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Venerdì 27 Settembre 2013 19:04

di Claudio Coda

Il sindaco di Ploaghe, Francesco Baule, qualche mese fa ha comunicato alla cittadinanza la rinuncia all'indennità di carica, pari a 20mila euro e più all'anno, da devolvere alle Associazioni e al Fondo destinato al sostegno di famiglie con deficit economico del suo Comune.

Ha voluto, così, dare una mano nel momento di difficoltà economica del bilancio comunale, falcidiato dalle trattenute governative. Meritoria iniziativa e la popolazione ringrazia.

Ma se è apprezzabile sul piano economico e d'immagine, potrebbe non esserlo sul piano politico e non mi riferisco al caso specifico: non è che, con il “gratis”, si può star tranquilli e accettare rassegnatamente quello che passa il convento. Tanto è senza spesa! Si può incappare, talvolta, in designati che, nell'una o nell'altra ipotesi, ripongano poco impegno nel mandato.

Sono, personalmente, per l'indennità di funzione come rimborso spese in misura di quanto disposto dalla legge. Perché è legge.

Faccio due conti, con beneficio d'inventario, semmai riceverò ragguagli o bacchettate sulle dita dall'assessore di competenza, se leggerà: a Chiaramonti, l'indennità del sindaco, è pari a 1.450 euro (lordi) mensili, ma se lavoratore dipendente non in aspettativa, questo importo va dimezzato.

Potrebbe subire ritocchi in rialzo in alcuni casi, e sai che cifre!: del 3 per cento, se le entrate di bilancio risultano superiore alla media regionale; del 2 per cento se la spesa corrente pro capite dell'ultimo Bilancio approvato è superiore alla media regionale. Logicamente, questi importi, vanno calcolati per fasce e numeri di abitanti. È legislazione, però, anche la facoltà di ogni amministrazione di apportare ulteriori aumenti dell'indennità, pari al 15 per cento. In questo caso, su assunzione di delibera di consiglio.

Un compenso anche al vice sindaco: l'indennità è al 20 per cento dell'indennità corrisposta al Sindaco. Così la compensazione agli assessori: al 15 per cento prevista per il sindaco. Per ultimo, i consiglieri con i loro gettoni di presenza: 16,27 euro a presenza in aula. A ben vedere spiccioli e tutti al lordo di trattenute. Calcolati al netto, diventano briciole.

Considero una beffa, oltre al danno alle casse dei cittadini, se il nominato non ha fatto, o fa, buona e intelligente gestione, secondo quanto ha promesso e quanta passione ripone nella delega.

In questa esperienza di vita alcuni, in passato, ci hanno messo anima e passione; altri se la sono cantata e ballata da soli; altri ancora hanno perso il controllo e ne sono rimasti schiacciati. Certo è che l'amministratore non può essere eccezionalmente competente, questo è chiaro, ma rigoroso e autorevole sì, anche perché non glie l'ha ordinato il medico, come si diceva un tempo.

E noi - guarda che combinazione! - nell'ultima proposta elettorale avevamo l'offerta dell'uno e dell'altro: medico e abbuono della remunerazione. Senza spesa a carico della Comunità.

Ma l'ammiccante proposta, direi quasi innovativa di questi tempi, non ha sfondato. Con la puzza al naso o per sentore di bruciato, i chiaramontesi l'hanno ritenuta non valida e poco credibile. Almeno, non d'interesse. Nella gabbìna elettorale hanno osato reclinare l'invito con un: no, grazie!

Proposta accettata in pieno, invece, dalla popolazione di Sedini nella scorsa primavera, dove il candidato Stefano Ruiu ha scalzato in pieno Giovanni Degortes già Sindaco con diversi mandati. È immaginabile che i sedinesi abbiano collegato e valutato l'uomo e l'ammiccante proposta, facendo così risparmi.

Una volta, così per dire e raccontare, ad un amministratore in disaccordo con la sua giunta e che non faceva altro che sbraitare da mane a sera, proposi di dimettersi o, quantomeno, rinunciare ai circa 290 euro (lordi) di appannaggio mensile. Mi guardò di sbieco e rispose in sardo, acquisito nel tempo: “...a màccu!”

Che tradotto, voleva intendere: ”mica sono scemo”!

Con il senno di poi, aveva ragione. A modo suo e da cavallo di razza della politica amministrativa.


 

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