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Cartoline postali: la belle époque chiaramontese PDF Stampa E-mail
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Lunedì 26 Novembre 2012 00:00

di Claudio Coda

 

A Chiaramonti nel 1901.

Nel cassetto dei ricordi di famiglia (che fissazione, il conservare!) mi è capitato di rispolverare vecchie testimoniante di quel periodo.

Biglietti del Moulin Rouge non ne possediamo, ma cartoline epistolari illustrate, a testimonianza di quell’epoca, sì.

L’unico mulino che avevamo, in quell’anno, era a vapore e a gas che l’industriale A. Pinducci di Nuchis impiantò in questo paese¹. Manco era trascorso un anno dal suo avvio, l’imprenditore fu accoppato da due fucilate, restituendo così l’anima a Dio.

Con quel gesto impunito, ma altri ne seguiranno, abbiamo iniziato il secolo, non col can-can da cabaret, ma con un ballo tutto nostrano e pure funesto.

D’altro canto, dovevamo rispettare e tener fede a quella descrizione “ager sanguinis” che, il conte Alberto della Marmora nei tomi “Itinéraire de l’ile de Sardaigne”, citò dei chiaramontesi, a seguito delle sue visite, all’incirca dal 1820-1860 nell’isola e in grado così di descrivere il carattere paesano e il suo territorio.

Amen! Questo il contesto storico, all’epoca.

Le cartoline.

Chi è appassionato del trapassato, non può che apprezzarle, custodirle e anche per curiosità proporle.

La raccolta, una ventina, ne contiene diverse e tutte provenienti dal “continente”, del periodo dei primi anni del ‘900. La bella calligrafia e l’uso di aggettivi e sostantivi fanno una rappresentazione del tempo e, dove la forma e la sostanza erano esibite, lo stile floreale o Liberty caratterizzava cartoline e non solo.

Alcune di queste, timbrate a Modena “l’11 agosto 1901” e annullate all’Ufficio Postale di Chiaramonti il “13 agosto 1901”, arrivano a destinazione appena due giorni dopo. Inattendibile? Vero!

Intanto il modello utilizzato è la “cartolina postale”, introdotta nel mercato dei servizi postali inizialmente dal Ministro delle Finanze, all’epoca Quintino Sella, il 23 giugno 1873; il costo era di 10 centesimi per l’interno e 5 per il distretto.


Tra le tante, l’ha spedita tale Cesare: “Al Giovine Distinto Sig. Gavino Grixoni”², affrancandola con un bollo da due centesimi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altre ancora: Al Nobil Uomo Sig. Giovanni Grixoni Tenente medico in licenza”³, Bologna 29.11.02 - Chiaramonti 01.12.1902.

 

I° bpt. Grixonio, sextae Papinorum legioni conservatori, ornamento, decori, Salutem ²(f.to!) “F. Franchini”, Bologna 14.11.02 – Chiaramonti 16.11.02.


Nob. Gavino¹ Grixoni Studente universitario via Vitt. Eman 46 . 2 Sassari - Saluti da Ravenna f.to “Giovannico³


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Salvete amici, moriturus vos salutat – f.to “L’appuntato“².

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Al Gentil Giovane Gavino Gixoni“¹.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“N.U. dottor G. Grixoni – Ospedale Militare Bologna  - Caro Grixoni, ho veduto una parte del bollettino d’oggi col trasferimento del Colonnello S... E tu quando... ti muoverai? Non sai nulla ancora? Se il c (!)...s (!) ... verrà a Bologna, fai in modo che io lo sappia onde possa venire a salutarlo. Saluti cordiali a te e a Giovannico. Venite a Porretta? Vi attendo, Ciao ...(firma)”.


Le stagioni della corrispondenza odierna le conosciamo e le subiamo, ma al periodo era diverso. Ciò che incuriosisce di più è come siano arrivate a destinazione, in appena due giorni, seguendo il percorso: Modena, ma anche Bologna, Civitavecchia-piroscafo-postale-Capo Figari (Golfo Aranci)-Terranova (Olbia)- Chiaramonti. Oppure seguendo la tratta: Genova- Porto Torres – Chiaramonti.

Dal versante di Genova, era dal 1851 che Raffaele Rubattino aveva ottenuto l’autorizzazione a collegare quella città con la Sardegna, via Porto Torres, con un Postalino (a bordo un ufficio postale ma anche passeggeri) e, una volta al mese, proseguiva per La Maddalena.

Dal versante Civitavecchia era dal 6 luglio 1882 che i Postalini si dirigevano verso Capo Figari; ma, non essendo attrezzato di approdo, le navi restavano in rada e da qui con piccole imbarcazioni traghettavano sulla terraferma passeggeri, mercanzie e la posta.

Da Capo Figari poi, con le Ferrovie Reali, si arrivava a Terranova.

Fatto curioso: quando il treno postale arrivava a Palau, per poi proseguire, lasciava la posta e i passeggeri per la Maddalena e, per segnalarne l’arrivo, si accendeva un falò. E allora dall’isola salpava un battello.

Il servizio postale si servì da subito della strada ferrata, dove i sacchi postali erano smistati in carrozza, e la corrispondenza suddivisa per le località dell’indirizzo. In seguito, ebbero la loro carrozza postale.

Per noi, le stazioni più vicine erano Martis e Ploaghe. Arrivati alla stazione di posta i sacchi venivano consegnati al corriere, che provvedeva al trasporto sino al paese per il timbro.

Un appello: chi sa di più, lo raccolga! Sarebbe curioso sapere la sequenza dell’arrivo e della consegna da Martis o Ploaghe per Chiaramonti; così pure citare l’impiegato dell’ufficio e il portalettere.

Era così che, in non più di due giorni, le belle cartoline postali finivano tra le mani dei “Giovin N.H. distinti Sigg. Gavino e Giovanni Grixoni“.

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¹ Cfr. Carlo Patatu “Chiaramonti - Le cronache di Giorgio Falchi”.

² Cfr. Carlo Patatu Chiaramonti - Le cronache di Giorgio Falchi”, Gavino Grixoni: “su duttoreddu” (immagino per l’altezza) medico condotto del Comune di Chiaramonti negli ‘30/40 del ‘900, nato il 25.07.81, deceduto l’11.03.1970.

³ Cfr. Carlo Patatu Chiaramonti - Le cronache di Giorgio Falchi”, Giovanni Grixoni noto “Giovannico: generale medico nato il 4.08.1870, deceduto il 26.03.1942, medaglia d’argento della Croce Rossa Italiana

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Dicembre 2012 12:00
 
Commenti (1)
Piccola precisazione
1 Giovedì 06 Dicembre 2012 14:12
Gianluigi Marras

Complimenti per l'articolo e i quesiti che pone. Mi permetto una piccola precisazione storica: nel 1901, e almeno fino al 1911 (Censimento delle Industrie), erano attivi a Chiaramonti anche i Mulini idraulici di Sa Mela e Peruchi, posti sul Rio Iscanneddu.


Ciao!


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Grazie per la precisazione. Credo che anche Claudio Coda, autore dell'articolo, te ne sarà grato.


Pensa che, da piccolo, sono stato più volte nella tanca de Mulinu, che mio nonno materno aveva acquistato non so bene da chi e seminava a grano. Ci andavo con mio zio Mario Pulina per giocare e cercare nidi in quella vallata che ricordo stupenda. Ma non sapevo che quei mulini fossero ancora attivi agli inizi del Novecento.


Ti saluto codialmente. (c.p.)

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