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La Tribuna: A Cala Serena c’ero anch’io PDF Stampa E-mail
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Giovedì 28 Luglio 2011 14:45

di Mario Unali

C’ero anch’io a Cala Serena. Arrivammo di buon'ora, in fila indiana, lungo tortuosi viottoli tra ginepri millenari e una flora mediterranea ridondante di colori e di profumi intensi. Ognuno aveva con sé gli attrezzi necessari al lavoro, picconi e ramazze, per lo più rastrelli.

Lungo il tragitto incontrammo una signora, di fuori, con due giovani figlie che, incuriosite dal nostro aspetto, si accodarono, chiedendo naturalmente se potevano farlo.
Sorse subito un problema però. Il fatto è che buona parte di noi aveva deciso di chiudere la stagione balneare quel giorno, ma in maniera un po’’insolita, e cioè facendo i nudisti. La presenza di quelle donne poneva un forte problema che fu superato dall’idea di non spogliarci in spiaggia ma solo una volta che si era in acqua.

Si fece la conta e fui io a essere il primo. Tutti in cerchio nell’acqua fresca e rigeneratrice con i costumi in testa a mo’ di capello.

Data, la mia scarsa capacità natatoria, ero fornito di grosse pinne, che però al momento dell’arrampicata sugli scogli da cui tuffarsi, si dimostrarono deleterie per il mio precario equilibrio e, sbattendo malamente contro la roccia umida, si sfilarono dai miei piedi, lasciandomi nel panico più completo.
Finii come un grosso masso sul fondale ingurgitando acqua salata e risalii in superficie quasi subito senza però riuscire a rimanere a galla. Preso dal panico, credetti di morire e a nulla servivano le grida d’invocazione di aiuto, prese a riso dai compagni; come se il mio atteggiamento fosse uno scherzo.

Dopo interminabili e lunghi secondi, essi si avvicinarono a me sostenendomi per la vita e le braccia. Riacquistai fiducia nei miei modesti mezzi e ricominciai a galleggiare da solo, tra le risa di scherno dei presenti.

Ci scherzai anch’io e, sorridendo, tentai di far credere che era stata una messa in scena. Invece era tutto vero e per un momento ebbi paura di non farcela.

Finì tutto bene, con una buona mangiata e una solenne bevuta, perché durante le nostre uscite non ci facevamo mancare proprio niente.
Da quel giorno mostro verso il mare una riverenza profonda che molti incauti bagnanti farebbero bene ad avere.

Un saluto.
---
Grazie, Mario, per avere messo a posto un altro tassello di quella splendida giornata settembrina. Non ricordavo più l’episodio che riporti e che, invece, ora mi è tornato alla mente lucido e fresco. Come accaduto ieri. Grazie ancora e saluti. (c.p.)

 

 
Commenti (1)
I vitelloni sardi
1 Giovedì 28 Luglio 2011 23:33
Domenico

Certamente eravate dei bravi giovanotti e comunque nel momento di aggregazione tra amici vi comportavate come la maggior parte dei giovani del periodo.


Mi viene un po' da sorridere ma non riesco a vedere il Signor Carlo mentre si cimenta in grandi bevute. Sicuramente una buona forchetta ma bevitore!!!...


Salutoni.


Domenico


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Si, caro Domenico, hai proprio ragione. Non sono mai stato un bevitore. Da anni, anche per ragioni di salute, non so più che sapore abbiano vino e alcolici in genere. Non me ne dolgo più di tanto.


Sono stato invece, a suo tempo, una buona forchetta. Ora non più. In vecchiaia, quanto più si fa vita sedentaria tanto meno bisogna trattenersi a tavola. E io, per quanto posso, cerco di adeguarmi.


Ma, in occasione della spedizione a Cala Serena di Caprera, ci abbuffammo tutti e bevemmo oltre misura. Ancheper festeggiare la buona riuscita dell'impresa. A quel tempo non c'era ancora l'alcol-test. Altrimenti...


Ti saluto. (c.p.)

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