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I cantadores a chiterra PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   
Venerdì 05 Agosto 2011 17:02

Il canto sardo con la chitarra ha una tradizione antica a Chiaramonti.

In passato, quando il rombo dei motori non rompeva il silenzio della campagna, era possibile udire voci limpide e generose di pastorelli che, seguendo le greggi, ingannavano solitudine e noia cantando. Più spesso affidandosi ai muttos, alla corsicana e al canto in Re; ma non disdegnando di cimentarsi nella disispirada e nel Mi e La; o nel difficile e insidioso Si bemolle. Quelle voci melodiose provenivano non si sa bene da dove. Erano fuori dal tempo e dallo spazio.

In genere, i cantadores hanno esordito così, cantando da soli di fronte all’immensità degli orizzonti campestri. Ma non solo. Un tempo, nelle bettole nostrane non mancavano mai, oltre al vino, un mazzo di carte e una chitarra. In assenza della radio e con la televisione di là da venire, le serate le si trascorreva cantando davanti a un fiasco di vino. Il chitarrista era solitamente un artigiano che, all’occorrenza, si rendeva disponibile anche nelle ore diurne, quando i più erano al lavoro.

Sovente, di notte, cantadores dilettanti percorrevano i carrugi del centro storico e sostavano sotto le finestre delle ragazze per fare le serenate. Il canto in Re era il preferito, perché coniugava bene passione e melodia: inoghe mi faghet die cantende a pramm’adorada; tue in su lettu corcada e deo frittu che nie...

Quelle scuole di canto praticate nei campi, nelle bettole o con le serenadas, hanno rivelato belle voci, che poi hanno portato lontano, sui palchi dell’Isola e d’oltre mare, taluni cantadores chiaramontesi.

Ricordiamo zio Paolo Deriu, simpatico compagno di avventure del ploaghese Antonio Desole nelle piazze di mezza Sardegna nel primo Novecento. Ma Chiaramonti ha dato i natali ad altre due belle ugole: Franco e Gianni Denanni. Quest’ultimo è pure impegnato in un’impresa non facile: insegnare a cantare. Con la collaborazione del chitarrista Nino Manca, guida con perizia un gruppo di ragazzi nei sentieri impervi del canto sardo.

Un’altra voce promettente è comparsa all’orizzonte del non affollato clan dei cantadores de razza: quella di Francesco Manchia, chiaramontese e classe 1983. Fin da bambino aveva scoperto la vocazione al canto, supportato da un bel timbro e incoraggiato da amici ed estimatori, oltre che dai genitori. Come tanti altri, ha fatto le prime sortite in famiglia, in occasione della pasquetta, de su tusorzu e dell’ammazzamento del maiale.

Strimpellando la sua chitarra, Francesco Manchia amava esercitarsi da solo. Riservato per carattere e per tradizione familiare, era felice di cantare in solitudine, nelle pause del duro lavoro di campagna. A vent’anni la svolta. Qualcuno lo ha convinto a presentarsi in pubblico. E così nel 2005, partecipando a Ploaghe al concorso per voci nuove Antonio Desole, ha superato tutti e si è preso il primo premio.

Subito dopo, all’Usignolo di Sardegna, il prestigioso concorso ozierese che ha laureato le più belle voci oggi in carriera, Francesco ha conquistato un onorevole secondo posto. Ora anche il suo nome è noto. Si è esibito in gare di esordienti; ma ha cantato anche con professionisti come i fratelli Denanni ed è comparso in alcune trasmissioni televisive.

Cfr. CARLO PATATU, Cantadores a chiterra in Chiaramonti - un paese in collina, ed. Ass. Turistica Pro Loco, anno 2006, pag.24

Ultimo aggiornamento Sabato 06 Agosto 2011 11:56
 
Commenti (3)
"Sono i Grandi del canto a chiterra"
3 Martedì 09 Agosto 2011 13:51
Eliseo Cossu

Ciao Padrino,


voglio rinnovarti ancora una volta un grazie per i ricordi che ogni volta con i tuoi articoli fai riaffiorare alla memoria dei Chiaramontesi lontani. Come ben saprai, sono un amante del canto sardo a chiterra nonchè fan aguerrito di Gianni e Franco.


Durante le vacanze che trascorrevo in paese, più volte mi è capitato di andare con Gianni e Franco nei paesi della Sardegna dove dovevano esibirsi, sentendo gli intenditori di questo canto tradizionale definirli dei numeri Uno. A mio modesto parere condivido a pieno l'idea degli intenditori.


In una occasione ho avuto modo di sentire anche Francesco Manchia; anche lui mi ha fatto provare una vera emozione. Voglio augurare a Francesco una lunga carriera tra i "cantadores", fiorente come quella di Gianni e Franco.


Un saluto affettuoso a te e famiglia. Eliseo da Trento.


---


Grazie a te per l'apprezzamento e per i saluti. Che sono ricambiati con l'affetto di sempre.


Franco e Gianni Denanni, come ben dici, sono bravi e professionalmente seri. Hanno onorato e continuano a onorare la bella tradizione derl cantio sardo "a chiterra". Nel contempo onorano il nostro paese. Del che sono grato a entrambi.


Quand'ero ragazzo e andavo da qualche parte, i miei interlocutori, subito dopo aver sentito il nome del mio paese di provenienza, non mancavano di ricordarmi, sia pure sorridendo bonariamente, l'antico appellativo "Zaramonte ladru". Poi facevano seguire tutta una serie di riferimenti a episodi di violenza, per la verità poco onorevoli, di cui si erano resi interpreti alcuni nostri compaesani del passato. Oggi sono contento di sentirmi dire, in situazioni analoghe: "De Zaramonte? Ah! sa 'idda de Franco e Gianni Denanni!".


Onore al merito e lunga vita a loro due. A breve, pubblicherò un pezzo che li riguarda. Ciao! (c.p.)

Il Canto in re, inoghe mi faghet die etc.
2 Domenica 07 Agosto 2011 21:49
Veronica Scanu

Trovo l’articolo interessante e ringrazio Carlo.


La mia attenzione si è soffermata sulla canzone “Il canto in re” e mi piacerebbe, se possibile, leggere tutto il testo.


Complimenti ai miei compaesani.


Saluti a tutti, Veronica Scanu-UK

Bravi!!
1 Domenica 07 Agosto 2011 16:06
N.Scanu

Come tua consuetudine ci hai regalato un bellissimo articolo, riportando alla memoria i canti folkloristici della nostra isola, proprio quelli che conoscevano e che cantavano sia in privato che in pubblico i nostri padri e i nostri nonni.


Pur non essendo ferrata in materia, forse perché sono cresciuta fuori dall’isola, ammiro chi, come i nostri compaesani, continua ad occuparsene e a trasmettere con passione le nostre tradizioni alle nuove generazioni.


Durante due dei miei brevi soggiorni a Chiaramonti ho avuto modo di apprezzare la grande capacità vocale dei fratelli Denanni e qui includo anche il Manchia (una serata ospitava anche quest’ultimo) e ne rimasi affascinata. La chitarra, ovviamente, nel contesto faceva la sua parte.


Che dire? Grandi talenti che rendono onore al nostro paese e credo meritino più attenzione da parte di noi tutti.


Cari saluti.


N. Scanu

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