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Tore Patatu: Custa est s'IMU chi ti deviant torrare PDF Stampa E-mail
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Venerdì 01 Marzo 2013 00:00

Pubblichiamo questo sonetto. Che, come sottolinea l’autore, è “caudato” (v. nota esplicativa a pie’ di pagina).[1]

 

Cunfesso chi non nd'apo pius gana

de educare zente sardignola.

Tropu in vida leadu apo matana

insinzende a pitzinnos de s'iscola.

 

Parimus torra in via Turritana

cando sos pabirottos[2] fint in vola;

ti podiant imbrutare sa corzola

de roba fiagosa e pagu sana.


Tando ti naraìana: “Da sottu”,

e si in tempus fisti avisadu,

in terra che ruiat su pabirottu.


Custa 'olta a su sardu l'ana nadu:

“Daddi a dresta” cussu fit su motu!

Andat a dresta e l'ana centradu.


Ma su sard'est cuntentu e non nde 'izat

che l'at... i’ l’occi... e mancu si nd'abizat.


Cando s'aciapat frigadu e sufrende,

at a nàrrere: “Mi chi fia bugliende”.



[1] Caudato. Il sonetto normale si compone di due quartine e di due terzine. Il sonetto caudato, ha la coda (da cui il nome) che solitamente consiste in una, due o tre terzine in aggiunta; oppure di uno, due o tre distici. Oppure anche una quartina, ma è raro. In sostanza è un sonetto caudato quello di Gioacchino Belli che ho tradotto in sardo e quelli che cantano i poeti alla fine delle gare improvvisate al posto della moda. Questo artifizio ti consente di esprimere battute satiriche fulminanti come è appunto quella con cui si conclude il sonetto di Belli, che usa esclusivamente terzine formate da un verso settenario che rima con l'ultima parola del verso precedente e due versi endecasillabi:

Cuer vecchio de spezziale

Disce Priapo; e la su'moje pene,

Seggno per dio che nun je torna bbene.

La coda col distico l'ho notata in Baudelaire e in Pablo Neruda, ma pochissime volte, in quanto è una coda utile per una chiusura ironico-satirica, in cui era maestro Remundu Piras. (t.p.)

[2] Pabirottu. Da studente, a Sassari ho vissuto a pensione, presso diverse famiglie, nel centro storico (via Duomo, via Rosello, via Pettenadu e via Insinuazione). Essendo talune abitazioni dei vicoli del tutto sprovviste di servizi igienici, si poneva il problema di “smaltire” i rifiuti organici. Solidi o liquidi che fossero. Pertanto non ci si faceva scrupolo di scaricarli in strada. Lanciandoli dalla finestra; ma facendoli precedere dal consueto quanto inutile avviso: “Da sottu!...”. E se risultava agevole il lancio dei liquidi, non altrettanto lo era per i “solidi”. Che, avvolti a mo’ di pacco rudimentale in carta straccia (su/lu pabirottu), li si affidava alla forza di gravità. Preoccupandosi soltanto di avvisare: Da sottu!... (c.p.)

Ultimo aggiornamento Venerdì 21 Giugno 2013 00:15
 
Commenti (1)
Questa è l'IMU che ti evrebbero restituito
1 Sabato 02 Marzo 2013 20:58
Tore Patatu

Caro Carlo,


molte persone mi hanno scritto su FB di pubblicare la traduzione in Italiano del sonetto.


TRADUZIONE IN ITALIANO


Questa è l’IMU che ti avrebbero restituito





Confesso, mi è passata l’armonia


di migliorare i sardi, al momento.


Troppa fatica ho fatto in vita mia,


dedicandomi all’insegnamento.





Mi sembra di passare in Turritana[1]


quando i pabirotti erano in voga;


potevano sporcarti giacca o toga


di roba puzzolente e poco sana.





Allora ti gridavano: “Da sotto”,


e se in tempo l’avviso era captato,


scansavi molto bene il pabirotto.





Stavolta, invece, al Sardo hanno ordinato:


“Datti a destra, dell’IMU è il motto!”


È andat’a destra e in pieno l’han centrato.





“Son sardo, son contento e non mi lagno


Ce l’ho ne... gli occhi... e questo è il mio guadagno”.





E dalla fregatura non si scosta


Si trova bidonato e con l’imposta”.





Tore Patatu


 







[1]Una via del centro storico di Sassari.



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