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Chiaramonti, i nomi dei luoghi: L come... PDF Stampa E-mail
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Lunedì 01 Ottobre 2012 12:35

Chiedendo scusa ai lettori per il ritardo, questa settimana pubblichiamo i toponimi che iniziano con la lettera "L" individuati da Mauro Maxia nel territorio di Chiaramonti e di cui tratta nel libro di seguito citato. (c.p.)


Lacchéddu (su) – La pozzetta della roccia, oppure la piccola vasca. Vedi làcaru.

 

Lacchéddu de sa ‘ida (su)- La pozzetta della vite. Probabilmente con questa denominazione si intendeva indicare un piccolo làccu (vasca) scavato nella roccia per la pigiatura dell’uva. Se ne può osservare una coppia ancora efficiente nel chiuso dove si trovano i resti dell’antica chiesa di San Giuliano a valle di Nulvi (vedi Santu ‘Iglianu).

 

Làccu segàdu (su) – La vasca rotta. È l’altipiano alla cui precipite estremità, sopra sa Còsta de l Campo di Ozieri, si trova la Punta de s’arròccu (vedi). Il toponimo è attestato già durante il XII secolo: planu dessu laccu secatu. Oggi è impossibile scorgere quale potesse essere questo làccu anche perché il sito è caratterizzato dalla presenza di numerose pozze prodotte dall’erosione nella trachite di cui è costruita questa altura.

 

Làriga (sa) – Forse si tratta di una forma collettiva del sostantivo làru a cui si sarà aggiunto il suffisso latino –ica. In tal caso il nostro toponimo significherà “il sito degli allori”. Questa soluzione è avvalorata daòlla spontaneità dell’alloro nelle campagne sarde. Confronta Tilàriga (Bultei) che sembra un omonimo con l’articolo paleosardo concresciuto. Il toponimo dalla struttura similare a

Mattàriga (vedi), relativo ad una località poco distante.

 

Lavròne – Alloro grande(dal latino Laurus). Si tratta della forma accrescitiva dall’altologudorese làvru.

 

Leòne Sòzu – Gli abitanti della località Corra Meana (vedi) riferiscono trattarsi di un pastore di Nulvi vissuto alla fine del Settecento o agli inizi dell’Ottocento. Non si sa bene se egli fosse il proprietario o un usurpatore del sito che da lui prese il nome. Pare che egli fosse una persona assai prepotente. Venne ucciso a tradimento mentre arrostiva un agnello in una mattinata d’inverno. Il suo cadavere fu rinvenuto riverso con il viso sopra il fuoco sul quale stava cucinando ilpasto.

 

Lèpris – Sito delle lepri. È una forma sincopata della voce lèpiris.

 

Lèriga (sa) – Difficilmente potrà trattarsi di un toponimo derivato dal logudorese klèrika (chierica), anche se l’esito è regolare a seguito della caduta della velare sorda iniziale (es. il logudorese rughe dal latino crux). Ugualmente costosa sembra una relazione con il logudorese lèra. Più attendibile pare un’origine dal nome latino l(a)erius,sotto forma di aggettivazione l(a)ericus riferita ad una possibile proprietà fondiaria. Ancora più pertinente è un’origine da klèriga (lupinella).

 

Lidòne (su) – Il corbezzolo (arbustus unedo). La formazione del termine è avvenuta su unedòne per una dissimiliazione n x l: su unedòne < s’ulidòne < su lidòne. Uguale processo è avvenuto, per esempio, con su nòmene e poi su lùmine.

 

Lìttu (su) – Il bosco. È un vocabolo probabilmente derivato dal latino elictum = lecceto. È un vocabolo ormai in disuso, soppiantato dal termine moderno buscu mutuato dall’italiano.

 

Littu ‘e Tibile – Bosco di Tìbile, nome proprio latino.

