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Salvatore Cossu, note biografiche PDF Stampa E-mail
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Martedì 25 Dicembre 2007 02:43

Salvatore Cossu (Chiaramonti 1799 - Ploaghe 1868), dopo una carriera scolastica e accademica caratteristica dell'epoca, (studi abbecedari privati in Chiaramonti, studi delle sette classi boginiane nel collegio degli Scolopi e contemporaneamente istitutore presso i nobili Pilo; magisteriato, bacellierato, licenza e laurea in Teologia presso l'Università di Sassari), raggiunge l'apice della sua carriera ecclesiastica con la vincita del concorso di parroco di San Pietro Apostolo di Ploaghe, da cui non volle spostarsi per sedi più prestigiose, preferendo per 41 anni vivere "in mesu ad fizos qui non cum fizastros".

Onorò la tradizione prestigiosa dei parroci di Ploaghe, rinnovandola sia con l'impegno pastorale sia con la pubblicazione di catechismi in lingua sarda.
Egli, insieme con i 9 viceparroci, non si accontentò di svolgere la sua funzione pastorale ordinaria, ma sviluppò anche quella straordinaria. La sua pastorale s'ispirò alle prospettive educative della Chiesa in Italia tra la Restaurazione (1815) e l'Unificazione (1861). Favorì l'istruzione dei fanciulli assicurando il buon funzionamento della scuola normale ed elementare di cui fu sovrintendente, direttore e provveditore agli studi.

Il coltissimo rettore, stimato collaboratore del canonico poligrafo Giovanni Spano, consapevole che la lingua nazionale della Sardegna era il sardo, si preoccupò di predisporre un Compendiu de sa doctrina Christiana in sardu logudoresu (catechismo cattolico romano in lingua sarda) e successivamente un manuale deontologico. Nel Manuale de sos principales obbligos de algunos istados qualidades e ufficios, (Manuale dei principali doveri di alcuni ruoli, competenze e incarichi) il maestro elementare, il medico e il chirurgo, il farmacista e il notaio, l'agricoltore e l'artigiano, il commerciante e l'acquirente, il giornaliero e il manovale, il ricco e il povero, il padrone e il servo, il creditore e il debitore, l'ammalato e il testatore, l'erede e l'esecutore testamentario, il testimone e il giudice, gli amministratori di qualsiasi istituzione, il parrocchiano trovano la traccia dei loro doveri di cristiani nelle opere e nei giorni. Entrambe le opere, completandosi, costituiscono il suo capolavoro pastorale e la sua pedagogia che mirava ad educare buoni cristiani e buoni sudditi.

Caduto, tra il 1847 e il 1848, il vecchio ordine sociale egli biasimò gli eccessi anarchici: il processo al clero e alle autorità. Da questi episodi rimase sconvolto, così com'è documentato nel suo Cantu Mistu in ottave, ma ciononostante, da ottimo pastore d'anime, si riprese da questi sconvolgimenti e continuò la sua indefessa opera di educatore di buoni cristiani e di buoni cittadini rispettosi e obbedienti alle leggi.

Il medesimo, nella fusione con il Piemonte, avverti la perdita dell'autonomia della Sardegna anticipando temi propri della questione sarda. Nei "Sermones parrocchiales" insiste sul dovere dei fedeli cattolici di una maggior preparazione dottrinale e culturale anticipando pensiero e azione dei protagonisti del movimento cattolico. Va a suo merito la pubblicazione de Su Poeta Christianu di Bainzu Cossiga1, di Novene e Gosos.

Autorevoli, in Chiaramonti, i suoi interventi contro il concubinato di alcuni notabili.



Cfr.: Angelino Tedde in "Chiaramonti, un paese in collina", a cura di Carlo Patatu, ed. Ass. Pro Loco Chiaramonti, 2006

Le foto: ritratto del Rettore Cossu e copertina di un saggio scritto da Caterina Satta di Ploaghe
Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Gennaio 2009 21:11
 

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