comiziante sul palco; il giorno dopo venne lasciato a casa dal lavoro; penso fosse alle dipendenze dei Madau.


Sono da tempo convinto che L'UNICO che sia riuscito a fare un cambiamento di rotta nell'anno 1970 sia stato il Signor Carlo Patatu. Pur non essendo presente nel momento che venne eletto Sindaco, mi immagino quanto certi personaggi abbiano fatto di tutto per evitare una simile disgrazia "per loro".


Faccio i complimenti per il ritocco eseguito sulla foto della pagina del Corriere della sera.


Cordiali saluti.


Domenico

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