 

Lòca (sa) – Si tratta di una voce certamente paleosarda che ricorre assai spesso nella toponimia isolana e che sembra derivare da un’originaria base lok- seguita sempre da una vocale paragogica variabile oppure da suffissi qualitativo o collettivi. Termini di raffronto sono costituiti dalla serie seguente: sa Lòca (Girasole e Scano Montiferro), Tuppa ‘e Lòcos (Senorbì, Locchèra (mara), Lòchiri (Fonni, Nule e Oschiri), Punta Loccorì (Budoni), Locchinu (Noragugume), Loccòrra (Gavoi), Badu Locòe (Oliena), Riu Solòcas (Siurgus Donigala), SuLòche (Orosei), Tottolòcche (Illorai), Giba Lòcce (Villaputzu), Riu su Lòcce (Arzana), Serra Loccerìe (Urzulei), Iscrallocce Sedilo), Loqele, Loqilo, e L0qènnere (Olzai) e, forse, gli onomastici Lòcche, Lòcchi, Lòcce. Spesso questo tema si presenta con l’articolo paleosardo th concresciuto (per esempio: Tilòca, Tilòche, Tilòchi, Tilocci, Cilòcco, Cilòche). Quanto al significato esso rimane oscuro. I suffissi che emergono dalla serie sopra riportata conducono verso un elemento presente in natura di cui si ignora l’attuale appellativo. Per poter formulare un’ipotesi prudenziale occorrerebbe procedere alla ricognizione sul campo utile a verificare le caratteristiche dei vari atti. Il toponimo di Chiaramonti è relativo ad un pianoro che conclude un’altura. Anche il toponimo perfughese Tilòcco descrive un tratato di terreno pianeggiante. Sembra sensato connettere questa base preromana sia con il latino locus (il cui esito è però il pansardo lòcu, lògu) di cui può rappresentare un apparentamento, dal quale potrebbe non escludersi la serie toponomastica britannica avente per base lock-. Peraltro una corrente linguistica che interessa sia la Sardegna sia l’arcipelago britannico è evidenziata dal tema tirrenico lumbr-, lingr-, con il gallese llynggr forse attribuibile al sostrato paraceltico. Inoltre la Sardegna ha in comune con le isole britanniche e l’occidente europea il fenomeno culturale del megalitismo. È forse durante questo periodo, il quale s’inquadra precedentemente al secondo millennio a.C., che poterono avvenire degli scambi demografici e linguistici fra le aree del bacino del Mediterraneo, la penisola iberica, la Francia e le isole britanniche.

 

Locueris – Non è certo che questa forma, rilevata sul documento cartografico militare del 1847, sia fedele all’originaria pronuncia. Oggi il toponimo è stato dimenticato. La sua ubicazione ricade presso l’odierna località Tettile (fa parte del comune di Erula n.d.c.).

 

Loè – Vedi Bados de Lovè, Lovè, Locè.

 

Lovè – Probabilmente si tratta di una variante con valore collettivo (conferito dal suffissoide paleosardo –e) dell’altologudorese e nuorese lu(b)a = euforbia (oggi in logudorese lùa) in cui la bilabiale attestata nelle forme nuoresi pare avere la funzione di evitare lo iato oppure imiterà voci come tòva e làvru (quest’ultima residuata a Chiaramonti come voce disusata nel toponimo Lavròne (vedi). Massimo Pittau correla il fitonimo sardo con il greco àlypos. Che si tratti del sostantivo lùa è confermato dalla variante gallurese Luè. Probabilmente quest’ultima è frutto di una paretimologia, ma è pur sempre significativa perché riconduce al vocabolo ipotizzato. Confronta il toponimo Loài di Ollolai. In tema di vocaboli conservativi occorre, però, osservare la corradicalità con il nuorese lùu (dal latino locus = pergolato, vite selvatica), sicché se ne potrebbe proporre una sua originarietà rispetto alla forma attuale e un confronto con l’altro toponimo chiaramontese Spurulò, avente in comune il medesimo ipotizzato valore collettivo e semantico. Vedi Bados de Lovè.

 


Cfr. MAURO MAXIA, I nomi di luogo dell'Anglona e della Bassa valle del Coghinas, ed. Il Torchietto, Ozieri 1994, pagg. 207-220

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Luglio 2016 08:03
 

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