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Sas poesias de Istevene Demelas PDF Stampa E-mail
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Lunedì 17 Settembre 2012 19:16

Presentata nel corso di una manifestazione pubblica una prima raccolta di poesie del poeta chiaramontese

di Salvatore Patatu

Nei giorni scorsi, a Chiaramonti, nei giardini del Parco della Rimembranza, davanti a un folto e interessato pubblico, è stato presentato il libro “Poesias de Istevene Demelas”.

Ha aperto la manifestazione Azzurra Solinas, la quale ha spiegato che l’autore, fino all’ultimo momento, era all’oscuro di tutto. La pubblicazione della raccolta, infatti, è avvenuta a sua insaputa, in quanto, fino a qualche giorno prima, non ne sapeva niente.

Dopo l’intervento dell’assessore comunale alla cultura Maria Antonietta Solinas per i saluti di circostanza, è intervenuta la poetessa chiaramontese Maria Sale. Ha affermato che Demelas è l’erede diretto del grande poeta chiaramontese Bainzu Truddaju. E, quasi per sottolineare questo fatto, il caso ha voluto che questo libro vedesse la luce vent’anni dopo la pubblicazione di “Rosas e ispinas de Baldedu”, del grande poeta scomparso.

Ma ci sono altri due fattori che legano Demelas a Bainzu Truddaju, oltre al fatto di essere paesani, ed è la vicinanza dei luoghi in cui entrambi hanno maturato la loro esperienza poetica. Da questi luoghi, entrambi hanno tratto la linfa vitale. Inoltre i due possiedono la capacità di saper cantare improvvisando i versi. Se Stefano avesse curato questa sua abilità, oggi sarebbe uno dei grandi poeti improvvisatori contemporanei.

Il relatore del libro, che è anche autore di questa breve recensione, ha presentato la figura umana e poetica di Stefano Demelas, lumeggiando sugli aspetti tecnici di alcune composizioni dell’autore, che dimostra notevole bravura nella stesura del verso, nella cura della rima e del ritmo, nella scelta agettivale e lessicale. Ma sa utilizzare anche figure retoriche come l’enjambement, l’anafora e la rima interna, che prelude alla possibilità di retrogare il verso, alla moda degli antichi aedi improvvisatori.

Il relatore ha poi ampiamente analizzato i temi trattati dal poeta: la famiglia (Sa famìlia, A babbu meu, Mamma cara, Si pesso a tie, Tue ses). L’amicizia (A un’amigu, S’amigu soldadu), i ricordi d’infanzia, che lo portano in un mondo che pare quasi di fiaba, irrimediabilmente scomparso da tempo; ma al quale il poeta non sa rinunciare (In bidda mia, Chie est unu sardu?, Mùidas de riu, Sa bellesa de sa vida, Ammentos de tempus passadu).

Questo tema, però, non è trattato come sterile abbandono malinconico o rimpianto nostalgico di un tempo migliore in cui tutto era più bello e più significativo; ma come punto di riferimento per un arricchimento, quasi un risveglio dell’umanità negli uomini, una riflessione profonda, la cui sintesi appare anche troppo scontata: quanto sarebbe facile oggi, se solo lo volessimo, attuare i principi sani di onestà, di fratellanza, di altruismo, presenti nella società di allora, cando s’istrinta ‘e manu fit tzocu de campana.

Chiaramonti e la Sardegna (A sa ‘idda mia, Bidda mia, Su Casteddu de Zaramonte, Terra cara in agonia, S’Isola mia); i problemi dei giovani, dalla droga allo scarso rilievo che i giovani oggi danno al bene prezioso della vita (Istradas nieddas, Sardigna deris e oe).

Il ricupero dei beni culturali e archeologici, che deve andare di pari passo col ricupero della Lingua, il cui interesse nel mondo giovanile va sempre più scemando, anche per colpa della cultura ufficiale, creando così i presupposti per la scomparsa delle nostre tradizioni e della nostra identità, fattori strettamente legati ad essa.

Il tema della pace, intesa in tutte le sue sfumature, occupa un posto di rilievo nel libro: Sa paghe, In su giustu caminu, Ponente e Levante...

Altro tema messo in luce dal relatore è il ricupero delle parole antiche, ormai in disuso, presenti nelle composizioni: sos rodos, su ‘iradorzu, inconcheddadas, sa pontija, sa carella, su fundeddu, corriatu, s’òrriu, sa soga, su furcalzu, s’aiscu e altre. A tal proposito, un glossario alla fine del libro non sarebbe stato male.

Ultima annotazione, l’ironia del poeta. A volte delicata e garbata (S’ùndighi de Nadale, Cuntentu de su pagu e Cane sardu), a volte marcata e piuttosto esplicita, a sa sarda, come in Su primmu mestieri, con la cui lettura, si conclude l’intervento del relatore.

Si è già detto che l’autore ha notevoli abilità di poeta improvvisatore, per cui, insieme alla poetessa Maria Sale, hanno inscenato un simpatico siparietto, scambiandosi dieci ottave sul tema “materia e spirito”. Questo lavoro era stato presentato a un concorso di poesia improvvisata nel paese di Benetutti, dove ha ricevuto un premio significativo.

Successivamente si è aperto il dibattito, cui hanno preso parte i famosi cantadores Torangelo Salis e i fratelli Franco e Gianni Denanni, interpreti di alcune poesie di Demelas.

Le formazioni di canto a tenore Funtana Bona e I Murales, entrambe di Orgosolo, hanno eseguito due brani. È intervenuto poi il compagno “d’armi“ Francesco Masia, cui è dedicata la poesia S’amigu soldadu.

Evidenti l’emozione, la contentezza e la soddisfazione di Stefano Demelas, che è intervenuto per ringraziare le curatrici e, soprattutto, gli amici che lo hanno sostenuto e il pubblico presente, che ha dimostrato di gradire molto la sua opera.

In chiusura è intervenuta la figlia dell’autore Roberta, che ha curato la pubblicazione unitamente ad Azzurra Solinas.

La manifestazione si è conclusa felicemente con un rifresco offerto dall’autore, cui ha partecipato tutto il pubblico presente.

Ultimo aggiornamento Lunedì 17 Settembre 2012 19:40
 

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