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Lettera aperta al Segretario del PD PDF Stampa E-mail
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Lunedì 11 Marzo 2013 10:58

Caro Segretario,

ho votato ancora PD. Tappandomi il naso; ma l’ho votato. Entusiasta ma ingenuo, avevo partecipato a tutte le sessioni delle primarie sostenendo il tuo nome; salvo poi constatare di essere stato imbrogliato. Da te e dall’apparato che ti fa corona.

Avete truccato le carte; tant’è che mi sono ritrovato in lista candidati imprevisti e ordinati in spregio all’esito delle primarie. Nomi imposti da Roma in ossequio alla logica vergognosa del “listino del segretario”.

È stato promosso capolista al Senato il segretario regionale del PD, premiato per essersi mostrato arrendevole anche quando non doveva, avendo egli difeso a spada tratta la propria rendita di posizione più che la dignità e gli interessi dei Sardi che presumeva di rappresentare.

Qualcuno dovrebbe spiegarmi che ci stava a fare in lista quel Luigi Manconi promosso ope legis, il cui titolo di merito (ammesso che di merito possa trattarsi) è di essere marito di Bianca Berlinguer. Un nome che è ancora una garanzia. Quando si dice l’usato sicuro…

Ebbene, caro Bersani, con siffatte premesse e con una campagna elettorale grigia, anonima, confusionaria e incolore che ha visto il PD impegnato a vendere anzitempo la pelle dell’orso, più che a catturarlo, credevi davvero che potessimo vincere?

Non abbiamo vinto; abbiamo perso. Rovinosamente. Lasciando per strada tre milioni e passa di voti e, per di più, non arrivando nemmeno primi.

In tale situazione presumi davvero di poterti presentare al Capo dello Stato rivendicando, senza arrossire, il mandato di formare un Governo, ancorché a tempo determinato?

Ma ci credi sul serio o fai finta?

Sono dell’avviso che, invece di piagnucolare scaricando presunte colpe e responsabilità sui corifei impertinenti del comico vincitore (che quelli del PD manco se li fila), dovresti salire sul Colle a capo chino e indicare a Napolitano poche cose da fare, da qui a Natale, oltre a gestire gli affari correnti: dimezzare il numero dei parlamentari, ridefinire le competenze delle Camere, abolire il finanziamento della politica e regolamentare il funzionamento dei partiti, legge elettorale, conflitto d’interessi e anticorruzione. Il Presidente dia l’incarico a chi vuole: il PD non indica nomi; ma appoggerà un Governo impegnato a fare quelle poche cose. Poi tutti a casa. A votare con regole e prospettive nuove di zecca.

Al rientro dal Quirinale, presentati al tuo apparato e rassegna le dimissioni. Chi perde va a casa. Deve andare a casa. Questa la regola. Severa e crudele quanto vuoi; ma è la regola della democrazia. Chi perde passa la mano e resta a disposizione. Con umiltà. Lavorando da mozzo, come hai detto bene qualche giorno fa.

Gli uomini passano, ma le idee restano. Da noi pare accadere il contrario. Ebbene, a te, che sei un galantuomo, l’onere di dare l’esempio.

Con affetto ti abbraccio.

Carlo Patatu - Chiaramonti (SS)

 
Commenti (1)
Meglio l'uveite!
1 Martedì 12 Marzo 2013 14:37
claudio.c.

Non sei il solo!


Tappandoci il naso non abbiamo risolto alcunché. Una terribile “uveite”, per carità, non si augura a nessuno, ma con quella saremmo stati impediti recarci al seggio, sicuri che non sarebbero venuti a casa a cantarci l'Inno nazionale. Tuttavia serviva la promessa di voto. La coerenza che abbiamo dimostrato è rimasta dentro una gabbia. Le primarie del 25 ottobre del 2009, d'altro canto, non davano alcun segnale di rinnovamento, viste le procedure per il voto: pacchetti di voti già assegnati a tavolino, già prima d'inizio votazione.


È avvenuto qui, perché non altrove?


Il trucco c'era e si vedeva, ieri come oggi candidati posti in posizione sicura indipendentemente dalle capacità personali e che nessuno ha mai potuto mettere in discussione. Anche le ultime primarie non sono state da meno: seggi elettorali collocati in posti sicuri. Dovevamo recarci a Ploaghe o Sassari, se ci garbava. E abbiamo garbato ancora.


Il listino del segretario? Un metodo osceno in barba alla democrazia, ma logica spartizione. Si aspettavano genuflessione e deferenza. Le hanno avute entrambe ancora una volta. Ma è l'ultima! Il V-day è arrivato, era lì pronto dal settembre 2007 e nessuno ci ha fatto caso, perché troppo impegnati ...a smacchiar giaguari e a pettinar le bambole.


Suvvia, non ci credano così babbei. Il Pd (Pdmenoelle per ingaggi) non è né liberale né riformista, come invece si sperava; non esiste più uno spazio reale e affettivo di presenza locale dove testimoniare, esprimere l'accordo o il dissenso. Tutto nelle segrete stanze: “extra omnes”! Anche lì congreghe, ma senza “missa pro eligendo”.


I semplici militanti e i comuni cittadini si indignino, si lamentino, si sfoghino pure e s'inc......, tutto è come prima. Il vuoto totale ! Quali siano le condizioni per sperare nel Pd, all'altezza della situazione, non lo so, ma è ridotto così male che è simile a un un contenitore scarico, malamente vuoto senza proposte d'urto: immediate e innovative. Quelle che avrebbero dovuto tracciare e creare il Nuovo, che non avanza.

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