Home » Carlo e Tonina » I nostri viaggi » Vedi Napoli e poi muori…

Immagini del paese

Castello 7.JPG

Statistiche

Tot. visite contenuti : 5257410

Notizie del giorno

 
Vedi Napoli e poi muori… PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 10
ScarsoOttimo 
Giovedì 24 Maggio 2012 14:01

Una città sempre splendida ma sempre caotica, accogliente, ricca di fascino e… (sorpresa!) pulita
di Carlo Patatu

Non tornavo a Napoli da troppi anni, ormai. Una ventina, credo. Ed ecco che l’emozione mi assale già quando ne scorgo il reticolo di vicoli e strade mentre, nel pomeriggio di Domenica scorsa, l’aereo si accinge ad atterrare a Capodichino.

Il cielo è carico di cumuli minacciosi, che però diradano mano mano che ci avviciniamo a destinazione.

Una ventina di minuti in autobus più un breve supplemento in taxi e sono in albergo. Via Partenope, quartiere San Ferdinando. Vista mare, col Castel dell’Ovo in faccia e Capri all’orizzonte, quasi diafana.

Proprio sotto la finestra, il porticciolo di Santa Lucia, evocato in tante canzoni da Roberto Murolo e Sergio Bruni, e la celebre pizzeria Zi’ Teresa. Sulla sinistra la Stazione Marittima, animata da un via vai di traghetti e navi da crociera gigantesche. Sulla destra lo splendido lungomare di via Caracciolo, in gran parte pedonalizzata per la felicità di grandi e bambini, ciclisti e amanti del futing.

Ma in giro colgo un’atmosfera insolita e per me strana. Mi aspetto di vedere tanta gente per le strade di questo quartiere, abitualmente animato. Invece niente. Passanti rari e frettolosi si guardano appena e tirano dritti per i fatti loro. Cosa inusuale per una città che vive ogni minuto della giornata all’aperto e  in forma corale.

Che succede? Quali le ragioni di questa specie di coprifuoco?

Succede che a Roma, all’Olimpico, Juventus e Napoli stanno per giocarsi la finale di Coppa Italia. E i napoletani si apprestano a starsene inchiodati davanti alla TV. A tifare per una vittoria che potrebbe avere anche il sapore di un riscatto. Oltre tutto se la giocano con una squadra di quel Nord algido e spocchioso che guarda ai terroni dall’alto. Con supponenza e un pizzico di puzza sotto il naso.

Sappiamo com’è andata a finire. A partita chiusa, la città si scatena a far festa, che va avanti fino alle ore piccole. Una festa di popolo, chiassosa e liberatoria per una vittoria ch’era follia sperar.

Il giorno appresso circolano facce distese; la gente appare più disponibile del solito. E di buonumore. Alla faccia dello spread e dell’Imu in dirittura d’arrivo. Meglio così. E io, che pure di calcio non capisco un accidenti, sto col Napoli e gioisco con queste persone dal cuore grande come una montagna.

Escursione mattutina col cielo imbronciato. Ma la città appare bella anche in una giornata grigia. Una sosta al Gambrinus per un cappuccino accompagnato da una sfogliatella fragrante e ancora calda. Quindi un tuffo nell’imponente piazza Plebiscito, luogo simbolo per i napoletani. Palazzo Reale e la chiesa rotonda di San Francesco di Paola si fronteggiano. Quest’ultima ti accoglie con l’abbraccio del suo colonnato elegante, che si allarga sul sagrato immenso.

Le sale del Palazzo raccontano la saga dei Borboni. Dei Carli, Ferdinandi, Franceschi. Stracariche di storia, ricche di stucchi dorati, ritratti d’autore, affreschi e arazzi, offrono allo sguardo estasiato del visitatore mobili d’epoca, tappeti raffinati e ceramiche preziose, frutto di un artigianato locale d’alta scuola. E che ora non esiste quasi più.

Una visita d’obbligo al maestoso teatro San Carlo e al suo museo, che mette in mostra bozzetti di opere liriche e tanti costumi di scena. Quindi una sosta nella Galleria Umberto I per un caffè. Molto napoletano e pertanto ottimo.

Una lunga passeggiata per via Toledo, elegante, animata e… pulita, mi consente di svetrinare con soddisfazione. Vi si affacciano le botteghe delle griffe più rinomate della moda nostrana e internazionale. Qua e là compare sul marciapiede la figura mitica del lustrascarpe. Non patisce la crisi, indaffarato com’è a servire i clienti. Che non mancano.

Di tanto in tanto, una deviazione per i vicoli, a smarrirmi fra i meandri dei quartieri spagnoli. Un pezzo della Napoli com’era. Intrigante, chiassosa, disordinata e… unica. Che qui conserva intatta l’atmosfera dei film di Totò e delle commedie di Eduardo.

Poi una pizza margherita da manuale. In piazza Municipio, squassata dai lavori sempiterni della metropolitana. Il Maschio Angioino, o Castel Nuovo se più vi aggrada, guarda corrucciato il cantiere, che imbratta i luoghi e li imbruttisce, spargendo tutt’intorno polveri e fango a piene mani e costringendo automobilisti e pedoni imbufaliti a gimkane non gradite.

Analoga situazione in piazza Garibaldi, dove si affaccia la Stazione Centrale. Ma tant’è. A parte questo, la città, per quel poco che ho potuto vedere, si presenta sufficientemente pulita. Occhieggiano qua e là cassonetti per la raccolta differenziata.

I napoletani, si sa, sono gente straordinaria. Ignorano il rosso dei semafori e le strisce pedonali, come pure i divieti di sosta e le sirene delle ambulanze. Estroversi e chiassosi, sanno coinvolgerti e coccolarti. Ti affascinano e, inevitabilmente, ti fregano. Se gli riesce.

Quando prendi il taxi non sai mai dove andrà a parare il tuo conto. Il tassametro regolarmente spento ti costringe a confidare nel buon cuore del tassista. Che t’incoraggia con calore a tentare l’avventura, assicurandoti con garbo che, in fondo, ci si accorda sempre. E invece sul cosiddetto prezzo concordato col Comune (25 € per l’aeroporto tutto compreso) te ne carica altri due per un paio di valigette che ti porti appresso.

Ma non finisce qui. Prima di salutarti, si affida al tuo buon cuore per un caffè. Che, sottolinea sornione, non dovrebbe nemmeno bere per via della pressione. E così la spesa di euro ne assomma 30. E ti accade pure di pagarglielo volentieri quel conto truccato. Perché, in fondo, quel buonuomo l’extra se l’è guadagnato intrattenendoti allegramente, durante il viaggio. Anche trattando di cose personali e familiari. Quasi fosse un caro vecchio amico.

Arrivederci, bella, amata Napoli. Un paio di giorni sono pochini, anche se vissuti intensamente. Spero di poterci tornare con più calma. E, se possibile, con un tempo meteorologico meno bizzoso. Disposto a lasciarmi nuovamente irretire dal tassista di turno

Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Giugno 2012 13:00
 

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):