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Donna Lucia Tedde-Delitala, banditessa e virago (III parte) PDF Stampa E-mail
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Domenica 16 Dicembre 2012 00:00

Chi era la donna che, per testamento, destinò i propri averi ad attività benefiche e quindi anche alla costruzione della nuova parrocchiale di Chiaramonti

di Mario Dessole

 

Continuando a seguire il filo conduttore che tocca le vicende legate alla costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Chiaramonti, pubblichiamo un breve saggio di Mario Dessole, pubblicato sul libro “Isole Gemelle – Îles jumelles”, edito per iniziativa dei Lions Clubs Castelsardo e Valinco (Corsica) nel 2004.

Ecco il testo di Dessole. (c.p.)

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I Delitala giungono in Sardegna nel XV secolo dalla vicina Corsica e si stabiliscono nel centro-nord dell’isola.

Il ramo nulvese, tra i più influenti, si estingue nel XX secolo. Personaggi di spicco della famiglia sono Donna Maria che convince il Papa Pio VI a convertire in collegiata la parrocchia di Nulvi, e Donna Lucia, personaggio singolare, della quale vale la pena raccontare.

Nasce il 29 Maggio del 1705. Delle sue “gesta” si comincia a parlare dopo che la Sardegna, nel 1718, viene ceduta alla famiglia dei Savoia in cambio della Sicilia che va all’Austria. Interessati al cambiamento la gran parte dei nobili nulvesi, i Tedde soprattutto, imparentati per matrimoni con i Delitala ma loro acerrimi nemici. Questi ultimi, invece, non gradiscono il passaggio dal feudalesimo spagnolo, che concede privilegi e libertà d’azione e di traffici, al ‘riformismo sabaudo’, seppure graduale. Sfruttano il loro ascendente nei confronti delle popolazioni, assoldano bande di fuorusciti sardi in Corsica e organizzano la resistenza al mutamento in atto di cui principale protagonista diventa, appunto, Lucia Delitala.

Di lei, senza distinguere tra storia e leggenda, si ricorda il disprezzo verso gli uomini ed infatti non si è mai voluta sposare per non dipendere da essi e perché non sopportava la loro superiorità.

Probabilmente il motivo è anche un altro!

Lucia, si dice, era una autentica virago con due mustacchi da granatiere, tutta coperta di peli dalla testa ai piedi, ossuta e senza alcuna morbidezza del corpo che contraddistingue l’uomo dalla donna. Abile nel cavalcare, era in grado di stare ferma sull’arcione del cavallo, di lanciarsi fra le balze contro il nemico a galoppo sfrenato e di “imbroccare” da lontano con lo schioppetto.

Disprezzava pure le donne, in specie quelle ‘nobilotte vanitose’ che spudoratamente si attillavano e vestivano come non si addiceva alla loro condizione. Le inseguiva fin dentro la chiesa e, con le forbici, riduceva in brandelli i loro vestiti.

Il popolo ne fa un’eroina e per lei stravede. La considera un’amazzone molto bella e coraggiosa, sempre prima negli incontri e nelle giostre, amante dei cavalli e della armi, della vita e della libertà.

I suoi lineamenti, delicati e distesi nei momenti di felicità, si induriscono repentinamente nelle battaglie fino ad apparire quasi mascolini. E quando i Tedde e i Delitala depongono le armi e si scambiano il bacio della pace dimenticando il sangue versato per sete di vendetta e di potere, Donna Lucia, apprezzando il gesto, sottoscrive un lascito di diecimila lire al Collegio dei Gesuiti (di Ozieri n.d.r.).

In seguito alla loro soppressione, il lascito viene affidato al parroco di Chiaramonti e, diversi anni dopo, utilizzato per costruire la nuova chiesa.

Muore, presumibilmente, tra il 1755 e il 1767; non si sa dove. Al cimitero di Nulvi, presso la tomba di famiglia, non c’è traccia.

Per quanto conosciuta la sua avversione per gli uomini, c’è chi la fa morire durante un convegno d’amore, per mano di una banda avversaria, nel letto della sua camera, a Chiaramonti, tradita dalla cameriera.

Altri sostengono sia morta mentre aiuta il suo amico bandito, Giovanni Fais, durante l’assedio del Commissario governativo, alle pendici del monte Cùcaro, quasi ad avvalorare l’alleanza politico-banditesca contro i Savoia.

Altri ancora che la sua scomparsa sia avvenuta in Corsica per mano di alcuni pastori che trasferivano le loro greggi da Aiaccio alle alture di Bastelica e Boccognano, a conferma del fatto che i corsi non vedevano di buon occhio i fuorusciti sardi.

Anche se, nei primi anni del Novecento, come racconta la gente dell’altra isola, i nostri banditi venivano ospitati da personaggi del posto tra le impenetrabili foreste di lecci nella montagna. Come succede per un certo Spada, figlio di sardi. Prima bandito d’onore, poi rapinatore e sicario, si costruisce una sua personale leggenda convocando i giornalisti alla macchia che lui chiamava ‘palais vert’ (palazzo verde). Catturato dai ‘pinzuti’, le forze d’ordine locali, nei pressi di Ornano, fu ghigliottinato a Bastia.

Chi era dunque e qual è la vera Donna Lucia Delitala?

Può essere considerata un bandito o una patriota, un personaggio di dimensioni storiche o un parto della leggenda popolare; disprezzava gli uomini e nel contempo li amava; appariva come virago mascolina e gentildonna bella e coraggiosa; proteggeva il popolo ma lo utilizzava per conseguire i suoi fini; era anche donna caritatevole e amante della pace.

Dipende dall’angolazione dalla quale si esamina il suo personaggio in rapporto al periodo in cui ha vissuto: se ci si pone cioè dalla parte dei Savoia o da quella dei feudatari.

Cfr.: MARIO DESSOLE, Nulvi: Donna Lucia Delitala, in AA.VV., Isole gemelle - Îles jumelles, ed. La Grafica, Porto Torres 2004, pp. 32-34.

3 - Continua. Il prossimo intervento sarà pubblicato Domenica 23.12.2012.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Febbraio 2017 18:07
 

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